Cultura STAMPA

Virna Lisi, il fascino di quell’eleganza sobria

La scomparsa ieri notte della signora del cinema italiana. Un esempio di bravura, classe e discrezione
Virna Lisi, il fascino di quell'eleganza sobria

Qualche anno fa, alla Mostra del cinema di Venezia, mi sono ritrovata a consegnare il premio Diamanti al Cinema ad alcuni attori, fra cui Virna Lisi. Al contrario di altre e più giovani colleghe, era stata di una grazia e di un’educazione encomiabile, aspettando con calma il suo turno, senza atteggiamenti divistici e senza capricci da primadonna.

Virna Lisi era una signora: caparbia, a volte anche polemica, sempre molto autonoma nel modo di pensare (e di esprimere il proprio pensiero), ma mai volgare, mai fuori tono, mai men che dignitosa. Era di una bellezza imbarazzante, tanto evidente da nascondere la sua bravura di attrice: in ogni fiction televisiva, più ancora che in ogni sua interpretazione cinematografica, la sua presenza sollevava immediatamente il tono del racconto, e condizionava fortemente anche gli altri attori, che si sintonizzavano subito sulla sua maniera composta.

In Sapore di sale di Carlo Vanzina il suo ritratto di una bellissima donna matura trascurata dal marito e innamorata della poesia era straziante, e molto al di sopra del livello generale di un film peraltro affatto disprezzabile.

Quando a Hollywood le chiesero di interpretare l’italiana focosa e sopra le righe in Come uccidere vostra moglie, la Lisi fu la prima a stupirsi: non solo era fisicamente assai lontana dalla bellezza mediterranea che il pubblico d’oltreoceano si aspettava da un’attrice del nostro paese, era anche pacata, discreta, mai eccessiva. La sua parentesi americana durò poco da un lato perché lei non era abbastanza ambiziosa e abbastanza interessata, dall’altro perché i registi yankee non sapevano come gestire il suo personaggio, così poco “italiano”. I suoi colleghi però l’hanno sempre ricordata con stima e affetto, da Jack Lemmon a Tony Curtis a Frank Sinatra, che per lei aveva una vera passione.

La carriera di Virna Pieralisi in patria ha seguito alti e bassi che hanno coinciso anche con la sua scelta di essere prima di tutto moglie e madre. Ma non per questo amava meno il suo lavoro di attrice, che ha continuato a coltivare anche lontana dai riflettori. Nel 1980 il David di Donatello per La cicala, il primo ruolo a negare la sua abbagliante bellezza, poi il David e il Nastro d’Argento per Sapore di mare. Per La regina Margot è stata premiata a Cannes, e sul set di Cristina Comencini è diventata la rigida e trattenuta protagonista, versione anziana, di Và dove ti porta il cuore.

Virna Lisi ha continuato a lavorare perché, al contrario di molte sue coetanee, ha accettato serenamente di invecchiare, mostrando che ci sono donne interessanti a tutte le età, e che la bellezza non è solo una questione di seni turgidi e visi levigati.

Torniamo a quella cerimonia alla Mostra del cinema: vista da vicino, vicinissimo, Virna era di una bellezza che stordiva, assai più seducente delle ragazze che la circondavano, tese alla ricerca ansiosa delle luci dei riflettori. Perché lei era un’attrice di classe, e una donna di gusto: il nostro.

TAG: