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Quirinale, Renzi: maggioranza qualificata o semplice purché si elegga

Il premier: «Sarebbe un fallimento non eleggerlo. Che arrivi al primo, quarto, settimo giro...». Gratitudine a Napolitano che ha «salvato le istituzioni». Ironie su Salvini e Grillo: «Beppe torna a fare il comico grazie al Pd»
Quirinale, Renzi: maggioranza qualificata o semplice purché si elegga

Matteo Renzi, premier-segretario del Pd  non considererebbe un «fallimento politico» una eventuale elezione del prossimo presidente della repubblica con la maggioranza semplice e non invece con la maggioranza qualificata dei votanti. «Considererei un fallimento – ha detto tra l’altro Renzi a Radio 105 – se non si eleggesse. Che arrivi al primo giro, al quarto giro, al settimo giro» delle votazioni «non è questo il punto, non è la maggioranza qualificata o la maggioranza semplice».

«Io spero che, quando sarà il momento, il presidente della repubblica sarà eletto con il più alto consenso possibile. Come Pd, faremo di tutto perchè questo succeda», ha aggiunto il premier. «Il capo dello Stato c’è, ci sarà finchè deciderà di esserci. Per me Giorgio Napolitano è un grandissimo italiano che ha fatto il bene del nostro Paese», ha continuato Renzi. E a chi contesta il presidente, Renzi ricorda che «bisognerebbe dire che lo ha fatto per salvare le istituzioni in Italia, perchè i partiti politici – con una figuraccia storica – non erano stati capaci di mettersi d’accordo. Il rispetto istituzionale politico e personale e la gratitudine per Napolitano dovrebbero essere caratteristiche di tutti gli italiani».

Fino al 2018 testa bassa
Il presidente del consiglio ha anche ribadito la sua contrarietà a scenari di elezioni anticipate e l’intenzione di voler portare al traguardo della scadenza naturale di fine legislatura il suo governo: «Non ho tempo per preoccuparmi di  eventuali giochi politici, quelli arriveranno nel 2018. Per adesso, da qui al 2018 testa bassa e lavoriamo per l’Italia». Quanto a Matteo Salvini, che lo considera il suo «maggiore competitor», Renzi ha ribattuto ironicamente: «Se Salvini lo ha detto mentre si spogliava per la copertina di Oggi allora non ha competitor, lascio totalmente a lui le copertine e il resto».

Agli attacchi di Salvini che lo aveva definito «strumento nelle mani di Bruxelles», Renzi ha poi replicato affermando che l’attuale segretario della Lega «sta a a Bruxelles da quindici anni e fa l’europarlamentare da tre legislature, se voleva cambiare qualcosa poteva farlo: perchè non l’ha fatto?».

Il premier-segretario ha anche ha risposto alle battute sarcastiche di Beppe Grillo sulle iniziative di fund raising democratiche: «Io ho fatto cene di autofinanziamento per il Pd, una a Milano e una a Roma. Visto come sto ingrassando, le mie cene sono un po’ un problema, lo dico con grande rispetto a Beppe Grillo».

In bocca al lupo, Beppe
«Ho visto che Grillo ha deciso di ripartire per il tour – ha aggiunto Renzi –lo farà il 13 marzo da New York. Io credo che abbia finalmente ricompreso la sua vocazione e credo che il risultato del Pd alle elezioni europee 2014 abbia avuto un grande merito, sia stato un risultato storico per l’Italia restituendo un talento della comicità come Grillo al suo palcoscenico naturale. In bocca al lupo Beppe, fai un grande tour anche per noi!».

«Io ho bisogno di volontà, di un’Italia che non si rassegna, che non sta soltanto a lamentarsi e a piagnucolare», ha detto ancora il presidente del consiglio. «C’è un’Italia divisa in due: da una parte chi vedendo le difficoltà, che ci sono e guai a chi le nega, comunque ci prova. Io sono uno di quelli che non dice “ragazzi, è tutto facile”. Io dico: no, è salita, ma se ce la mettiamo tutta siamo in grado di vincerla. E dall’altra parte c’è chi urla, la rabbia, inventa un nemico, come accade ai movimenti di protesta, e dice “tanto non ce la faremo mai”».

Più veloci con l’Europa
Renzi, all’indomani del consiglio europeo di Bruxelles, ha sottolineato che «in Europa la discussione è stata bella tosta, però è stata discussione vera. Ci sono due elementi importanti: si va, anche se dovremmo essere ancor più decisi e veloci, verso un meccanismo in cui si sblocca un po’ questo patto di stabilità, questa impossibilità di fare spese per investimenti. Dall’altra una piccola cosa, un po’ colpa nostra,che abbiamo cercato di rimediare: ci sono certi interventi su cui i fondi strutturali europei erano in ritardo, per esempio Pompei: quante volte abbiamo letto che stiamo spendendo male i soldi per Pompei? Ieri abbiamo fatto una norma, un accordo nel documento finale a Bruxelles, per cui ipotesi come quelle di Pompei possono proseguire senza dare soldi indietro».

«Io non voglio sforare il 3 per cento – ha detto ancora il presidente del consiglio – perché voglio rispettare le regole. Voglio cambiare le regole in prospettiva, ma regole condivise. Non mi va di dire “c’è una regola ma io non la rispetto”, non voglio cambiarle a mio piacimento».

Non basta prendere tanti voti
Il Patto di Stabilità e Crescita stato firmato 25 anni fa dall’Italia, «è stato ulteriormente complicato e ”irrobustito”, diciamo così, dalle leggi italiane del 2012», ha aggiunto il presidente del consiglio. «L’Italia, due anni fa, ha deciso di rendere ancora più stringenti queste regole europee. Io non c’ero, non posso essere uno di quelli che dice ‘non lo rifarei’, ma chi c’era prima di noi ha deciso di essere ancora più rigido, ancora più severo, ancora più austero. Oggi non è che tu ti alzi la mattina e dici: “Sai che c’e'? Facciamo come ci pare”».

«Quando si sta in una comunità non è che ognuno fa le regole a suo piacimento. E non è vero nemmeno che basta prendere tanti voti per diventare improvvisamente quello che cambia le cose. In Europa bisogna fare tanta fatica per cambiare le cose».

Quanto all’alto numero di voti di fiducia chiesti dal suo governo, finora ben 32, Renzi non sembra affatto intimorito dalle critiche e ritiene in questa fase il ricorso a quello strumento indispensabile a garantire il cronoprogramma delle riforme: «Posso garantire che aumenteranno…».

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