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L’epopea della Festa dell’Unità, che resiste anche con la nuova guardia del Pd

Ieri sera a Bologna la presentazione del documentario che celebra la kermesse tradizionale della sinistra, con un occhio anche alle prossime regionali. Applausi a Bersani, ma i veri protagonisti sono i volontari.
L'epopea della Festa dell'Unità, che resiste anche con la nuova guardia del Pd

Nel giorno in cui ai consiglieri regionali regionali dell’Emilia Romagna arrivano 41 avvisi di fine indagine per le “spese pazze” (18 agli esponenti dem e due di loro, Antonio Mumolo e Luciano Vecchi, corrono per le regionali), il Pd celebra invece a Bologna l’epopea dei volontari. Lo zoccolo duro del popolo Pd che organizza e tiene in piedi le feste dell’Unità. Ieri sera, al cinema Capitol, è stato proiettato il documentario La grande festa, un affresco corale del popolo dei volontari del Pd che, da decenni e per mesi interi, si mettono a disposizione del partito, servendo ai tavoli dei ristoranti della festa, producendo quantità impressionanti di tortellini e lavando piatti nel retro delle cucine per 10-12 ore al giorno.

L’occasione per parlare delle Feste dell’Unità – che quest’anno in Emilia Romagna sono state circa mille con incassi da record e 10mila volontari all’opera – è di quelle storiche. La Festa, che a Bologna si è sempre chiamata dell’Unità anche prima che Renzi le restituisse questa denominazione, compirà 70 anni nel 2015. Per quell’occasione – annuncia Lino Paganelli, responsabile nazionale delle Feste – a Bologna si terrà la Festa nazionale dell’Unità. La data è già stata scelta ed è altamente simbolica: è Il 21 aprile, giorno della Liberazione nel 1945 della città.

Ieri sera a presentare il documentario, realizzato da un’idea del segretario bolognese Raffaele Donini, c’erano Pier Luigi Bersani e il candidato alla presidenza della regione, Stefano Bonaccini. Più di 500 le persone in sala. Bersani non ha nascosto il suo «dispiacere» per la vicenda delle «spese pazze» che colpisce duramente il Pd a 12 giorni dal voto: «Sono fatti che certo non aiutano la partecipazione. E tuttavia possono paradossalmente far comprendere che si va a votare». Il Pd, difatti, teme in Emilia un forte astensionismo, alla luce anche della scarsa partecipazione alle primarie. «Mi aspetto – ha auspicato Bersani – che perfino questa cosa negativa susciti un risveglio, anche una presa di coscienza, e che ciascuno valuterà con la sua testa e il suo cuore se nell’insieme questa regione è una regione perbene». E lui, l’ex segretario, accolto dagli applausi del pubblico, sul fatto che l’Emilia sia «una regione sana» è pronto a scommetterci.

Bersani, presentando il documentario, non ha rinunciato a qualche bordata velata al premier Renzi. «Il partito – ha ribadito – non è un autobus in cui sali su e poi vieni giù. È una fiaccola da portare avanti». E ancora: «Io mi sono rotto le scatole del fatto che ogni tanto qualcuno si alza in piedi e vuol spiegare all’Emilia che bisogna sbaraccare tutto e innovare. Ma come si permette? Se vuoi fare una riforma grossa – ha proseguito – devi sapere dove metti il piede e non essere mai demagogico». Ha concluso dicendo: «Se in Emilia Romagna qualcuno ha sbagliato pagherà, ma la prima moralità è la verità è il non prendere in giro i cittadini».

Bonaccini, dal canto suo, è apparso molto sereno. Dopo aver promesso, se verrà eletto, un patto per il lavoro e la crescita, ha parlato degli avvisi di fine indagine: «Sono sicuro che non c’è nessun complotto dei magistrati che hanno il dovere di indagare. Se qualcuno di noi ha sbagliato ne pagherà le conseguenze» e parlando delle Feste dell’Unità ha aggiunto: «Le dovremo fare sempre».

Subito dopo in sala si sono spente le luci e sono partite le immagini del documentario. Tantissimi i volontari presenti, compreso il comico e attore Vito che commenta: «Se non ci fossero i volontari non ci sarebbe il Pd e, se l’Italia non è ancora sprofondata, è merito del volontariato». Sullo schermo, intanto, si racconta come nasce la Festa dell’Unità a Bologna (quest’anno era anche nazionale): la macchina organizzativa è mastodontica; i volontari, soprattutto anziani, raccontano di 50, 60 anni passati a dare il loro contributo alla kermesse del Pd, «perché il partito – dicono – è la prima cosa e perché lavorare senza chiedere nulla in cambio, per questa nostra comunità, ci fa sentire bene». Scorrono anche immagini delle Feste degli anni ’70, quando c’era Berlinguer, quando i volontari si mettevano in ferie per aiutare ai tavoli dei ristoranti. E anche se a volte il partito li delude, loro tornano ogni anno.

Il documentario sembra fotografare, però, un mondo che sta svanendo. I volontari anziani tra poco finalmente si riposeranno. E i giovani? Ci sono ma non sono abbastanza numerosi. Così, il pubblico in sala sembra commuoversi soprattutto per la nostalgia di un’epoca che non c’è più, un’epoca in cui nella “ditta” si credeva ciecamente e ci si metteva a disposizione con fiducia.

Nel documentario, non a caso, è Bersani, e dunque un rappresentante del vecchio corso, uno dei protagonisti. A Matteo Renzi, invece, viene riservata solo la scena finale che però è una delle più significative del documentario. «Molti volontari – dice il premier dal palco con la sua consueta schiettezza – avevano promesso che se fossi diventato io segretario non sarebbero tornati quest’anno. Invece sono ritornati tutti». E alla fine è questo il vero messaggio del documentario, un messaggio di speranza: l’Emilia Romagna sarà sempre una roccaforte rossa perchè i volontari emiliano-romagnoli, al di là dei vari segretari, amano visceralmente il Pd e, anche se a volte possono storcere un po’ il naso perchè sono in disaccordo con il segretario di turno, li troverai sempre lì a cuocere tortellini alla Festa. Perché le epoche possono anche finire ma, per loro, la cosa importante, alla fine, è sostenere il partito sempre e comunque.

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  • Kimor Rossi

    Poveri volontari… non vi rendete conto che state dando da mangiare ad un intruso? E’ passato un cuculo che vi ha fatto l’uovo , è nato un uccellino che voi state sfamando e che vi spazzerà via tutti. Ammazzatelo prima che sia troppo tardi.