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La minoranza Pd dice sì alla legge di stabilità. E pensa a un chiarimento al suo interno

Una lunga assemblea dei deputati dem mette al riparo la fiducia al governo. Restano però gli strascichi del voto sul Jobs Act. Speranza: «Sbaglia chi vota in difformità dal gruppo». Sotto accusa Fassina e D'Attorre
La minoranza Pd dice sì alla legge di stabilità. E pensa a un chiarimento al suo interno

«La minoranza del Pd voterà sì alla legge di stabilità». A garantirlo è uno degli esponenti più critici della sinistra del partito, come Stefano Fassina. Una decisione che facilita una schiarita nei rapporti interni al partito, anche in vista della direzione nazionale, convocata per lunedì prossimo con all’ordine del giorno una complicata analisi del voto dopo le regionali di domenica scorsa. Il successo dei candidati dem in Emilia Romagna e Calabria, infatti, è stato offuscato dall’alto tasso di astensionismo, sul quale hanno concentrato l’attenzione molti esponenti della minoranza interna.

E però, più che nei rapporti tra la maggioranza renziana (che oggi ha incassato la nomina a vicecapogruppo vicario alla camera del franceschiniano Ettore Rosato) e Area riformista, è all’interno di quest’ultimo gruppo che si inizia a parlare della «necessità di un chiarimento», come spiega un autorevole esponente della minoranza.

D’altra parte già la relazione del capogruppo Roberto Speranza, che ha aperto l’assemblea dei deputati del Pd di oggi, lasciava intravedere un certo nervosismo per come si è conclusa alla camera la vicenda relativa al Jobs Act. Rivendicando il lavoro di mediazione svolto, la «triangolazione utile e fruttuosa tra partito, governo e gruppo», con il lavoro centrale di Cesare Damiano, Speranza ha affondato invece il colpo su chi si è distinto in occasione della votazione finale, optando per il no o per l’uscita dall’aula: «Ritengo sbagliati – ha affermato il capogruppo – i comportamenti di coloro che hanno deciso in maniera difforme dal gruppo. Noi abbiamo bisogno di rispetto reciproco e di una interlocuzione continua, che va però svolta negli spazi giusti dentro il partito e dentro il gruppo». Un metodo tanto più importante se si pensa ai «passaggi cruciali di questa legislatura», con particolare riferimento alle riforme costituzionali, alla legge elettorale e all’elezione del nuovo capo dello stato. «Massimo confronto e la più ampia condivisione – ribadisce Speranza – ma poi serve anche la massima coesione sulle scelte che decidiamo di fare».

Sulla legge di stabilità, il metodo sembra aver funzionato. Oltre due ore e mezza di confronto, con interventi articolati anche di esponenti della minoranza come lo stesso Fassina, Cesare Damiano, Maino Marchi, al termine delle quali è giunta la decisione di votare tutti insieme sì alla fiducia che il governo ha chiesto sui tre maxi-emendamenti e al testo finale. «Hanno accolto due degli otto emendamenti che abbiamo presentato – spiega il bersaniano Davide Zoggia – per cui voteremo a favore». Anche se, ha precisato, «interverremo in aula per dire cosa non va».

Un passaggio intermedio, che però non chiude del tutto le polemiche interne ad Area riformista. In molti spingono per convocare al più presto una riunione della componente per arrivare a un chiarimento, perché «non può esserci chi lavora per un confronto e per migliorare le proposte del governo e chi invece si distingue ogni volta». Il “corpaccione” dei quarantenni (e non solo) raccolti attorno a Speranza, insomma, chiede all’ala più dura dei vari Fassina e D’Attorre di fare una scelta: continuare a lavorare dentro Area riformista, oppure seguire chi – come Pippo Civati – ha ormai scelto la strada della contrapposizione con Renzi.

Le tappe per verificare la linea della minoranza non mancheranno nelle prossime settimane. In parlamento, ci sono i provvedimenti già elencati da Speranza: riforme costituzionale ed elettorale e – soprattutto – l’elezione del capo dello stato, con il fantasma dei 101 che già qualcuno paventa. Nel partito, poi, è già partito il lavoro attorno alle modifiche dello statuto, che avrà un primo momento clou con l’assemblea nazionale che si riunirà il 14 dicembre a Reggio Calabria.

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  • Guest

    beh si puo’ votare no alla possibilità di detrarre le tasse?

  • Rodolfo Valentino

    Il jobs act al Senato non passerà mai. Renzi game over.

    • prome teo

      Pochi giorni e ti levi lo sfizio di rosicchiarti il gomito.

  • Fulvio Rebora

    Il rispetto deve essere reciproco, ma sembra che il governo consideri assai poco i compagni di partito che dissentono dalle iniziative prese da Renzi. Il jobs act è una forma di precariato a lungo termine se, VERAMENTE, si voleva dare diritti a chi non ne ha bastava eliminare tutti i contratti atipici e ritornare ai contratti sindacali, bastava estendere a tutti l’art 18, questo era dare diritti a chi non li ha. Di contratti atiipici ne son rimasti a decine, quindi dopo il jobs act…tutto come prima. Ah no, veramente nel mezzo ci sono stati parecchi “cinguettii”.

    • fabio piagneri

      Guarda che se non riformi l’articolo 18 non ci sarà più nessuno che assumerà a tempo indeterminato, prova a parlare con qualche imprenditore e informati. Devi essere rimasto alla presa del Palazzo d’ Inverno, e credi davvero che il lavoro si crei con i Decreti Legge? Svegliati il 1989 è passato da 25 anni. Preferisci che ritorni il Cavaliere e i Razzisti-xenofobi?

  • emanuele mura

    Era ora che i fattucchieri della scissione ricevessero una sprangata sul muso, tanto più dolorosa in quanto trasmessa dagli appartenenti alla loro stessa minoranza.