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Disabilità, Renzi: «Il paese è bello se ha l’inclusione nel suo dna»

Nella giornata internazionale dedicata alle persone disabili il premier annuncia che il disegno di legge delega del governo sul Terzo settore sarà all'esame dell'aula a marzo
Disabilità, Renzi: «Il paese è bello se ha l'inclusione nel suo dna»

Si possono fare le riforme più belle del mondo ma se non migliorano la vita dei cittadini, soprattutto di quelli più deboli, non hanno senso. Nella Giornata internazionale delle persone con disabilità, Matteo Renzi interviene a un convegno organizzato per l’occasione da Palazzo Chigi e sottolinea: «Il paese è bello se ha l’inclusione nel suo dna».

“Inclusione” è la parola su cui oggi si è chiamati a riflettere. Dal 1992 si organizzano in tutto il mondo iniziative di vario genere e quest’anno la ricorrenza è dedicata al ruolo che la tecnologia può svolgere per migliorare la vita delle persone. Inclusione – e la grande galassia di situazione diverse che comprende – significa eliminare barriere fisiche ma anche psicologiche, sociali, economiche. Significa, per esempio, permettere a tanti bambini e ragazzi di andare a scuola, di essere sostenuti. Di guardare al futuro come i loro coetanei.

Matteo Renzi rivendica che il suo governo è quello che «ha messo più soldi di tutti nel sociale», per fare in modo che l’inclusione sia piena in ogni ambito della vita, per tutti.

Su Twitter sintetizza i termini di questo impegno economico: «Oggi giornata della #disabilita, abbiamo aumentato di 50 milioni il fondo per le non autosufficienze, aumentato e stabilizzato il 5 per 1000». Schermata 2014-12-03 a 15.05.58

 

Ma non bastano le risorse a determinare il vero cambiamento. A volte i soldi ci sono ma non vengono spesi bene. A volte la burocrazia fa perdere di vista le priorità. «La legge di stabilità – ricorda Renzi – mette più denaro di tutti nel sociale ma se non facciamo un investimento educativo e culturale avremo perso questa sfida di credibilità e noi vorremmo che vincessimo questa sfida insieme».

Insomma se accanto alla svolta politica e istituzionale non c’è anche quella culturale non si va molto lontano. E «nel settore dell’attenzione agli altri», spiega infatti Renzi, «si gioca una parte della credibilità della classe politica». La «battaglia culturale» significa dare nuovo impulso al welfare, fare in modo che «il Terzo settore non sia il terzo ma il primo».

Sulla riforma che il paese attende da un ventennio, il premier dà un annuncio: la delega sul Terzo settore sarà in aula probabilmente a marzo, dopo le riforme elettorali e costituzionali. «C’è ancora qualche settimana per discutere».

È una riforma che coinvolgerà il mondo del volontariato e migliaia di giovani, rimettendo in circolo quell’idea di “economia sociale” fondamentale per battere la grande crisi: «Noi abbiamo bisogno del servizio civile – sottolinea il premier – per dire ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze che questo paese è meraviglioso non solo per le bellezze architettoniche o per l’innovazione. Vi garantisco che girando l’Italia trovo bellezza, ma c’è anche una bellezza dell’inclusione, nel farsi carico degli altri, è un paese è bello quando ha questo nel suo dna».

 

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