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La scommessa di Orfini, autocoscienza e orgoglio dem

A Laurentino 38 il battesimo del fuoco del commissario del Pd romano: «Dobbiamo aiutare i giudici chi sa parli, chi ha sospetti parli». E Barca farà l'ispettore di circoli, iscritti ed eletti
La scommessa di Orfini, autocoscienza e orgoglio dem

Il battesimo da commissario è stato da shock e Matteo Orfini ha superato la prova.

Una sala troppo piccola – meno di duecento posti – per contenere la folla di militanti, dirigenti e semplici cittadini accorsa all’assemblea organizzata dal Pd sulle mafie. E, fuori, la protesta di una trentina di persone che manifestavano rumorosamente contro il “corridoio Roma-Latina”.

Per un attimo è sembrato che la situazione potesse sfuggire di mano o risolversi comunque in un fallimento, ma dopo poco è stato chiaro che la decisione di spostare l’evento fuori, nel piazzale antistante, era stata quella giusta.

«Non ci aspettavamo questa affluenza, scusate – esordisce Orfini davanti a un pubblico divenuto attentissimo e silenzioso – l’assemblea la facciamo all’aperto, non abbiamo paura neanche di prendere qualche fischio perché forse in questi anni ci siamo stati troppo poco tra la gente».

Parla del “disegno criminale” in cui è rimasta “avviluppata” anche parte della politica. Ripete che «non sarà una strada breve, occorrerà tempo. Non dovremo avere indulgenza, non dovremo avere timore. Dobbiamo capire cosa sta accadendo in questa città». Cita il papa: «La cifra di questa modernità è la solitudine. Dove i corpi intermedi perdono forza e rappresentanza la criminalità più facilmente può incunearsi». Ricorda le misure annunciate da Renzi per cambiare il codice penale sulla corruzione, le spiega.

Velocemente ricorda le cose fatte, tra cui l’autorità anticorruzione, e quelle da fare: decreto Lupi sulla casa da modificare, ius soli da realizzare finalmente. Poi, la gratitudine a Pignatone, e gli applausi sono forti e convinti. «Dobbiamo aiutare i giudici – dice – chi sa parli, chi ha sospetti parli».

E arriva il momento dell’autocritica, una sorta di incitamento all’autocoscienza collettiva di una classe politica: «Ci chiedono: perché non ve ne siete accorti? Dobbiamo essere spietati con noi stessi. Il partito di Roma era organizzato per guerre per bande, il partito ha preso in ostaggio migliaia di militanti, di iscritti, di circoli, ai quali dobbiamo dire grazie perché hanno continuato a tenere alto l’onore. I campi rom? Sorpresi per quello che accadeva nei campi rom? Noi in quei campi non ci andavamo più, eravamo troppo occupati nelle lotte di potere».

Infine, la pars costruens. «La prima risposta è nella politica, tornare a fare politica così, a prenderci anche gli insulti, a fare politica come molti di voi non hanno mai smesso di fare». Rivela che gli iscritti sono passati da 12 mila a 8mila, annuncia che ognuno di loro verrà contattato, i circoli saranno valutati, se qualcuno sarà di quelli che si riuniscono solo per diventare un comitato elettorale «io lo chiuderò». Gli eletti dovranno presentare ogni anno il loro stato patrimoniale aggiornato e versare un contributo al partito che servirà a finanziare i circoli.

A svolgere questa attività ispettiva chiamerà Fabrizio Barca. E bisognerà fare formazione, “una specie di Frattocchie dell’anticorruzione”.

Marino e Zingaretti sono accanto a lui. Orfini li ringrazia per quello che stanno facendo, ricorda che “il sindaco degli altri” (Alemanno) è indagato, «al nostro il prefetto ha chiesto di andare in giro con la scorta». La conclusione è quella dell’orgoglio democratico: gli altri partiti non hanno alcun diritto di criticare il Pd, l’unico partito che sta reagendo con forza alla corruzione. E a Di Maio, vicepresidente della camera di Cinquestelle manda a dire: le istituzioni si rappresentano tutti i giorni e chi le rappresenta non dovrebbe cercare di lucrare un piccolo vantaggio quando le istituzioni sono attaccate dalla mafia.

Anche Zingaretti prima e poi Marino hanno parole di ringraziamento per la Procura, ricordano, ognuno per la propria istituzione, i risultati ottenuti in termini di risparmi, il sindaco è applauditissimo e si concede anche il lusso di ringraziare Lionello Cosentino (anche Orfini lo aveva fatto), l’ex segretario del Pd di Roma, che è lì presente nonostante l’addio amaro di una settimana fa. Militanti lo riconoscono e lo salutano.

Nella piazza dove è sceso il buio e anche il freddo si fa sentire si riconoscono Walter Tocci, Ugo Sposetti, Tommaso Giuntella. A qualcuno sembra di intravedere Umberto Marroni il cui nome è comparso nelle intercettazioni e impreca: «Ma li m…».

Il bilancio di questa prima manifestazione di autocoscienza e di orgoglio dem post shock a prima vista appare positivo. “Con i cittadini, con Roma. Nel mondo reale” recitava il maxi-cartello alle spalle del palco nella sala chiusa. L’assemblea si è tenuta davvero in un pezzo di “mondo reale”, fuori dal centro culturale Elsa Morante, il fiore all’occhiello del Laurentino 38, voluto da Veltroni utilizzando la cosiddetta legge degli “articoli 11″ per la riqualificazione di undici periferie: fondi pubblici e privati, ma poi si è più fatto nulla.

Al Laurentino 38 non c’è neanche una biblioteca, né una stazione di polizia ne’ un ufficio postale. Il circolo del Pd conta 150 iscritti, età medio-alta, solo una trentina di giovani. Però è di quelli virtuosi, che non si fa pagare l’affitto da un singolo deputato o dirigente. Alle primarie fra Bersani e Renzi aveva vinto Bersani, poi Renzi ha prevalso su Cuperlo. Molti di loro ricordano l’antica militanza nel Pci, “i valori e gli ideali”. Ma si impegnano nel sociale anche oggi e vorrebbero poter andare orgogliosi del loro partito.

Oggi il quartiere dei ponti ha tenuto a battesimo l’avvio della ricostruzione del Pd di Roma. Il seguito si vedrà.

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  • Sil Bi

    Giusto questi potevano usare lo slogan “il mondo reale”: evidentemente, fino a ieri Matteo Orfini, romano de Roma e piddino da sempre, viveva nell’Iperuranio, visto che ha il coraggio di dire “chi sa, parli!”