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Fassina: sì, superare l’euro è un’opzione politica

L'ex viceministro all'economia del Pd non parla di uscita ma sottolinea come «l'attuale rotta di politica economica sia insostenibile»
Fassina: sì, superare l'euro è un'opzione politica

«Il superamento dell’euro deve diventare opzione politica».

Affida a un tweet domenicale la sua richiesta di un radicale cambiamento di rotta nella politica economica di Eurolandia. Stefano Fassina, ex viceministro Pd dell’economia, torna su quello che, a più riprese, ha definito un superamento cooperativo dell’euro e chiede che diventi un’opzione politica, ovvero che sul tema di accenda un dibattito che non ha nè può avere un esito precostituito. In realtà, l’esponente Pd non pensa a un ritorno alla lira e specifica di non aver mai usato il termine «uscita dall’euro» perché l’euro non potrebbe reggere senza l’Italia. Anche se, a fronte di questo ragionamento, Fassina non sembra intenzionato a prodursi nella prova del nove e a chiedersi se l’Italia possa reggere senza l’euro.

Al riguardo l’ex premier Enrico Letta, durante il suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico dell’università del Molise a Campobasso, ha invitato a riflettere su «cosa sarebbe stata l’Italia se, in tempo di crisi finanziaria, avesse avuto la lira». Per Letta «la crisi che è arrivata dagli Usa è stata una crisi che avrebbe probabilmente obbligato l’Italia a raggiungere l’Argentina».

In realtà, c’è da dire che Fassina parla di euro, e dunque della moneta unica, anche se intende chiedere non il superamento della divisa europea quanto piuttosto della politica di austerità di Eurolandia. «L’attuale rotta di politica economica è insostenibile» spiega a Europa Fassina che dunque mostra di non avercela nè con la moneta unica nè con la politica monetaria espressa dalla Banca centrale europea.

Semmai l’obiettivo delle critiche dell’economista, direttore scientifico di Nens, sono le politiche di austerità imposte dall’Eurogruppo prima e dall’Ecofin poi. Nel mirino dell’esponente democratico dunque non vi sarebbe la moneta, oggetto di attacco di grillini o leghisti, quanto piuttosto le ricette di politica economica dettate da Bruxelles e da Berlino. Politiche che non funzionano e che si scontrano con la realtà. Politiche di cui la legge di stabilità all’esame del parlamento è figlia. Nessuna uscita solitaria dall’euro, quanto piuttosto, un piano cooperativo in Europa, quello proposto da Fassina, che consenta di superare le attuali impostazioni politiche.

Come questo si coniughi con le parole pronunciate da Gianni Cuperlo, leader di sinistraDem, che alla manifestazione Fiom-Cgil in piazza San Giovanni ha detto, lui sì, che «bisogna valutare l’ipotesi di uscita dall’euro», è più complicato dirlo. Anche perché, in realtà, se il problema di superare le politiche economiche di austerità è sacrosanto, soprattutto mentre in Italia continua la recessione ed Eurolandia registra segnali di crescita contrastanti, la soluzione non è nella moneta unica ma nelle politiche comuni gestite appunto da Berlino e Bruxelles. E non da Francoforte, dove anzi grazie all’ombrello attivato per tempo dalla Bce di Draghi la crisi è stata attutita per quanto possibile.

Semmai il problema è esattamente opposto: la necessità di modificare le politiche economiche probabilmente si dovrebbe tradurre nella vera armonizzazione delle politiche fiscali, le uniche in grado in un sistema federale di stimolare la crescita là dove la produzione ristagna. Ma questo probabilmente Fassina lo lascia allo svolgimento del dibattito.

Dunque, al di là della terminologia usata, la sinistra Pd sembra chiedere al governo italiano un’inversione di rotta non solo per le politiche nazionali ma anche per quelle europee almeno finché detiene la presidenza di turno dell’Unione europea.

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  • armando

    fassina incorreggibile e disfattista ma questo individuo cosa ha fatto qundo era nel governo si non piacere e offendersi inutimente