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Piccolo Loris, l’indagine a mezzo tv

Possibile che si possa dire tutto? Siamo di nuovo alla serializzazione via media di un omicidio
Piccolo Loris, l'indagine a mezzo tv

È il teatro Grand Guinol di Porta a Porta. È mercoledì sera, la platea è calda. Vespa appare nel ruolo del Padrone di Casa e Burattinaio. Frase che identifica il personaggio: «Ci sarà per la madre un Bossetti che avrà ucciso questo bambino, o no?» detto per scaldare gli animi, poi non interviene mai mentre si azzuffano. Villardita nel ruolo dell’Avvocato Difensore da farsa, solo che questa è tragedia. Frase che identifica il personaggio: «Il processo lo facciamo con i mezzi informatici, ma torniamo anche alla vecchia maniera», detto tutto con pesante accento siciliano. Bruzzone nel ruolo dell’Arpia bionda che cerca di far confessare l’avvocato «Sono sempre per la presunzione di innocenza, eh» detto mentre impila argomenti contro la madre. Tema del canovaccio: lo strangolamento del “piccololoris” (detto tutto attaccato, perché così è stato ribattezzato il bambino dai media, come un personaggio da romanzo, quelli con il nome che suona così bene, ovvio, morbido).

Villardita: «In quella casa c’è silenzio, il bambino forse è vivo…».
Bruzzone: «Vivo con una fascetta al collo, sfido chiunque a gridare con una fascetta al collo».
Villardita: «Ma nessuno ha sentito nulla nel condominio».
Bruzzone: «Ma certo, la modalità esecutiva prevede subito di zittire la vittima!».
Villardita: “Nel condominio, mentre gli avrebbe legato i polsi, strozzato con le fascette… ma questo bambino faceva Taekwondo».
Bruzzone: «Ma stiamo parlando di 10 kg di bambino! Non era Rambo, eh».
Villardita: «E non si ribellava?».
Bruzzone: «Ma stiamo scherzando?».
Villardita: «Non l’ha sentito nessuno?».
Bruzzone: «Cosa si deve sentire? La modalità asfittica è proprio quella privilegiata perché è silenziosa».
Villardita: «Ma con le fascette c’è tutta un’attività preparatoria!».
Bruzzone: «L’asfissia è uno strangolamento, chiaro!».
Villardita: «Lei può gridare quanto vuole ma non avrà ragione mai!».
Bruzzone: «Ma quando mai! Un bambino non percepisce la madre come minaccia».
Villardita: «Ahhhhh, stavano facendo un gioco?».

Intendiamoci. La cronaca nera deve avere spazio, come altra cronaca, sulla nostra tv. Fa parte dell’umano, purtroppo, e tra l’altro di ciò che ci turba di più. È normale restarne (talvolta morbosamente) affascinanti. Possibile però che ormai non ci sia più limite? Che si possa dire tutto. Che di nuovo siamo alla serializzazione via media di un omicidio. Non è che siamo gli unici eh, a fare tv pulp. Basta vedere quel capolavoro sul matrimonio come inferno che è Gone Girl, film che descrive benissimo certi meccanismi da indagine a mezzo tv. Solo che la verità è fuori dal piccolo schermo, ma fingiamo di non saperlo.

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