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La prescrizione colpisce ancora: tutti assolti gli imputati della discarica Montedison di Bussi

Il reato da disastro ambientale è stato derubricato a disastro colposo, ma secondo l'Avvocatura dello stato le acque sono ancora inquinate
La prescrizione colpisce ancora: tutti assolti gli imputati della discarica Montedison di Bussi

Un disastro ambientale provato e impunito: dopo cinque ore di camera di consiglio la Corte d’assise di Chieti ha assolto tutti gli imputati coinvolti nel processo per la megadiscarica dei veleni di Bussi sul Tirino, nel pescarese.

Gli imputati erano 19, tra ex amministratori, ex dirigenti e tecnici della Montedison accusati a vario titolo di disastro colposo, di disastro ambientale e di avvelenamento delle acque. Secondo l’Avvocatura dello stato, i rifiuti tossici contenuti nella discarica stanno ancora inquinando le falde che alimentano le acque superficiali della Val Pescara, dopo aver contaminato per anni l’acqua bevuta da almeno 700 mila persone.

Il reato di disastro ambientale è stato dalla corte derubricato in disastro colposo e quindi non si dovrà procedere perché è intervenuta la prescrizione.

I pm del Tribunale di Pescara Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini avevano chiesto 18 condanne e un’assoluzione e pene da 4 a 12 anni e otto mesi con una sola richiesta di assoluzione.

La scoperta della discarica più grande d’Europa, con 25 ettari di rifiuti tossici, risale al 2007, dopo oltre un anno di indagini del Corpo forestale dello Stato.

Per gli avvocati della difesa, la discarica Tremonti era stata realizzata in un periodo – dal 1963 al 1971 – in cui non esistevano le norme di tutela ambientale. Uno degli imputati, Mauro Molinari, era difeso dall’ex ministro Paola Severino, che ha definito gli imputati «dei semplici capri espiatori. Non hanno mai dato questa mela avvelenata volontariamente e non volevano uccidere nessuno».

«Una vera vergogna» è stato il commento di Legambiente.

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