Cultura STAMPA

La vera Bolognina è quella di Renzi

Nel 1989 il Pci avrebbe dovuto ammettere che Craxi aveva ragione e che l'ideologia comunista non aveva più nulla da dire al secolo nuovo. È accaduto solo oggi, venticinque anni dopo
La vera Bolognina è quella di Renzi

All’epoca dei fatti – l’autunno del 1989, venticinque anni fa – la “svolta” di Occhetto esplose nel Pci come una bomba termonucleare: per molti fu un lutto immedicabile, da cui non si sarebbero mai ripresi; per altri fu l’aprirsi di una speranza poi andata delusa; per molti altri (la maggioranza) fu un espediente necessario per continuare a far politica dopo il crollo del Muro di Berlino.

Oggi molte cose sono cambiate, e l’avvento di Renzi alla guida della sinistra italiana si può anche leggere come lo scioglimento definitivo, reale e irreversibile del Pci, e dunque come l’inveramento storico della “svolta”. Ma quel gesto improvviso (e l’anno e mezzo di discussioni laceranti che ne seguiranno) restano ancora nella memoria come un punto di non ritorno: una dissolvenza, una fine – sebbene Occhetto parlasse allora di “nuovo inizio”.

Il 9 novembre cade il Muro, il 12 il segretario del Pci incontra un gruppo di partigiani alla sezione della Bolognina e annuncia che, siccome il mondo è cambiato, tutto può cambiare nel partito. Anche il nome?, gli chiedono. Anche il nome, risponde. E per mesi, in un dibattito che pareva parodiare la semiologia e sprofondare nella Scolastica, si discusse del “nome” e della “cosa” e del loro reciproco rapporto.

La verità è che il Muro era caduto addosso al Pci (come del resto anche a Gorbaciov, che finì col sciogliere l’intera Unione sovietica con qualche mese di anticipo sulla nascita del Pds a Rimini), e la “svolta” non fu altro che una presa d’atto. I ritardi accumulati almeno fin dal ’56, dopo Budapest e Khrusciov, e aggravatisi dopo il soffocamento brutale della Primavera di Praga, le ambiguità dell’“eurocomunismo” e poi dello “strappo” seguito all’invasione sovietica dell’Afghanistan, e insomma tutto l’impianto politico-culturale che si sforzava di preservare l’unicità del Pci, interno al movimento comunista internazionale e tuttavia “diverso”, crollò di schianto in una sola notte.

Occhetto reagì imprimendo alla svolta un carattere profondamente continuista, e per dir così neoberlingueriano, destinato a segnare il destino della sinistra post-comunista fino a Renzi. Il Pci cambiò nome, ma non politica. L’anticraxismo rimase la sua stella polare, fino allo schianto di Tangentopoli, e preparò il terreno per l’antiberlusconismo “etico” della Seconda repubblica. L’unica cosa seria da fare nel 1989 era, com’è ovvio, diventare socialisti. Lo sostenevano i “miglioristi” di Napolitano – che avrebbero voluto chiamare la “cosa” Partito del lavoro – ma Occhetto, che pure grazie a Fassino ottenne l’assenso di Craxi all’adesione all’Internazionale socialista, non si mosse di un millimetro.

«Dobbiamo andare oltre le tradizioni ormai consumate del socialismo reale e della socialdemocrazia» è stato da subito il mantra della “svolta”, forse per rassicurare i militanti e la sinistra ingraiana, sicuramente per l’ingombrante presenza di Craxi. Ma l’esito fu catastrofico, perché l’“oltrismo” non è che l’ultima declinazione della “Terza via” di Berlinguer, cioè, appunto, del tentativo spericolato e culturalmente insipido di diventare socialisti rimanendo comunisti.

Il motivo dell’ottusità berlingueriana e poi occhettiana è psicologicamente semplice da spiegare: bisognava riconoscere di aver avuto torto. Sempre, dal 1921 in poi. E bisognava ammettere che i socialisti avevano ragione. Sempre, anche quando hanno commesso piccoli e grandi errori. Un po’ troppo, per chi si sente aristocrazia intellettuale e avanguardia rivoluzionaria.

