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Italicum 2.0, perché Berlusconi cede sull’accordo con il Pd

La legge elettorale prima, poi si aprono le urne per eleggere il successore di Napolitano. Il capo di Forza Italia fa una inversione a "U" per poter pesare di più nel voto per il Quirinale in quanto primus inter pares delle opposizioni
Italicum 2.0, perché Berlusconi cede sull'accordo con il Pd

Alla fine Berlusconi s’è convinto. Dunque via libera alla nuova road map accelerata di Renzi. La paura che il premier-segretario del Pd nasconda in tasca la rivoltella carica delle elezioni anticipate non è del tutto fugata. Ma dopo mesi di tira e molla e di tentativi di menare il can per l’aia, il Cavaliere non ha avuto più scelta. Più garanzie di quelle che ha finora potuto incassare contro il rischio di ritorno anticipato alle urne Berlusconi, realisticamente, non poteva averne.

Perciò o con Renzi oppure il patto del Nazareno sarebbe andato in frantumi: ma in mezzo ai cocci sarebbe finita anche la comprensibile aspirazione di Berlusconi di poter concorrere alla scelta del nuovo presidente della repubblica da una posizione più vantaggiosa di quella di un qualsiasi oppositore tout court. Finché il patto regge, Berlusconi rappresenta di fatto il primo cerchio politico, un primus inter pares nelle opposizioni, con cui il Pd e la maggioranza di governo si confronteranno per la scelta del successore di Giorgio Napolitano.

Così, negli ultimi giorni, Forza Italia ha abbandonato il velleitario diktat in base al quale prima si sarebbe dovuto eleggere il nuovo presidente della repubblica e soltanto poi si sarebbe approvato l’Italicum. Del resto che altro fare? Oggi in mano Berlusconi si ritrova un documento  nero su bianco della maggioranza di governo che esclude un ritorno alle urne prime della scadenza naturale del 2018, accompagnato da altre garanzie accessorie come le reiterate dichiarazioni pubbliche del premier che ribadisce di essere intenzionato a portare a compimento le riforme avviate.

L’ultimo tassello che ha fatto definitivamente optare Berlusconi per un via libera all’intesa è la data certa dell’entrata in vigore della nuova legge elettorale, presumibilmente nel settembre 2016. Quale convenienza avrebbe mai, Renzi, ad andare al voto prima con il proporzionalissimo Consultellum senza premio di maggioranza?

Perciò oggi il ministro Boschi ha potuto annunciare ufficialmente quel che era nell’aria. Berlusconi cede. Nonostante le differenze di merito che restano sul punto del premio di lista e della soglia di sbarramento nell’Italicum 2.0 c’è l’accordo tra Pd e Forza Italia sulla road map: prima le riforme poi il Quirinale. L’inverso di quel che fino a poche settimane fa chiedeva Berlusconi.

«Sui tempi c’è sempre intesa con Forza Italia», ha detto Maria Elena Boschi, ministro per le riforme e i rapporti con il parlamento. «Il calendario – ha spiegato Boschi – prevede che l’8 gennaio saremo in aula alla Camera con la riforma costituzionale e contemporaneamente al Senato procediamo con la legge elettorale», poi il Quirinale.

«Il Capo dello stato ancora non si è dimesso e non possiamo bloccare tutto in attesa di una data che non si sa quale sarà. Su questo anche Forza Italia è d’accordo». Sui tempi di esame della legge elettorale deciderà la capigruppo: «L’esame dell’Italicum in aula comincerà ai primi di gennaio, forse anche prima», ha ipotizzato parlando con i giornalisti.

La data, con precisione, la fisserà domani un’apposita riunione della conferenza dei capigruppo di palazzo Madama già convocata dal presidente Grasso.

Le affermazioni del ministro Boschi sono state la vidimazione ufficiale delle indiscrezioni riferite da alcuni quotidiani, in particolare Repubblica, che davano per stipulato l’accordo.

Le ricostruzioni parlano di un’intesa che sarebbe stata siglata tra lo “sherpa” Denis Verdini e Luca Lotti a Palazzo Chigi, che porterebbe Fi a votare sulla legge elettorale prima dell’elezione del capo dello stato. Come ha ribadito lo stesso presidente del consiglio Matteo Renzi, entro il 20 gennaio si voterebbe su Italicum e riforme costituzionali e subito dopo per eleggere il successore di Giorgio Napolitano al Colle. La data di entrata in vigore dell’Italicum sarebbe il frutto dell’ultima mediazione Pd-Fi, conclusa con un accordo sul settembre 2016.

«Una volta quindi approvato l’Italicum al senato a gennaio con una data certa di entrata in vigore, dal punto di vista tecnico, trattandosi di una legge molto breve modificata solo in qualche punto, la lettura finale alla camera potrebbe infine avvenire in pochi giorni», scrive in un articolo il costituzionalista Stefano Ceccanti. E chissà, in questo senso, quale fondamento abbiano le affermazioni di Giovanni Toti, la “voce” di Berlusconi: «Secondo me – ha detto – Napolitano si dimetterà dopo il 23 gennaio, alla fine di gennaio». Se così fosse, ci sarebbe teoricamente il tempo, da parte della camera, di votare le modifiche all’Italicum che sarebbe così approvato in via definitiva prima dell’elezione del nuovo presidente della repubblica.

Sulla centralità del processo di riforme il ministro Boschi ha insistito anche in aula a Montecitorio: «Le riforme costituzionali sono un tema centrale per l’azione di questo governo», ha detto ricordando «tre mesi di lavoro intenso in commissione affari costituzionali alla Camera». Ringraziando «gli esponenti della maggioranza e di Fi che hanno collaborato attivamente sostenendo la riforma del governo», ma anche «l’opposizione che ha dimostrato di privilegiare il confronto nel merito rinunciando a strumenti di rallentamento del percorso con senso delle istituzioni e responsabilità».

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  • Kimor Rossi

    naturalmente l’accordo è stato fatto senza discuterlo nella direzione di domenica?

  • campanellina88@hotmail.it

    Ma come fa il pd a pensare di essere credibile, quando si vanta dei suoi accordi con Verdini e B. Ma chi vi vota più.