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Russia alla prova dello shock monetario. Domani la maratona Tv per Putin

Tornano le code nei negozi e le file davanti alle banche come nel 1998 alla vigilia del default. Seconda riunione di emergenza sulla moneta russa
Russia alla prova dello shock monetario. Domani la maratona Tv per Putin

Seconda riunione di emergenza sulla crisi valutaria convocata dal governo di Mosca alla vigilia dell’attesa maratona televisiva del presidente russo Vladimir Putin che domani si collegherà con più parti del paese stretto nella morsa di una crisi economica senza precedenti nei suoi cinque anni di potere.

Dopo essersi deprezzato del 9,5% lunedì e del 7% martedì al punto da infrangere quota 100 sull’euro, il rublo oggi ha tentato di stabilizzarsi scambiato con il dollaro a quota a 68,25 e 85 per un euro. Nel riunire nella sua residenza di Gorki i ministri economico-finanziari, la governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina, i vertici delle autorità fiscali e delle maggiori società esportatrici di energia, il premier russo Dmitri Medvedev ha spiegato che «è nostro interesse rimettere ordine al più presto sul mercato dei cambi. Nessuno, nè i cittadini nè le banche, nè il settore reale ha bisogno di questa instabilità»

Dall’inizio dell’anno il rublo ha perso oltre la metà del suo valore sia a causa del crescente isolamento della Russia dovuto alla crisi ucraina a seguito della quale sono scattate le sanzioni dell’Occidente, sia per la forte caduta del prezzo del petrolio, che rappresenta la principale fonte di ricchezza del paese. Lo shock monetario, che pure fino ad oggi era stato in parte attutito nel paese, da lunedì inizia ad avere serie ripercussioni sui prezzi.

Nei grandi centri commerciali sono riapparse le code che non si vedevano più dai tempi dell’Unione sovietica, con i consumatori impegnati ad effettuare acquisti nel timore che il rublo perda ancora di valore come peraltro accadde nel corso della crisi del 1998 alla vigilia del default. Se infatti l’opposizione liberale non esita a parlare di pre-fallimento della Russia, la crescita dell’inflazione del 10% su base annua ha fatto riaffacciare in questi giorni la doppia etichettatura dei prezzi in rubli e monete straniere in molti negozi, come accadeva negli anni ’90. Sono iniziate anche le prime file davanti alle banche dove molti risparmiatori si sono recati per ritirare i loro risparmi e per convertirli in dollari.

Nel timore dello scoppio di una tempesta perfetta di insolvibilità, la Apple ha sospeso le vendite online di prodotti elettronici (iPhones, iPads e computer) ma anche è stata sospesa la fornitura ai concessionari di aiuto straniere da parte dei grandi distributori, mentre Mc Donald’s ha rivisto al rialzo i prezzi. In crescita per la seconda volta in un mese anche i prezzi dei biglietti aerei del 14%. Senza contare che che se l’aumento dei prezzi dei prodotti importanti alimenta le pressioni inflazionistiche e mette in difficoltà le famiglie russe, preoccupa soprattutto il deprezzamento del rublo che mina i bilanci delle imprese russe indebitate in divise straniere.

Medvedev ha spiegato che il rublo oggi è sottovalutato e non riflette l’attuale situazione dell’economia. Tuttavia la risposta delle autorità russe, fin qui molto misurata e lasciata solo alla politica monetaria con la Banca centrale russa che lunedì sera ha alzato di 6,5 punti percentuali il tasso di interesse portandolo al 17%, non sarà per il momento regolatoria. Medvedev ha definito senza senso «imporre una regolazione estremamente rigida in questa sfera» preferendo auspicare mosse basate sui meccanismi di mercato.

Se per il premier la Russia «ha le riserve necessarie per conseguire tutti gli obiettivi economici e politici», il ministero delle Finanze ha reso noto di aver venduto parte delle riserve in valuta estera per 7 miliardi di euro che si aggiungono ai 10 miliardi di dollari che la banca centrale russa ha immesso sul mercato a partire dall’inizio del mese cercando di difendere il rublo.

A partire dal discorso del 4 dicembre quando non ha menzionato il tema caldo del calo del prezzo del petrolio, domani Putin – che gode ancora di una grande popolarità all’interno del paese – dovrà esprimersi inevitabilmente sulla crisi. Fin qui il Cremlino ha fatto sapere che spetta al governo risolvere la crisi, ma non c’è dubbio che domani Putin non potrà fare finta di niente e le sue parole sono molto attese per cercare di capire quali sono i suoi orientamenti politici.

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  • maurizio sorrentino

    C’è poco da compiacersi per il crollo indotto dagli Usa e soci del rublo…pensate se la Russia ….non ci(alle banche europee) pagasse puntualmente i rientri sui mutui…..se chiudesse(a ragione) il rubinetto del gas,noi ci troveremo avendo baciato il culo di Obama,senza soldi e niente per far funzionare le fabbriche ….ci resta solo da sbattere la testa contro lo spigolo del muro più vicino,coglioni che non siamo altro!

    • Lucio Orlando

      L’epiteto…..vale solo per chi lo ha scritto, evidentemente – dell’Ucraina la Russia ne poteva tranquillamente fare a meno, invece hanno preferito mostrare i muscoli ed ora raccolgono i risultati…..

      • Michele Bean

        eee purtroppo il problema è ben più complicato… mia moglie e di li e il problema è che gli USA si sono comperati il 49% delle pipelines del gas che passano per l’Ucraina quindi il serbatoio sono i russi gli utilizzatori sono gli europei e i proprietari del rubinetto sono gli americani… Poi i russi non militari ma civili sono entrati ad aiutare in Ucraina i popoli russi che fuggivano dai nazisti che stanno al governo. Se fosse che il governo di Kiev andava a salvare i popoli presi ostaggio dai ribelli perchè questi “da salvare” scappavano verso la Russia e non il contrario? E’ in atto una profonda pulizia etnica e stanno cercando un pretesto per entrare in Europa indebolendo anche l’esercito russo che a sua volta ha nelle fabbriche Ucraine la fonte di molte delle parti fondamentali dei loro mezzi militari: navi,aerei,carriarmati, ecc.