Editoriali STAMPA

A me piace ’o presepe

Sarebbe stato meglio evitare la polemica sul presepe proibito nella scuola di Bergamo. La nuova Italia multietnica non può nascere da divieti, sottrazioni, ipocrisie e soluzioni artificiali come il "villaggio agreste".

Questa del presepe proibito potevamo risparmiarcela. Dovremmo tuttora risparmiarcela, per esempio non scrivendone, non commentando, non polemizzando, non dando una mano al sistema dei media nell’ingigantire lo scontro di classe (intesa come aula) tra un genitore e un preside.

Ma è inutile girarsi dall’altra parte quando ogni insignificante evento rischia di gonfiarsi a simbolo di qualcosa di più grande, addirittura di potenzialmente pericoloso. Facile, immediato, il cortocircuito: un presepe giudicato inopportuno in una scuola a media densità di bambini non cristiani (media, normale, non particolarmente alta ormai) diventa subito il messaggio che alimenta e conferma la peggiore idea che ci siamo fatti dell’immigrazione e dell’integrazione. Che essa cioè non rechi alcun arricchimento e alcun vantaggio, neanche culturale, ma sia invece causa di sacrifici, rinunce, smarrimento di identità vere o presunte, alla fine di un’altra forma di impoverimento. Non solo abbiamo meno soldi, abbiamo anche meno presepi: ma perché?

Chi vuole cancellare dalla vista e dalla conoscenza in un luogo pubblico consuetudini d’origine religiosa (ormai trasfigurate in inoffensive tradizioni popolari) lo fa in assoluta buona fede. Immagino che voglia evitare offese e conflitti. Ottiene l’effetto diametralmente opposto: più offese, più conflitti, l’esaltazione delle diversità messe in contrapposizione invece del loro appianamento nella reciproca conoscenza, nel reciproco rispetto, nella reciproca curiosità.

Lo penso e lo scriverei anche se Matteo Salvini non si fosse agilmente messo in mezzo, per arruolare il bue e l’asinello alla causa della sua nuova destra. Non mi fa paura la strumentalizzazione politica della pecorella e di Gesù bambino: fascisti più consapevoli di Salvini hanno fatto di peggio e non sono andati lontano, come non andrà lontano lui.

Mi fa paura l’inquietudine che può attecchire dentro di noi a causa dell’incapacità di gestire un processo così delicato come la trasformazione multirazziale e multiculturale dell’Italia con equilibrio e senso delle proporzioni.

A dimostrazione che un po’ di falsa coscienza in questa storica c’è, ecco il dettaglio rivelatore: in quella scuola bergamasca, lo scorso anno, avevano allestito per Natale un “villaggio agreste”, cioè un presepe senza gli offensivi Re Magi e il pericoloso Giuseppe, con l’argomento che così tutti i bambini vi ci sarebbero potuti riconoscere.

Ecco, confesso che a me il presepe piace “a prescindere”. E invece non mi piace l’idea che la nuova Italia multietnica possa sorgere su espedienti così sciocchi, in maniera così ipocrita, nell’illusione di poterla trasformare in un luogo artificiale nel quale non c’è un’identità che soverchia le altre perché semplicemente non c’è alcuna identità.

Oltre tutto, mi chiedo che cosa ne avrebbe detto Eduardo De Filippo.

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  • armando

    ottima analisi direttore

  • Kimor Rossi

    concordo con l’analisi del direttore….ma c’è un problema dovrebbe essere certa la buona fede del cattolico che scrive l’articolo e che non vi siano intenzioni di voler confessionalizzare la scuola. Per noi atei e laici è molto molto molto difficile fidarsi dopo tutta la seconda parte del 900 con un regime democristiano e confessionale portato avanti anche dal berlusca con gli appoggi dei cardinali e dei papi. E come chiedere a un cittadino dell’est europeo di fidarsi di un comunista.

  • diego

    Il presepe, come il crocefisso ed altri simboli religiosi, vengono tirati in ballo strumentalmente dai cantori stonati dei valori cristiani e ridotti a pura merce di propaganda politica, soprattutto dalla destra clerico-fascista e dal fascio-leghismo alla Salvini.
    Ora, si può gridare all’ennesima provocazione – perché di questo si tratta – sia del preside sia del Salvini, però non facciamone una questione essenziale per le sorti delle nostre povere istituzioni scolastiche, politiche e sociali.
    Tutti noi sappiamo che il dialogo interreligioso si alimenta in ben altro modo e ad altri livelli, anche se fa rabbia constatare come alcuni simboli di fede diventino un pretesto per delle fantomatiche battaglie politiche.

  • Enrico Franza

    All’anima dell’integrazione!! Proibire il presepe ? E’ un invito alla disgregazione!!!

  • valterfiore

    queste “genuflessioni” alle altre culture mi sembrano una follia. Un conto e’ vietare l’espressione di altre culture, sempre che non siamo in contrasto con la nostra (es infibulazione), e su questo gia’ ci sarebbe da discutere visto che non c’e’ reciprocita’. Ma arrivare al punto da rinunciare alla cultura propria per non “offendere” mi sembra di un masochismo senza senso.
    Poi il presepio, come i crocefissi, in una scuola come in altro posto pubblico non dovrebbero esserci… ma questo e’ un’altro discorso.

    • Luisa Alessandrelli

      devono esserci e restarci. ma cosa dice il cervello malato dei nostri politici e degli alti burocrati?

  • Luisa Alessandrelli

    siamo un popolo che merita tutte le critiche possibili. non siamo in grado di difendere la nostra patria, le nostre origini, le nostre tradizioni.

  • oppiti

    Artricolo ottimo,complimenti!