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Il rublo crolla ancora nonostante lo shock dei tassi

Nella notte la Banca centrale russa rialza da 10,5% a 17% i tassi di interesse. La Coldiretti denuncia: il crollo del rublo taglia di 300 milioni il made in Italy
Il rublo crolla ancora nonostante lo shock dei tassi

Non c’è fine alla crisi russa non più ora sul fronte valutario ma anche su quello azionario. Oggi mentre la Borsa di Mosca è arrivata a perdere il 19%, mai così male dal 1995, sul mercato dei cambi un dollaro è stato scambiato a 80 rubli e un euro addirittura a 100, per poi risalire a quota 90. Il tutto dopo che nella notte la Banca centrale russa ha cercato di correre ai ripari stringendo i cordoni della Borsa: nella notte i tassi sono passati da 10,5% al 17% con una crescita senza precedenti di sei punti e mezzo percentuali al fine di cercare di arrestare il crollo del rublo che solo lunedì ha perso il 10% del suo valore.

Una mossa spettacolare quanto disperata per porre un freno al deprezzamento del rublo in caduta libera ormai dai diverse settimane. La moneta russa, che sta conoscendo la peggiore caduta dal 1998, sconta non solo le sanzioni occidentali legate alla crisi ucraina ma anche la caduta dei corsi del petrolio. Il rublo ha perso dall’inizio dell’anno il 42% del suo valore rispetto all’euro e il 49% rispetto al dollaro.

Di qui l’intervento della Banca centrale russa che, oltre a muovere la leva dei tassi in senso antinflazionistico visto che il costo della vita dovrebbe arrivare a 11,5% su base annua, interviene ormai giornalmente sul mercato a sostegno del divisa russa spendendo finora 5,9 miliardi di dollari senza successo, al fine di contrastare la speculazione che sta mettendo in ginocchio il paese ormai a un passo dalla recessione.

Se il vicepresidente della Banca centrale russa Serghej Shvezov ha definito la crisi non immaginabile un anno fa «neppure nel peggiore degli incubi», il portavoce di Putin ha definito le turbolenze sui mercati «trainate da emozioni ed umori speculativi»; un accenno, neppure troppo velato, all’intenzione del presidente americano Barack Obama di firmare entro il fine settimana nuove sanzioni contro la Russia.

Nei giorni scorsi la Banca centrale russa, conosciuta per la sua indipendenza dalle autorità politiche di Mosca, ha avvertito che il Pil russo nel 2015 potrebbe contrarsi del 4,5-4,8% se il prezzo del petrolio resterà intorno ai 60 dollari al barile.

A fare le spese del crollo del rublo, unito all’embargo Ue a Mosca per via della crisi ucraina, è il made in Italy verso la Russia. Importazioni e acquisti di prodotti made in Italy si sono ridotti di quasi 300 milioni di euro in un solo trimestre. Secondo i dati di un’indagine della Coldiretti nei prime tre mesi dell’avvio dell’embargo, che è scattato il 7 agosto a seguito del conflitto in Ucraina, la contrazione delle esportazioni è stata pari a 169 milioni di euro in valore ad ottobre, di 96 milioni di euro a settembre e di 33 milioni di euro ad agosto.

Tra i settori più colpiti dall’embargo ci sono quelli agroalimentari anche se perdite di quote di mercato si registrano anche in altri comparti. Ad ottobre le esportazioni sono calate su base annua del 15,8% con cali decisamente più pesanti per l’agricoltura (-73,5%), le automobili (-83,4%), i mobili (-21,3%) e l’abbigliamento (-19,4%).

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  • 6aleph

    ma come piace questa russia, non + comunista, infine, con tanti ricchi. ( e i poveri?- cosa sono i poveri ?)