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Gentiloni: «Molto grande» il rischio di guerra civile in Libia

Dalla crisi libica a quella ucraina, il neoministro degli esteri parla alla Conferenza interparlamentare di politica e sicurezza della Ue, in corso al senato, e mette a fuoco la sua agenda di lavoro nei prossimi mesi
Gentiloni: «Molto grande» il rischio di guerra civile in Libia

Dal Medio Oriente all’Ucraina, le sfide alle frontiere dell’Unione europea sono numerose. Il neoministro Paolo Gentiloni, intervenuto questa mattina alla Conferenza interparlamentare sulla politica estera, sicurezza e difesa comune del semestre di presidenza italiana del Consiglio europeo, in corso fino al domani al senato, passa in rassegna i principali temi di politica estera. È la prima volta che prende la parola nel parlamento italiano da ministro degli esteri.

All’incontro, insieme alle delegazioni dei parlamentari dei paesi dell’Unione europea, partecipano anche Mrs Pesc Federica Mogherini e il ministro della difesa Roberta Pinotti.

Quello del neoministro è un discorso breve, la disamina precisa e puntuale. E aggiornata alle ultime notizie che arrivano dalla Libia: la Corte suprema avrebbe annullato le elezioni parlamentari del 25 giugno scorso. Di fatto il parlamento sarebbe sciolto, ma secondo i deputati di Tobruk la decisione dei giudici sarebbe maturata «sotto pressione» islamista.

L’Italia, ha detto il ministro, sostiene «lo sforzo per impedire un ulteriore deterioramento della situazione» in Libia, un pericolo che oggi è «molto grande». E le notizie che arrivano dal paese rischiano «di complicare ulteriormente un quadro già complicato e confermano la necessità di rilanciare l’iniziativa dell’inviato delle Nazioni Unite, Bernardino Leon». La crisi in Libia, ha sottolineato il ministro, «rappresenta una minaccia per tutti noi».

Le minacce ai confini dell’Europa giungono da diversi fronti. Nel suo intervento, il titolare della Farnesina le elenca, mettendo in evidenza una parte di quella che sarà la sua agenda di lavoro nei prossimi mesi.

A cominciare dalla minaccia «inedita» dello Stato islamico in Siria e in Iraq, che richiede «un impegno comune e complesso: politico, militare e anche culturale».

Per quanto riguarda il conflitto israelo-palestinese, il ministro ha ribadito che «l’unica soluzione è quella dei due Stati per due popoli». Si tratta della «ferita più antica, una ferita anche per noi, perché interpella le nostre coscienze di decisori politici» e alla cui soluzione «non siamo ancora riusciti a contribuire».

Spostandosi al confine nord-orientale dell’Europa, sul dossier ucraino, secondo Gentiloni «ci sono i margini per una soluzione politica della crisi», ma è indispensabile mantenere la «volontà di tenere i canali di dialogo aperti con un paese fondamentale come la Russia».

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