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Bologna, irrompe Salvini ed è subito caos con i centri sociali

Il leader del Carroccio costretto a scappare, la sua auto distrutta
Bologna, irrompe Salvini ed è subito caos con i centri sociali

È stato costretto a fare dietro front da una cinquantina di giovani dei centri sociali che si sono definiti “antifascisti”, Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, giunto stamattina a Bologna per visitare un campo di Sinti dove la settimana scorsa la coordinatrice regionale del Carroccio, Lucia Borgonzoni, era stata schiaffeggiata da una donna che si era difesa sostenendo di essere stata insultata e provocata dalla consigliera.

La visita di Salvini, stamattina, ha mobilitato gran parte delle forze dell’ordine della città. Il leader del Carroccio si è fermato a poche centinaia di metri dal campo con Alan Fabbri, sindaco di Bondeno e candidato alla Presidenza della Regione, che ha affermato più volte che “i campi rom andrebbero chiusi tutti”. Con loro anche Bergonzoni. Sono stati però raggiunti da alcuni contestatori che hanno iniziato a lanciare slogan contro di loro. A questo punto Salvini e’ salito sulla sua auto con Bergonzoni e Fabbri ma alcuni ragazzi dei centri sociali hanno tentato di sbarrargli la strada, dando calci e pugni all’auto.

L’auto e’ ripartita sgommando facendosi largo tra i contestatori (uno e’ anche salito coi piedi sul tetto) e investendone un paio. Un ragazzo, secondo quanto riferiscono esponenti della lista “Altra Emilia Romagna”, presenti al presidio, si troverebbe ora in ospedale. L’auto si e’ allontanata ancora inseguita a piedi dai giovani che hanno lanciato sassi al lunotto posteriore che si è spaccato.

Salvini dopo il corpo a corpo i centri sociali avrebbe provato provato ad accedere al campo da altre strade secondarie ma anche queste erano presidiate dai contestatori, così alla fine si è arreso.

Daniele Ara del Pd, presidente del Quartiere Navile, che avrebbe dovuto accompagnare Salvini nella visita al campo si sfoga: “Ha ottenuto quello che voleva, e’ l’epilogo scontato di una settimana di provocazioni”. “Abbiamo perso tempo – protesta – e abbiamo messo meta’ delle forze dell’ordine di Bologna qua invece di fare cose piu’ utili. E i centri sociali hanno ottenuto di far passare per vittima un razzista”.

Intanto Salvini ha già postato su facebook la foto del vetro della macchina distrutto: “Cosi’ i balordi dei centri sociali hanno distrutto la nostra macchina, prima ancora che ci avvicinassimo al campo rom. Noi stiamo bene. Bastardi – scrive e aggiunge: “Sassate sulla macchina, calci, pugni e sputi. Se questa e’ la Bologna ‘democratica e accogliente’, dobbiamo liberarla”. Salvini dopo l’accaduto ha convocato una conferenza stampa appena terminata in cui ha promesso denunce agli aggressori e annuncia che comunque: “Io nel campo rom ci torno”.

Ma in realtà in città, il Pd, L’altra Emilia Romagna, Sel e perfino una parte di Forza Italia con cui la Lega si presenterà alle regionali erano contrari alla visita di Salvini, come ha fatto presente il consigliere regionale Galeazzo Bignami. Anpi e Sel si sono rivolte a prefetto e questore per chiedere di impedire al leader della Lega la visita e i centri sociali si sono preparati alla mobilitazione. Con loro anche il sindacato Asia-Usb. Il Comune, con una lettera della presidente del Consiglio Simona Lembi, aveva dato uno stop a Salvini facendo sapere che solo i consiglieri comunali possono visitare i campi nomadi. Per gli altri servono autorizzazioni ad hoc.

Autorizzazione che la Lega ha prontamente richiesto e che è stata concessa alla Borgonzoni, come prevede il regolamento comunale per la gestione dei campi, e a Salvini, europarlamentare. Anche il segretario bolognese del Pd, Raffaele Donini, aveva chiesto di impedire la visita di Salvini. Aveva parlato di «brutta e pericolosa provocazione» e aveva chiesto la «massima attenzione» da parte di Questura e Prefettura. Tra le altre considerazioni c’è da ricordare che i sinti che abitano nel campo non hanno occupato il terreno ma hanno avuto questo spazio dal Comune di Bologna dopo che gli assassini della Uno Bianca, nel 1991, hanno distrutto il loro campo e assassinato due sinti.

“Il prefetto – attacca Margherita Romanelli dell’Altra Emilia Romagna, presente al presidio insieme al giuslavorista Giovanni Alleva – non doveva autorizzare la visita. E’ stata una vera e propria provocazione. Bologna è una città antirazzista ed è contro il respingimento degli immigrati e la xenofobia. Ha solo ribadito i suoi principi”.

Intanto Zuinisi, il rappresentante di “Nazione rom”, ha querelato per «propaganda razzista» Alan Fabbri per la proposta di istituire autobus separati per i rom, mentre il deputato leghista Guido Guidesi ha portato direttamente al ministro dell’Interno Alfano il caso dell’aggressione alla Borgonzoni al campo di Bologna, con un’interrogazione che chiede di «potenziare le misure di controllo» in via Erbosa.

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