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Scintille Juncker-Renzi: non sono il capo di una banda di burocrati

In serata la replica del premier: «Stiamo solo segnando dei gol». Il presidente della Commissione avverte: «Se la Commissione avesse dato ascolto ai burocrati il giudizio sul bilancio italiano sarebbe stato molto diverso». E Moscovici avverte: «Vedremo se serviranno ulteriori sforzi». Pittella: le posizioni del governo italiano in Europa sono sempre state leali, chiare e costruttive
Scintille Juncker-Renzi: non sono il capo di una banda di burocrati

«Al mio caro amico Renzi dico che non sono il capo di una banda di burocrati: sono il presidente della Commissione Ue, istituzione che merita rispetto, non meno legittimata dei governi».

Aveva taciuto per giorni evitando accuratamente di commentare le parole pronunciate dal premier italiano a margine dell’ultimo Consiglio europeo, ma oggi alla domanda postagli dal capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker non si è fatto pregare rispedendo al mittente la definizione di «tecnocrati di Bruxelles».

Solo in serata la reazione del premier italiano Renzi che ha replicato con una battuta ai microfoni di Ballarò:  «In Italia ce la stiamo giocando, la partita non è vinta nè persa ma stiamo segnando dei gol».

Tanto più che, ha osservato Juncker, «se la Commissione avesse dato ascolto ai burocrati il giudizio sul bilancio italiano sarebbe stato molto diverso». Proprio oggi la Commissione europea ha pubblicato le previsioni economiche d’autunno in cui fotografa l’Italia al terzo anno di recessione con il Pil in flessione dello 0,4% quest’anno e in crescita dello 0,6% nel 2015, un deficit al 3% nel 2014 e al 2,7% il prossimo anno. A preoccupare è ancora una volta il debito che si attesterà quest’anno al 132,2% del Pil per salire ai massimi il prossimo anno al 133,8%.

Il vicepresidente Katainen, che nelle scorse settimane aveva chiesto chiarimenti sulla legge di stabilità, ha incassato gli sforzi aggiuntivi del governo italiano e non ha bocciato dunque la manovra. Ora occorrerà attendere il parere della Commissione che dovrebbe arrivare per la fine del mese. In ogni caso ieri l’eurocommissario agli affari economici  Pierre Moscovici ha ricordato come «il fatto che la bozza di legge di stabilità non sia stata respinta è la prova che degli sforzi sono stati fatti, e proseguirò con l’Italia il dialogo costruttivo avuto finora, con la volontà che azioni efficaci siano prese e che siano fatte le riforme. Vedremo se tutto questo è sufficiente o se serviranno ulteriori sforzi». Insomma, Bruxelles avverte Roma di abbassare i toni perché la Commissione europea, almeno questa Commissione, non ci sta a prendere colpi dai membri del consiglio europeo senza reagire. Sono passati appena pochi giorni dall’uscita di scena di Barroso, ma sembra già un secolo.

Poche parole, quelle pronunciate oggi da Juncker, che rivendica di essere sempre stato convinto che «i Consigli europei servano per risolvere i problemi, non per crearli, Personalmente prendo spesso appunti durante le riunioni, poi sento le dichiarazioni che vengono fatte fuori e spesso i due testi non coincidono». Una sorta di doppio binario tra le posizioni assunte all’interno del consiglio e le dichiarazioni rilasciate all’esterno. Una indiretta conferma a questo è arrivata dalla dura replica del capogruppo del Pse al parlamento Gianni Pittella che – nel corso dell’incontro tra l’ex presidente del Consiglio Ue van Rompuy, il neo presidente Juncker e la conferenza dei presidenti dei gruppi al parlamento europeo – ha risposto a Weber sottolineando  come «quello che valgono sono le decisioni finali, non le espressioni che si usano. Il governo  italiano ha avuto un comportamento irreprensibile. E non accetto che si mettano in discussione le posizioni assunte dal governo Renzi in Europa, sempre leali, chiare e costruttive».

In un tweet il capogruppo del Pd alla camera, Roberto Speranza ha chiesto a Juncker di dimostrare «che non è il capo di una banda di burocrati sbloccando subito i 300 miliardi che stiamo aspettando già da troppo tempo». Come si ricorderà la Commissione Juncker che si è insediata sabato scorso è al lavoro sul piano di crescita da 300 miliardi che il neopresidente ha detto sarà pronto prima di Natale.

In serata ci prova Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del consiglio per gli affari europei, a gettare acqua sul fuoco: «Nessuno dice che Juncker sia un tecnocrate, ma è bene per l’Italia e l’Europa che non dia troppo ascolto ai tanti tecnocrati che lo circondano. L’Europa, non solo l’Italia, paga le scelte passate dell’Unione, segnate da una fede cieca in automatismi di bilancio che hanno prodotto danni per tutti».

L’impressione, però, dopo i primi passi della nuova commissione è che questo esecutivo comunitario sia ben diverso da quelli presieduti da Barroso e soprattutto che Juncker non siadisposto a farsi etichettare o dire quel che c’è da fare da nessuno dei membri del Consiglio europeo. Ovvero dai premier dei singoli di stati.

Se per Juncker si tratta di una battaglia per salvaguardare il ruolo della Commissione europea troppo spesso schiacciata e relegata all’angolo dalle decisioni del consiglio, anche nei confronti del premier inglese Cameron, che si rifiuta di pagare i 2,1 miliardi di euro aggiuntivi per il bilancio Ue, il neo presidente è stato tranchant: «Non è un problema solo britannico ma per l’intera Unione europea a cui dobbiamo trovare una risposta generale,. L’impatto è maggiore per il bilancio di alcuni stati rispetto a quello del Regno Unito».

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  • nonunacosaseria

    sembra di leggere certe dichiarazioni dei leghisti di qualche anno fa. invece sono i democratici di oggi.

    • diego

      Buffo il commento, in linea con il suo nick… ma forse è spiritoso di suo

  • Paolo Sestu

    Pr Cameron è inaffidabile, Juncker lo sta mandando a quel paese. Renzi in Europa è visto come un sbruffone al pari del suo socio in riforme costituzionali.