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Renzi scalda l’Emilia di Bonaccini: «Votateci, cambieremo il paese»

Il premier dal palco di Bologna si rivolge agli elettori che domenica dovranno scegliere il presidente della regione. E l'applauso più grande lo prende quando attacca il sindacato
Renzi scalda l'Emilia di Bonaccini: «Votateci, cambieremo il paese»

Ci voleva Matteo Renzi per scaldare finalmente gli emiliano romagnoli in questa gelida campagna elettorale. Tremila persone sono arrivate al Paladozza per ascoltare il premier che ha voluto chiudere la campagna elettorale di uno degli esponenti dem a lui più vicini: Stefano Bonaccini. «Chiamate dieci persone e convincetele a votare per il Pd e per Bonaccini», chiede Renzi ai presenti, un ultimo sforzo per andare in meta.

Il premier arriva davanti a un palazzetto blindato dalla polizia in tenuta anti-sommossa. Ad aspettarlo le contestazioni dei precari della giustizia, guidati dalla Funzione pubblica Cgil. A poca distanza, sindacati di base, collettivi antagonisti e centri sociali. In tutto circa duecento manifestanti, divisi in due presìdi. Volano alcune uova piene di vernice e qualche fumogeno, poi il presidio si trasforma in un corteo. Quello degli autonomi, passando davanti al circolo del Partito democratico Passepartout, colpisce il vetro delle bacheche esterne e lancia vernice contro la serranda. Danni per mille euro, conteggerà dopo il Pd.

Renzi, però, non si fa turbare dalle contestazioni. «Fuori da qui possono dire quello che vogliono, possono tirare le uova, faremo le crêpes, tirarci i lacrimogeni ma noi non non ci fermiamo. Non è in gioco il destino di uno ma di un paese. Non ci fate paura». Una frase detta poco prima, a caldo, da Bonaccini, mentre il segretario bolognese Raffaele Donini si sfoga più amaramente, commentando: «Violenza gratuita e vigliacca. Non fermeranno la nostra passione politica con queste intimidazioni». Il premier, in ogni caso, entra al Paladozza e viene subito accolto con grande entusiasmo dal popolo del Pd. «Sono tornato a casa – dice –. Grazie dal profondo del cuore per questo affetto». «Il Pd nazionale – sottolinea, entusiasmando la folla – deve molto alle donne e agli uomini del partito in Emilia-Romagna ma io sono qui prioritariamente per una ragione di amicizia e di stima, se la politica non è relazione umana, non è niente».

E aggiunge: «Sono qui per dire grazie a Stefano del percorso che abbiamo fatto insieme. Per dire a un amico che è bello che si metta in gioco». «Quando chiesi a Stefano di fare il responsabile della mia campagna elettorale – scherza – molti storsero il naso, tra i suoi e tra i miei. Poi ho scoperto che Bonaccini conosce a memoria tutti i comuni e in segreteria ci ha raccontato 18 volte della Valsamoggia, abbiamo fatto un pezzo di strada insieme e siamo migliorati».

Dal palco, Renzi affronta i temi nazionali. L’applauso più forte lo ottiene quando attacca il sindacato: «Non hanno hanno fatto sciopero durante la Fornero e fanno sciopero contro di noi», critica. «È uno sciopero politico. È l’ora di dirlo che noi vogliamo bene al sindacato. Vogliamo bene a un sindacato che si preoccupa di difendere i lavoratori e non le sigle sindacali», scandisce, provocando dalla folla un applauso scrosciante, molti si alzano in piedi. «Stiamo facendo la riforma del mercato del lavoro più di sinistra che l’Italia abbia mai visto», insiste Renzi che promette, oltre alla riforma della giustizia civile, anche quella del penale. Soprattutto promette l’impegno a modificare i termini per la prescrizione per evitare che si ripetano situazioni come quella dell’Eternit.

Nelle prime file, ad ascoltarlo, tutti i vertici locali del partito, il rettore dell’Università Ivano Dionigi, il presidente della Fiera Duccio Campagnoli e l’ex presidente della regione Vasco Errani che Renzi vuole al suo fianco. «Vasco non pensi di essere in pensione, abbiamo bisogno di lui a Roma e lo andremo a prendere», ha scherzato.

Il premier invita i tremila presenti, arrivati in pullman da tutta l’Emilia Romagna ad andare a votare «non per Bonaccini, ma per voi». Minimizza lo spettro dell’astensionismo: «Se vinciamo – scherza – diranno che c’era poca affluenza, non saranno mai contenti. Cerchiamo di essere contenti noi, andando domenica a votare per Stefano». E ancora: «Non importa se vinceremo con più o meno 50 mila voti, ma voi andate a votare che male non fa». Chiude con uno dei suoi slogan più ottimisti: «Il futuro è un posto bellissimo, e ci andremo insieme, a testa alta».

Bonaccini sale sul palco insieme a Renzi e parla subito delle contestazioni, condannando «il gruppo di scalmanati che ha impedito ad alcune centinaia di persone di entrare perché se ne sono andate spaventate». Promette la piena occupazione e la riduzione delle liste d’attesa per le prestazioni sanitarie, anche a costo di tenere aperti i laboratori la domenica. Parla anche delle “spese pazze” dei consiglieri regionali: «Se qualcuno avrà usato male i soldi pubblici dovrà pagare e pagare davvero», assicura, ma ribadisce che «L’Emilia Romagna non è un’isola felice, ma una regione di cui andare orgogliosi».

A condannare gli atti vandalici dei contestatori, stamattina, anche la lista Tsipras L’Altra Emilia Romagna che, in questa corsa elettorale, sta cercando di sottrarre al Pd soprattutto i voti degli iscritti al sindacato. La candidata di Aer Cristina Quintavalla, ieri ha contestato Renzi a Parma, dov’era stato accolto da un presidio di manifestanti, principalmente sindacati e collettivi. «Però – scandisce – è necessario distinguere nettamente il diritto di manifestare dalla violenza. La violenza non va mai giustificata e condanniamo fermamente gli atti vandalici di ieri ai danni del circolo Passepartout del Pd».

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