Del resto, Occhetto aveva impostato la sua segreteria non sul superamento, ma sulla rifondazione del comunismo in Italia. Nel marzo del 1989 – un mese prima di Tien An Men, cinque prima dell’apertura del confine fra l’Ungheria e l’Austria, otto prima del crollo del Muro – Occhetto aprì il suo primo congresso da segretario con una relazione intitolata “Il nuovo Pci in Italia e in Europa. È il tempo dell’alternativa”. E “nuovo Pci” divenne, nella propaganda di partito, il nuovo nome del Pci.

In quel congresso (il XVIII) i miglioristi uscirono per la prima volta dalla maggioranza, e vi entrò invece Ingrao. La santificazione politica dell’ultimo Berlinguer – quello dell’“alternativa democratica”, appunto – confermava il rito eterno del “rinnovamento nella continuità”, ma soprattutto irrobustiva di temi nuovi, presuntivamente “moderni”, la cultura politica e il programma del partito. L’ambientalismo (Occhetto parlò a lungo della deforestazione dell’Amazzonia), il pacifismo, nella sua rassicurante versione di anti-americanismo, e il femminismo, tornarono ad essere le nuove stelle polari dopo il breve e anonimo interregno di Natta.

Ma anche ad Est qualcosa di nuovo stava accadendo: il Pci di Occhetto lesse la perestrojka come la conferma che il socialismo reale fosse riformabile, non come la prova della sua morte imminente. Nella primavera dell’89 Giuseppe Vacca, l’intellettuale allora più ascoltato da Occhetto, pubblicò un saggio (Gorbacev e la sinistra europea) che sostanzialmente indicava nel leader sovietico il nuovo Lenin, cioè l’uomo che avrebbe rifondato su nuove basi il mondo comunista, dando così corpo al progetto della Terza via. Il gruppo dirigente di Botteghe Oscure la pensava così: e non nascondeva un certo orgoglio, perché in Gorbaciov vedeva la conferma della tesi berlingueriana della riformabilità del socialismo reale.

Per questo il crollo del Muro fu un autentico shock. Occhetto capì che il nome era diventato indifendibile, convinto che la “cosa”, sostanzialmente identica a quella confezionata da Berlinguer, potesse invece sopravvivere. Coerentemente con questa impostazione, Occhetto impostò fin dall’inizio una narrazione “continuista”: il Pci è sempre stato un’altra cosa, è per salvarlo che dobbiamo cambiare.

E invece non bisognava salvare niente. Bisognava fare quello che soltanto Renzi ha saputo fare: chiudere per sempre con una tradizione politica e culturale che non ha più nulla da dire al secolo nuovo; prendere atto che l’unica sinistra possibile è quella reale, cioè socialista; e affrontare la modernità per le corna di chi la guida, non per la coda movimentista di chi ne ha paura.

Non averlo fatto, non aver chiuso seriamente e serenamente con l’esperienza del Pci e con la cultura politica berlingueriana è la tragedia di Occhetto, da cui deriva la sostanziale marginalità della sinistra nella Seconda repubblica, la sua confusione culturale, la sua deriva giustizialista, la sua radicalizzazione, e infine e soprattutto la sua disconnessione conservatrice e impaurita dalla realtà. Può darsi che non si potesse fare altrimenti, e che bisognasse per forza aspettare un Papa straniero, o un barbaro invasore. Ci sono voluti venticinque anni, ma finalmente è venuto.

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  • Rodolfo Valentino

    A volte anche i ladri hanno ragione.

    • Raffaele Santopaolo

      La verità e che i comunisti sono arrivati sempre con qualche anno di ritardo sulle scelte epocali da fare!!! Dopo Berlinguer si attendeva la svolta e arrivo Natta che la bloccò dopo Natta si attendeva il salto generazionale Dalema Veltroni a arrivò Occhetto poi Arrivò Prodi e quando il potere aveva usurato il partito arrivo Veltroni circa 15 anni dopo. Storia recente si attendeva Renzi ed è arrivato Bersani!

      • Kimor Rossi

        La verità è che i democristiani volevano continuare con gladio, il clientelismo, i privilegi della chiesa ecc ecc con il pentapartito gli scnadali bancari il capitalismo nostrano. Non a caso berlusconi è leggibile come la reazione del pentapartito al cambiamento una reazione che portava sulla bilancia anche la sovversione del sistema democratico antifascista con la riabilitazione di fini ecc ecc . In italia è vero anche che non esiste non solo una sinistra ma neanche una destra liberale decente. E non inneggiate a renzi come il risolutore di tutti i mali del paese che è DEMOCRISTIANO! Qualcosa farà ma non diventatene degli idolatori.

