Esteri STAMPA

Scontro Obama-Congresso sulle sanzioni alla Russia

I rapporti tra Casa Bianca e Cremlino attraversano una fase positiva, anche sulla crisi ucraina: Kerry ipotizza di rimuovere alcune delle misure contro Mosca. Ma il Congresso tira dritto sulla linea dura
Scontro Obama-Congresso sulle sanzioni alla Russia

La notizia, a una prima lettura, suona così: Barack Obama firmerà entro questa settimana la legge appena approvata dal Congresso per nuove sanzioni contro la Russia. Non vuol dire, però, che la Casa Bianca abbia scelto una linea di scontro col Cremlino. È il contrario, a dirla tutta. Basta ascoltare le parole con cui Josh Earnest, portavoce del presidente, ha dato l’annuncio nel pomeriggio di oggi.

La Casa Bianca nutre «preoccupazione» nei confronti della legge approvata dal Congresso, perché «contiene un linguaggio sulle sanzioni che non combacia con le consultazioni attualmente in corso». Washington e Mosca, ultimamente, hanno ripreso a dialogare. Sulla crisi ucraina, ma anche su molti altri fascicoli, dalla Siria al nucleare iraniano. Nuove sanzioni, al momento, andrebbero contro la linea perseguita da Barack Obama. Anzi, da Londra oggi John Kerry, il segretario di Stato, ribadiva che se si continua di questo passo – verso un allentamento della tensione in Ucraina orientale – l’America potrebbe pensare di rimuovere una parte delle sanzioni contro la Russia. In una fase come quella attuale, col rublo in caduta libera, sarebbe un bel favore a Mosca.

Perché allora firmare la legge? La Casa Bianca è riuscita a ottenere che le nuove sanzioni non siano automatiche, ma vadano implementate dal presidente. E da Pennsylvania Avenue fanno capire che Obama non ha nessuna intenzione di agire in quella direzione.

La reazione della Russia non si è fatta aspettare. «Il Congresso – ha ironizzato il ministro degli esteri Sergei Lavrov – è un gruppo molto speciale di persone: oltre l’80 per cento di chi ne fa parte non ha mai lasciato gli Stati Uniti. Vivono nel loro mondo, quindi non sono sorpreso da questa russofobia». Poi, sulla Casa Bianca: «Vogliamo vedere che cosa farà Obama, perché la legge non è automatica». Per ora pare che Obama voglia proseguire per la sua strada, anche senza il consenso del Congresso.

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