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La ballata borghese di Ian McEwan

Un'altra eccellente prova del sessantaseienne scrittore britannico, che si conferma una delle voci più ispirate della letteratura contemporanea
La ballata borghese di Ian McEwan

La grandezza di un autore come Ian McEwan si misura anche nella capacità di aderire con eccezionale disinvoltura agli schemi narrativi scelti di volta in volta per i suoi romanzi. Commedia, spionaggio, ricerca escatologica: solo gli ultimi tempi offrono un campionario superlativo. Di sicuro con La ballata di Adam Henry (traduzione di Susanna Basso, Einaudi), il sessantaseienne McEwan si conferma come il più classico e il più borghese dei principi della letteratura britannica contemporanea. I protagonisti di questa sua nuova fatica sono giudici, avvocati, professori universitari, e a suo modo anche il personaggio che all’opera dà il titolo, il diciottenne bellissimo e talentuoso che affronta con la sfrontata ed entusiasta cecità della giovinezza il male terribile generatosi nel suo corpo, ha qualcosa a che vedere con l’idea borghese dell’uomo novecentesco, intesa come necessità del superamento della parte più tumultuosa di sé.

Londra, giorni nostri. Adam Henry, minacciato dalla leucemia e da un’educazione chiusa e cupa al credo dei Testimoni di Geova, è un perfetto eroe romantico piombato nella vita apparentemente risolta di un magistrato alle soglie dei sessant’anni, una donna rigorosa e raffinata dedita al lavoro, a una composta quotidianità coniugale e al pianoforte. E forse la spacca in due, o forse no: McEwan è bravissimo, in questo, ci suggerisce che l’intelligenza sa bene quante condizioni servano perché un fatto, anche un cambiamento radicale, possa avere luogo. Niente sarebbe ciò che è senza l’intervento di accadimenti, pensieri, determinazioni ed emozioni dalla natura più svariata.

E quindi, certo, per il giudice Fiona Maye l’incontro con Adam Henry rappresenta un trauma notevole, eppure forse ciò è dovuto anche alla coincidenza per cui l’udienza urgente convocata sul caso – il giovane e la sua famiglia rifiutano la trasfusione di sangue che potrebbe salvargli la vita, l’ospedale in cui è in cura ha chiesto alla giustizia di sostituirsi, con la propria razionalità e la propria ragionevolezza, alla loro volontà – cade nel momento esatto in cui il matrimonio della donna conosce una crisi inattesa e violenta. L’intreccio tra la condizione privata del magistrato e il rapporto con Adam Henry nella narrazione non si compie mai davvero: ben presto è il destino del ragazzo, e ancor di più ciò che il ragazzo comincia a pretendere da lei, a prendere il sopravvento.

cover mcewanBastano poche chiacchiere in una stanza d’ospedale, e un’aria suonata e cantata insieme un po’ per gioco, a dar forma a un legame fortissimo. McEwan rimugina sul dialogo spesso sordo tra religione e ragione, tra morale e diritto, tra diritto naturale e diritto positivo, e nell’impossibile compito di spiegare l’inspiegabile – l’affetto e la fiducia e l’amore che mutano e prendono strade impensate, e la voglia di vivere intensa o mortificata di età differenti – si affida pienamente alla musica, una delle sue grandi e coltivate passioni: «Sentire Adam suonare la commosse, e la turbò nel profondo. Chi prende in mano un violino, o qualunque altro strumento musicale, compie un gesto di speranza che comporta il desiderio di un futuro». Non è forse un passaggio sublime?

La ballata di Adam Henry, come spesso accade nei romanzi di McEwan, si conclude in una sorta di immobilità rarefatta che lascia spazio e tempo per considerare l’infinità delle combinazioni di cui si nutrono le nostre esistenze, le passate, le presenti e le future. È un altro dei tratti che lo rendono uno scrittore poderoso, un punto di riferimento nitido e fermo nel panorama della letteratura mondiale del giorno d’oggi.

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