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Consiglio europeo, la sfida di Renzi per alleggerire il patto

L'Ue sarebbe disponibile alla neutralità dei contributi al piano anche se non c'è un accordo per riscrivere le regole degli investimenti
Consiglio europeo, la sfida di Renzi per alleggerire il patto

La sfida c’è e Renzi, nell’ultimo consiglio europeo del semestre di presidenza italiana ma anche il primo per il nuovo presidente della Commissione Juncker e del Consiglio Ue Tusk, intende vincerla.

Si tratta di scorporare gli investimenti nazionali produttivi dal calcolo del deficit e del debito. Renzi – che oggi è salito al Quirinale per affrontare con il presidente della Repubblica e i suoi ministri i principali temi del vertice Ue – ha posto il tema con forza suscitando ieri il gelo di Bruxelles e oggi la reazione del governo tedesco secondo cui «sul calcolo degli investimenti si dovranno seguire la regole del patto di stabilità».

Tuttavia, la partita non si è ancora conclusa e domani con i 28 Renzi intende giocarsela fino in fondo puntando sul fatto che, alla plenaria di Strasburgo, Juncker ha sollecitato la partecipazione di risorse dei singoli stati al Fondo europeo per gli investimenti strategici da scorporare dal patto di stabilità. L’Italia però si spinge anche oltre chiedendo non solo lo scorporo degli investimenti cofinanziati dal piano, ma anche i progetti, cofinanziati dai fondi strutturali, che rientrano nell’agenda 2020.

Se a preoccupare il governo di Roma è stato l’avvertimento lanciato oggi da Juncker secondo cui «si sono fatti passi avanti sul fronte del risanamento; tuttavia resta un debito pubblico troppo elevato che in alcuni stati membri rappresenta un ostacolo agli investimenti», lo stesso presidente della Commissione ha lodato il progetto di interventi sulle scuole messo a punto in Italia.

D’altra parte, “cambiare verso” alle politiche europee è stato l’obiettivo che si è dato il premier con le elezioni comunitarie di maggio, con la formazione della nuova Commissione nel corso dell’estate e l’ancoraggio del mandato di Juncker alla crescita e al piano per gli investimenti. Al centro del confronto del vertice che si apre domani e che si concluderà venerdì prossimo c’è proprio il piano per gli investimenti strategici da 315 miliardi di euro la cui operatività è rinviata alle decisioni di un nuovo consiglio che sarà convocato il prossimo anno.

Oggi la Commissione Ue ha annunciato che si attende i contributi degli stati al piano degli investimenti. Un piano che, per Juncker e il suo vice Timmermans, può anche funzionare senza il contributo degli stati ma che avrà successo solo nella misura in cui «gli stati vi contribuiranno».

Il piano triennale che sarà sul tavolo dei capi di stato e di governo si basa su una dotazione di 21 miliardi di euro, provenienti dal bilancio europeo e dalla Banca europea degli investimenti, come garanzia a un fondo europeo gli gli investimenti strategici al fine di attirare investitori privati.

La capacità di mobilitare risorse sarà moltiplicata se gli stati apporteranno ugualmente le loro garanzie; ogni stato ha sottomesso alla Commissione una lista di progetti nazionali o transnazionali – 2mila sono stati stimati – giudicati prioritari. Tuttavia, il piano suscita una certa perplessità nelle capitali e nel parlamento europeo, tanto più in un clima di sfiducia dei cittadini sulla capacità dell’Ue a risolvere le loro difficoltà.

Di qui la partita italiana in Europa è difficile ma non impossibile, tanto più che nel semestre di presidenza più complicato degli ultimi anni per la transizione da una Commissione all’altra e in un clima economico deteriorato, l’Italia ha imposto i temi della crescita e dell’occupazione nell’agenda europea.

In serata fonti europee hanno spiegato che nel vertice Ue «non ci sarà accordo tra i 28 per riscrivere le regole del patto di stabilità», ma bisognerà accontentarsi di «un trattamento favorevole» alla cosiddetta neutralità dei contributi nazionali al fondo di investimenti. Semmai la discussione sarà rinviata a gennaio quando la Commissione presenterà gli atti legislativi che specificheranno sia la neutralità sia il meccanismo di selezione dei progetti che saranno finanziati.

E un rinvio probabilmente a un consiglio Ue straordinario potrebbe profilarsi per gli aspetti tecnici sulla struttura del fondo anche se la governance sarà decisa nella due giorni che si apre oggi.

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