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Riunì la Germania, oggi Kohl semina zizzania

Cinque anni fa le celebrazioni per la caduta del Muro si svolgevano in un clima totalmente diverso. Ora l'ex cancelliere è scatenato contro Schröder e la Merkel: «Hanno distrutto l'Europa»
Riunì la Germania, oggi Kohl semina zizzania

BERLINO – Quando cinque anni fa la Germania celebrò il ventennale della caduta del Muro di Berlino, il clima interno appariva diverso. Le manifestazioni si svolsero in un clima più unitario, i protagonisti vecchi e nuovi, vincitori e sconfitti della storia, arrivarono trafelati nella capitale tedesca, come attirati da una rimpatriata nella quale tutti avevano qualcosa da festeggiare.

In quel concerto armonioso si riaffacciò sulla scena pubblica anche Helmut Kohl, per la prima volta dopo lo scandalo dei fondi neri della Cdu che gli erano costati leadership di partito e stima nazionale. Accompagnato da una Angela Merkel ancora non incoronata matrigna d’Europa, l’anziano cancelliere, già infermo nel corpo e nella voce, si riprese per un attimo il ruolo di padre della riunificazione. Se Schröder lo aveva tenuto in disparte nelle celebrazioni precedenti, Merkel gli ridiede il proscenio, anche se per un giorno soltanto, quasi a cercare una sorta di riconciliazione per il modo brutale con cui l’ex ragazza aveva liquidato il suo mentore proprio dieci anni prima.

E nelle celebrazioni del ventennale si era parlato di Europa e oriente ritrovato, di muri crollati e speranze future, ora che il tratto faticoso delle riconversioni politiche ed economiche era stato completato e la crisi sembrava ancora niente più che un incidente di percorso greco.

Solo cinque anni dopo ci si avvicina invece al venticinquennale a cavallo di aspre polemiche. Lo spazio di tempo intercorso pare aver accumulato astio e rancori e l’ex cancelliere, questa volta, non ha atteso di essere invitato, si è catapultato da solo sulla scena. Come fosse l’ultima occasione per strappare la memoria pubblica di se stesso alle interpretazioni degli altri e riappropriarsene, raccontando la sua verità e ristabilendo paletti e distanze. in questi giorni si parla certo anche di bilanci e cambiamenti, si discute se finalmente si possano intravedere a oriente quei paesaggi fioriti promessi 25 anni fa, si snocciolano sondaggi incrociati sulla soddisfazione dei Wessis e degli Ossis, ma quando si bussa alla porta dell’ex cancelliere, il dibattito si restringe alla sua pur ingombrante figura: Kohl combatte per se stesso, per difendere la sua reputazione e nient’altro, attingendo però a piene mani nella bisaccia del risentimento, gettando così nuovo sale su vecchie ferite, invece che provare a cicatrizzarle per sempre.

Un mese fa, in verità, Kohl era stato trascinato nella polemica da Heribert Schwan, suo vecchio biografo, che aveva pubblicato i colloqui intrattenuti con l’ex cancelliere oltre dieci anni prima. Confessioni amare e livorose, che Kohl non avrebbe voluto render pubbliche, tra cui quelle ormai divenute famose su Angela Merkel e la sua impreparazione ai tavoli delle cene di stato. Frasi come «non sapeva raccapezzarsi con coltello e forchetta» hanno fatto il giro del mondo, ma sono apparse lo sfogo di un uomo deluso. Kohl è ricorso in tribunale, ma la frittata era stata fatta.

Ora invece sono uscite le sue ultime memorie, presentate dallo stesso cancelliere e dalla sua attuale seconda moglie in un albergo di Francoforte, in compagnia del presidente dell’Ue Jean-Claude Juncker. È un elogio dell’Europa, una difesa strenua del processo di unificazione continentale, condito però da critiche aspre al suo successore socialdemocratico, Gerhard Schröder: che minò la solidità dell’euro, accettando l’ingresso della Grecia nella moneta unica e sabotò l’unità della politica estera europea, combinando con Parigi il rifiuto di appoggiare gli Stati Uniti nella guerra in Iraq, lasciando solo un alleato che tanto aveva fatto per la Germania in passato.

Quanto alla Merkel, sull’Europa aveva già dato nel controverso libro di Schwan. Accanto al pettegolezzo sulle posate, aveva detto: «Di Europa non capiva nulla». Un concetto che aveva già ribadito nell’unica, lunga intervista rilasciata negli ultimi anni. Correva il 2011 e sulla rivista tedesca Internationale Politik Kohl aveva accusato la cancelliera di non possedere una bussola per guidare il paese.

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