      • mogol_gr

        E si mangiano i bambini.

  • Kimor Rossi

    No sig. Rondolino la vera bolognina non è quella di Renzi……Si aveva ragione craxi ma il PD è una Neo DC e renzi è un democristiano le riporto il commento che ho fatto sull’articolo di Petruccioli.
    ” la Dc e il PCI, erano gli architravi della prima repubblica e come tali inseriti a livello internazionale in quello che allora era la geopolitica est -ovest. La cultura politica, che allora era senza spazio, quella liberale e quella socialista che invece avevano piena capacità di esplicarsi negli altri paesi europei dove era possibile l’alternanza tra coalizioni, erano compresse. Il caso Moro rivela a distanza di anni la verità. Le picconate di Cossiga sono il grido straziante di uno che ne sapeva molto e che con queste picconate cominciava a dire che era ora di cambiare e che lui stesso non aveva più quel ruolo che aveva avuto prima e soprattutto durante il caso Moro. ( il pensiero di Andreotti sulla caduta del muro di Berlino è illuminante: disse e fece capire che lui era contrario alla caduta della DDR)Le classi dirigenti democristiana e comunista non sono state all’altezza della situazione volevano continuare come nulla fosse dopo la caduta del muro di Berlino. I comunisti e quindi anche Lei, non siete stati in grado di costruire a sinsitra un partito socialista di carattere europeo in italia e i democristiani sono finiti come sappiamo. Ma il DNA di una classe politica non sparisce. Oggi purtroppo dobbiamo fare i conti con la nuova democrazia cristiana che è il PD. perchè in fondo anche quei comunisti che lo hanno fondato il pd, sono democristiani dentro, fin dall’art. 7 nell’assemblea costituente del 1947. Aveva ragione Craxi e il psi ( e non a caso volevano salvarlo Moro) , e non avendo spazio, se non in coalizioni per rivendicarlo questo spazio, per anni gli avete solo concesso di rubare con tutti gli altri ( tangentopoli docet) purtroppo.”

  • giuseppe notarnicola

    Non riesco più a leggerlo perché @frondolino è un talebano veterodemocristiano. Insopportabile

  • HB

    dove ti riciclerai tra una settimana? al Foglio embedded, o direttamente al reparto agitprop di palazzo Chigi?

  • FrancoCosmi

    Finchè ci saranno penne in vendità ci saranno PenniCompratores.

    Anche per le penne da 0,50 €,
    Che monnezza de giornale!
    Che monnezza di “giornalisti”!
    AMA, se m’ami, provvedi!
    .

  • thomas more

    E’ dura ammettere che le cose stanno proprio così: finalmente è nato il Partito democratico non come continuazione del Pci o Dc e questo grazie a Renzi che ha definitivamente sdoganato la sinistra non più riconducibile ai comunisti. In Germania è successo 50 anni fa a Bad Godesberg quando la socialdemocrazia mandò in soffitta il marxismo.
    Benvenuti!!! liberi di restare indietro all’ottocento.

    • Kimor Rossi

      Anche Craxi aveva abbandonato il marxismo prima di te caro democristiano ….. il complotto tra dc e pci non ha fatto nascere in italia una democrazia dell’alternanza tra un partito liberale e uno socialdemocratico 50 anni prima.Responsabilità di Togliatti De Gasperi e della chiesa. Il tentativo di Saragat favorito da gli stessi americani non ebbe successo. E ora caro Tommaso Moro, il tuo nome su questa chat, la dice lunga su cosa vuoi essere ma anche in italia ci sarà non un monarca inglese, ma qualcuno cheprima o poi ti ghiglittinerà per liberare nuovamente l’italia dai cattolici.

      • thomas more

        ci sei o ci fai.o dai solo aria alla bocca o penna?

  • mogol_gr

    La vera Bolognina è quella a piazza del Plebiscito il 27-11-2013.

  • Nello Squillante

    “prendere atto che l’unica sinistra possibile è quella reale, cioè socialista” ma uno che si fa fotografare con De Mita parla di sinistra reale e socialista? Pertini si sta rivoltando nella tomba per queste parole…