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Emilia-Romagna, lo spettro dell’astensione davanti alla macchina di Bonaccini

Ultimi giorni di una campagna elettorale difficilissima, fra indifferenza e scandali locali. E giovedì sera arriva Renzi
Emilia-Romagna, lo spettro dell'astensione davanti alla macchina di Bonaccini

«Stiamo facendo tutto quello che è possibile per portare le persone al voto. C’è chi ha dato la vita per consegnarci libertà, democrazia e diritto di voto, dunque lo si eserciti». Stefano Bonaccini, candidato del Pd per le elezioni regionali in Emilia Romagna che si terranno domenica prossima  chiama ancora una volta gli elettori al voto. «Abbiamo un progetto robusto – assicura – e allo stesso tempo molto semplice: ritornare il prima possibile alla piena occupazione, garantendo che l’ultimo della fila possa sempre tagliare il traguardo. Per fare dell’Emilia-Romagna una terra nella quale andare orgogliosi di crescere i nostri figli».

Mancano solo cinque giorni all’appuntamento elettorale e la preoccupazione per l’astensionismo, nel Pd, è forte. Per i dem, la campagna elettorale è stata tutta in salita. Prima è arrivata la notizia, a due settimane dal voto, dei 42 avvisi di fine indagine nell’ambito dell’inchiesta sulle spese dei consiglieri regionali che vede il Pd contare 18 indagati per una presunta spesa illegittima di oltre 900mila euro.

Poi il caso delle dichiarazioni compromettenti sui soldi spesi dai consiglieri, corredate da insulti ai giornalisti, da parte dell’ex capogruppo del Pd in Regione Marco Monari, registrato di nascosto dal grillino Defranceschi. Monari, dopo essersi scusato per le sue affermazioni, si è autosospeso dal Pd ma non dal ruolo di consigliere. Percepirà, dunque, fino a fine legislatura, lo stipendio, pagando i contributi che gli permetteranno, a 60 anni, di vedersi erogato il vitalizio a cui non ha rinunciato, a differenza di altri esponenti del Pd. Un fatto che non manca di causare malumori nella base e nella dirigenza del Pd che ha fatto pressione, in particolare per voce del segretario provinciale Raffaele Donini, perchè Monari si sospendesse  dal partito.

A peggiorare le cose, il caso rilanciato domenica sera dalla trasmissione Report, sulla presenza di scorie tossiche nel sottosuolo dove è situata la multiutily Hera, partecipata del Comune di Bologna, retto dalla maggioranza Pd-Sel. Una maggioranza che ieri, proprio sul caso Hera, ha rischiato la rottura, con posizioni tra il Pd e i vendoliani che appaiono sempre più distanti.

«Sappiamo che combattiamo contro tre avversari – spiega Bonaccini che è anche segretario regionale dei dem –,  il primo è la mancanza del  traino delle elezioni nazionali e locali: nelle regioni in cui negli ultimi due anni si è votato senza altre elezioni contemporanee, e cioè in Friuli, Basilicata e Sardegna, ha votato metà della popolazione». L’Emilia Romagna, in realtà, ha sempre incassato cifre superiori al 50% sull’affluenza al voto regionale ma questa volta sembra un traguardo davvero difficile da tagliare.

«Il secondo nemico – continua Bonaccini – è che tutti mi chiamano già Presidente quando mi incontrano, dando per scontata la vittoria, ma questo rischia di far sentire poco competitiva la sfida elettorale e, chi non è militante, potrebbe ritenere per nulla importante e determinante il proprio voto ai fini della vittoria. Peraltro – osserva – nessuno invece conosce il candidato della Lega, Alan Fabbri, e, per trainare consenso, il centrodestra ha addirittura sostituito il suo volto sui manifesti con quello di Salvini».

Il terzo ostacolo – ammette il candidato del Pd – è l’inchiesta sulle spese dei consiglieri regionali che «riguardando tutti i gruppi, compresi i grillini, rischia di allontanare le persone» dalla politica e dalle urne. Bonaccini difende i due consiglieri ricandidati che sono indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura: Antonio Mumolo e Luciano Vecchi. «Sono persone perbene e mi auguro che possano dimostrare la piena legittimità di quello che viene contestato».

Nonostante le varie difficoltà, il Pd si avvia, in ogni caso, a vincere le elezioni regionali. A dare forza a Bonaccini, anche una coalizione che vede accanto ai dem, Sel, Cd e la lista “Emilia Romagna Civica”. Il candidato del Pd, inoltre, da un mese gira tutta l’Emilia Romagna in camper, per parlare con imprese, lavoratori, associazioni e categorie. Un’impresa davvero impegnativa, in una campagna elettorale per il resto non proprio entusiasmante. «Noi stiamo facendo tutto quanto nelle nostre possibilità – assicura Bonaccini – io ho già superato abbondantemente i 200 comuni visitati, girando col camper che ci costa, a proposito di sobrietà, un affitto di 65 euro al giorno. Ho incontrato migliaia di persone e, in questa ultima settimana, schiereremo 15 mila volontari».

A dare man forte a Bonaccini arriverà, dopodomani, a Bologna, il premier Matteo Renzi, in una serata al PalaDozza che si preannuncia già affollatissima. In più, nel week-end elettorale, il Pd replicherà l’iniziativa di riaprire le case del popolo. Bonaccini chiuderà simbolicamente la sua campagna elettorale, venerdì 21, alla Titan, un’azienda al centro delle vertenze sindacali di questi ultimi giorni anche se, per i suoi lavoratori, sembra finalmente arrivata una soluzione.

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