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No, Romano Prodi non è il candidato del M5S per il Quirinale

Il nome del professore ha progressivamente perso appeal presso gli attivisti certificati, unici titolati a esprimere la propria opinione nei referendum online. Ecco perché
No, Romano Prodi non è il candidato del M5S per il Quirinale

Quel nome fu una sorpresa. Quando dall’urna telematica delle Quirinarie organizzate dal M5S per scegliere una rosa di dieci nomi da proporre per la presidenza della Repubblica era uscita la candidatura di Romano Prodi, molti pensarono a una manovra decisa dai vertici del Movimento per tenersi aperta una finestra di trattativa con i partiti.

Le cose andarono diversamente, ma l’ex presidente del consiglio è rimasto, nell’immaginario collettivo dell’analisi politica, la figura più vicina dopo Stefano Rodotà all’idea di presidente espresso dai Cinquestelle.

Un po’ ha contribuito la logicità e il senso strategico che una candidatura del genere rappresenterebbe: avanzando il nome di Prodi, ragionano in molti, il M5S causerebbe un corto circuito dell’asse Pd-Fi, colpendo insieme due punti di frattura: quello della dialettica interna ai democratici, che sulla vicenda dell’ultima elezione del capo dello stato non hanno mai trovato una vera pacificazione, e quello del rapporto con Silvio Berlusconi.

E poi quel nome, esplicitato alle Quirinarie, resta l’unica candidatura di un politico di un altro partito mai sostenuta, anche se mai direttamente, dal Movimento. Da allora però molto è cambiato. Innanzitutto il M5S ha già deciso che sulla partita del Quirinale intende giocare d’anticipo e convocherà una consultazione lampo appena dopo l’annuncio, posto che arrivi, delle dimissioni di Giorgio Napolitano.

E poi il nome di Prodi ha progressivamente perso appeal presso gli attivisti certificati, unici titolati a esprimere la propria opinione nei referendum online. Questo perché al professore di Bologna viene rimproverato di aver portato l’Italia nell’euro a condizioni particolarmente svantaggiose. Uno stigma che nella fase che attraversa attualmente il Movimento è praticamente impossibile da superare.

C’è in ballo il referendum per portare l’Italia fuori dalla moneta unica, ultima trincea politica e comunicativa scavata dal M5S, e più in generale c’è una mutazione genetica, non del tutto digerita dal personale politico Cinquestelle, che ha trasformato una forza politica che giocava su vari tavoli in un movimento monotematico, interessato quasi esclusivamente a quelli economici. Un cambio di pelle che rende le condizioni particolarmente avverse a una reiterazione di quella candidatura al prossimo giro di Quirinarie.

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  • Paolo Sestu

    E poi,diciamocela tutta, il minor gradimento di Prodi da parte dei 5S fa sopratutto comodo al partito renzista in cui coesistono e comandano tutt’ora gli anonimi 101.