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Canone Rai nella bolletta della luce, ma la norma non sarà inserita nella legge di stabilità

Riunione del Pd al senato per tracciare l'iter sulla riforma del canone e della governance. Il sottosegretario Giacomelli: «Nessun decreto, ma un percorso parlamentare, quindi con una discussione aperta. La nostra idea è rendere la Rai molto più simile a una azienda normale»
Canone Rai nella bolletta della luce, ma la norma non sarà inserita nella legge di stabilità

Due fronti impegnano la Rai. E il governo che in queste ore è al lavoro per sciogliere i relativi nodi. Il primo riguarda la riforma del canone per recuperare l’evasione che attualmente riguarda circa il 26 per cento degli utenti pari a 600 milioni di euro, e il secondo fronte è la riforma della governance dell’azienda di viale Mazzini.

Il canone. Il Pd tira dritto. Il sottosegretario allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli non ha dubbi: la bolletta elettrica diventa la chiave di volta per evitare l’evasione. Spiega Giacomelli: oggi la tassa è legata al possesso del televisore, ma è una norma anacronistica. «Se il canone rimanesse legato a quel concetto dovrei dire “il possesso di un apparecchio televisivo, oppure di un pc, oppure di un tablet, oppure di uno smartphone, oppure di ogni altro device atto a ricevere il segnale”. Vuol dire fare una norma con prescrizioni molto ampie e molto dure ma sostanzialmente inapplicabile, in altre parole prendere in giro e continuare a consentire l’evasione». Quindi si punta all’alimentazione dei diversi device e cioè al contratto di fornitura elettrica. E quanto alle proteste di Assoelettrica e dell’autorità per l’energia, Giacomelli garantisce che sulle aziende di energia elettrica non graverà alcun costo aggiuntivo e i costi delle modifiche del software non saranno a carico loro.

L’ipotesi della bolletta elettrica, che consentirebbe la diluizione del canone in più mesi e comunque il calo dell’importo a circa 65-60 euro, viene considerata irricevibile da più partiti che insistono sull’ipotesi Irpef, a garanzia di una maggiore equità per i contribuenti. Strada «più complessa e farraginosa», secondo il sottosegretario che pensa di rendere effettivo il nuovo sistema da gennaio 2015.

Stamattina intanto al senato si sono dati appuntamento i capigruppo Luigi Zanda e Roberto Speranza, i sottosegretari Antonello Giacomelli e Luca Lotti, il presidente del Pd Matteo Orfini, il vicepresidente della commissione di Vigilanza Salvatore Margiotta, il capogruppo in Vigilanza Vinicio Peluffo, capigruppo delle commissioni lavori pubblici e comunicazioni Marco Filippi e Mario Tullo e Lorenza Bonaccorsi, responsabile cultura del Pd. Un gruppo di lavoro a cadenza settimanale che si pone l’obiettivo di recuperare l’evasione del canone: «L’obiettivo è recuperare tutta l’evasione e restituirla ai cittadini. Le ipotesi sul tavolo prevedono una consistente riduzione dell’attuale ammontare del canone», racconta Zanda.

In serata fonti di palazzo Chigi pur definendo importante e strategica la
riflessione in atto per ridurre e semplificare il canone Rai, hanno definito improbabile l’ipotesi di mettere il canone in bolletta con una misura che possa trovare spazio già nella legge di stabilità, visti i tempi
tecnici troppo stretti.

La governance. Nel corso della riunione il Pd ha affrontato anche la seconda questione, la riforma della governance. Tutti insistono sulla necessità di un percorso aperto al confronto. Salvatore Margiotta, esponente della Vigilanza, afferma che l’idea è di arrivare all’elezione del nuovo cda con un sistema diverso da quello attuale. «Per questo dobbiamo iniziare da subito, se vogliamo un nuova legge già a giugno. La Vigilanza ha chiesto di poter esprimere su questo tema le proprie indicazioni, anche se non sono vincolanti».

Insiste Giacomelli: nessun decreto, ma un percorso parlamentare, quindi con una discussione aperta. La nostra idea è rendere la Rai «molto più simile a una azienda normale di quello che è oggi». Da qui l’idea di una spa con un amministratore delegato e un consiglio d’amministrazione di 5 membri.

Audizione cda. E questa normalità cozza con il ricorso avanzato dall’azienda contro il contributo dei 150 milioni. «Siamo un po’ meravigliati. Non si capisce il senso del ricorso. Il mondo Rai dovrebbe capire che non si vive in un`isola ma si vive dentro un paese». Stasera presso Palazzo San Macuto, è in programma l`audizione del presidente, Anna Maria Tarantola, e del cda Rai. E non si sa ancora se Luisa Todini, dimissionaria perché contraria al ricorso, parteciperà.

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  • A.U.

    Quella sul canone mi sembra una cosa impresentabile e più complicare che semplicare le cose agli uffici per tutti i passaggi burocratici che implicherebbe…(e le argomentazioni del sottosegretario imbarazzanti per usare un eufemismo…). Un modo ipocrita per evitare(rimandare a quando?) il nodo politico economico Rai. Un modo per attaccare ad un balzello un carozzone di Stato che, pur con le sue eccellenze e le sue conoscenze notevoli, fa acqua da tutte le parti.

  • ex elettore

    Avete privatizzato (svenduto ai capitalisti stranieri e mafiosi) le migliori aziende Italiane ,E.N.I. Telecom,Finmeccanica ecc.ecc.con la svendita di decine di migliaia di posti di lavoro .E curioso il motivo che non volete privatizzare la R.A.I. Esempio di sperpero di denaro pubblico,rotazione di manager con superliquidazioni e max stipendi ,sedi regionali ,inviati ,consulenze e raccomandati inutili ,assunti per chiamata diretta ,senza nessun concorso ,come dovrebbe essere in una azienda pubblica.PRIVATIZZATELA come in quasi tutti gli stati europei.