Odiens STAMPA

Maschio, femmina, The Fall

Settantamila spettatori per la serie britannica, metafora sui rapporti tra uomo e donna. Prodotto "universalista" che spopola in tutto il mondo, perché da noi no?

Ieri sera siamo incappati casualmente, su Sky, in The Fall, miniserie britannica, e non siamo riusciti a staccarcene. Del resto si sa che gli inglesi, a partire dagli elisabettiani, compensano l’incapacità in cucina con l’abilità nel dare senso a plot e character.

Qui i due personaggi principali, il serial killer e l’investigatrice che lo bracca, non si limitano ad essere il primo un banale maniaco del controllo, che uccide per dominare volontà e corpo della vittima, e la seconda una donna esperta, intuitiva e in grado, se serve, anche di sparare. Qui l’eroe e l’antieroe escono dal già visto e ci vengono proposti come i simboli del maschio senza speranza e della femmina senza illusioni.

Lui lavora come consulente nei servizi sociali ed è un affettuoso e dolce papà. Che tuttavia nasconde i souvenir delle sue uccisioni proprio nel sottotetto della cameretta dove dorme la – per di più assai sensibile – figlioletta (ovvero: per trovare l’orrore si deve rovistare dietro la virtù). E uccide donne in carriera molto emancipate (con tanto di vibratore personale nel comodino) per gestirne i corpi come manichini, dopo averli attentamente ripuliti.

Lei non cede la propria persona all’”amore”, sceglie i compagni occasionali quando li trova interessanti, ma sa scaricarli senza tanti complimenti. Conosce i suoi polli, a partire dai media, cioè da noi, e si affretta ad allacciare l’ultimo bottone della camicetta per evitare che tenendo una crudissima conferenza stampa sui delitti tutto si riduca a una sbirciatina del seno dell’investigatrice.
Le due personalità, in sostanza, al di là dei ruoli di killer e poliziotto, possono incontrarsi solo per eliminare l’altro (la suggestione metaforica è ovviamente che la faccenda riguardi l’intero rapporto attuale fra maschio e femmina).

Metafore a parte, resta la questione di fondo: perché l’Inghilterra produce e trasmette (su BBC2, non su un remoto canalino!) un prodotto del genere, e noi no? Chi è il serial killer della nostra capacità di parlare dell’umanità attuale?

Dice l’Auditel che ieri sera a vederci The Fall siamo stati solo in 70.000. Ma prima di sogghignare e tornare a produrre polpettoni sentimentali e tonaca-thriller per il trastullo del pubblico locale, teniamo presente che The Fall, in quanto “universalista”, circolerà sulle piattaforme di tutto il mondo e farà soldi reclutando abbonati alle pay tv che lo inalberano. Che poi è l’unico modo conosciuto per chi voglia emanciparsi dalla cosiddetta dittatura degli indici d’ascolto e della pubblicità. Altro che inventarsi bizzarri canoni editoriali a giustificazione del famoso “servizio pubblico”.

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