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Al Quirinale ci vuole un «manovratore» non un notaio

In un momento così difficile l’indicazione di un candidato con le qualità “professionali” necessarie per l’attività presidenziale spetta solo al Pd

L’Italia è un paese difficilmente comprensibile che esprime una classe politica prevalentemente orientata ad occuparsi dell’albero e non della foresta, così privilegiando interessi singoli e non quello generale.

Le insopportabili diatribe nel Pd a livello nazionale e locale, le solite berlusconate, supportate da dichiarazioni etiche forziste, una roba davvero macchiettistica, l’invocato riformismo di destra di Alfano, che dimostra la non conoscenza delle storie politiche che hanno attraversato il nostro paese, per le quali la destra è un avversario acerrimo del riformismo, l’incapacità creativa dei Cinque Stelle e quindi la loro inutilità, il tutto supportato dalla vicende Mose, Expo, Roma Capitale (la mafia è un’altra storia), con il primato della corruzione in Europa, ci rendono vulnerabili ed inducono la gente comune alla rassegnazione qualunquistica ed al non voto. Senza dimenticare che povertà e disoccupazione se non si produrrà lavoro potranno esplodere in manifestazioni quotidiane violente.

Giorgio Napolitano è stato, ed è e credo lo sarà anche in un ruolo diverso, in questi terribili nove anni unici nella storia repubblicana, il nostro garante planetario.

Basta ricordare ed analizzare le sue indicazioni e le sue scelte con onestà intellettuale per capirlo. Al di là delle sciocchezze di Grillo e di Travaglio. Nel quale la vena comica ed attoriale è ormai prevalente come ha dimostrato dalla Gruber anche faccialmente. E farsi aiutare da traduzioni di editoriali esteri per rendersi conto che le decisioni del presidente erano le uniche da prendere nell’interesse generale del paese può essere utile alla comprensione del divenire di questi nove anni.

Purtroppo, e prego il presidente di non arrabbiarsi, la sua “imminenza” mi preoccupa. Il panorama obiettivamente non offre un asse ereditario cospicuo, una ridda di nomi, alcuni davvero divertenti, mentre altri, penso a Cacciari, non ce ne sono.

Il momento è difficile. Il futuro difficilmente scrutabile. Ci vuole quindi un “manovratore” capace politicamente e costituzionalmente colto perché le prerogative del capo dello Stato, con buona pace di quelli che le ritengono solo notarili, sono fondamentali in situazioni complicate, nebbiose come quelle nelle quali versano l’Italia e l’Europa. Orfini ha detto che l’erede di Giorgio Napolitano dovrà rassomigliargli. Non è semplice ma culturalmente è possibile. E l’indicazione spetta solo al Pd che dovrà presentare un candidato con qualità “professionali” per l’attività presidenziale. Gli altri potranno condividere, eventualmente suggerire, o si andrà avanti come previsto dalla Costituzione. Pd che è l’unico vero punto possibile di riferimento per l’esterno.

È necessario uno sforzo unitario per il raggiungimento degli obiettivi governativi ed europei. Soluzioni divisive, ricorsi elettorali non giovano e non sono propedeutici di risultati positivi. La spaccatura del Pd dimostra solo, ancora una volta, l’incapacità di essere tutti insieme sinistra di governo. Rivedere l’intervista della Gruber da Floris e leggere quella concessa dal Rossi di Toscana al Corsera può essere un esercizio utile per tutti coloro che vogliono rompere su questo governo.

Certo, anche Renzi dovrà trovare quelle mediazioni che sono necessarie in politica. Quindi uno sforzo di intelligenza comune di tutte le parti in gioco. Del resto il capo dello Stato anche il 16 ed il 18 dicembre ha disegnato l’unico futuro possibile, accettabile per il paese. La classe politica e dirigente che non capisce o è in malafede o è da ricovero in una casa di cura per singoli minus habens.

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