Cultura STAMPA

Obey, lo street artist che ha disegnato la sagoma di Obama, in mostra a Napoli

Diventato una celebrità con i suoi manifesti in sostegno alla campagna presidenziale di B.O. nel 2008, Shepard Fairey aveva iniziato a farsi conoscere ben oltre i confini degli Stati Uniti già negli anni Novanta. Ora una cinquantina di opere dell'artista sono esposte al Palazzo delle Arti
Obey, lo street artist che ha disegnato la sagoma di Obama, in mostra a Napoli

Divenuto una celebrità con i suoi manifesti in sostegno alla campagna presidenziale di Obama nel 2008, lo street artist Shepard Fairey aveva iniziato a farsi conoscere ben oltre i confini degli Stati Uniti già negli anni Novanta, sia tempestando le strade delle grandi città di adesivi che avrebbero finito per generare un singolare fenomeno mediatico, sia attraverso molteplici manifesti dal messaggio pacifista durante gli anni dell’ultima guerra con l’Iraq.

Una selezione di una cinquantina di opere dell’artista nato a Charleston nel 1970, nella Carolina del Sud, in arte oggi internazionalmente noto semplicemente con lo pseudonimo di Obey, è in mostra per la prima volta in uno spazio museale italiano, il Palazzo delle Arti di Napoli, dove fino al prossimo 28 febbraio sarà possibile ripercorrere la sua evoluzione stilistica. Tra le varie stampe in serigrafia, collage e opere su carta, è la tela in grande formato Capitol Hill l’icona della mostra, con l’immagine di Obama che torna al centro della scena con il caratteristico trattamento cromatico a lui riservato dall’artista al tempo della prima candidatura alla Casa Bianca.

L’opera di Obey affonda le proprie radici nell’arte di strada, così come prende spunto dalla cultura popolare, dalla musica o dalla grafica della propaganda politica del passato più o meno recente, finendo anche in progetti commerciali, per la produzione di gadget, abbigliamento e lavori su commissione per grandi aziende. Lo stesso interesse per la politica di Obey è sin dagli inizi importante per le potenzialità dell’arte nel sensibilizzare i cittadini. I suoi messaggi diffusi attraverso strumenti tradizionali, quali manifesti e adesivi attaccati abusivamente per le strade, sono presto arrivati anche sul web grazie ai social network, come nel caso della campagna di Obama.

Come ricostruisce la studiosa Sabrina De Gregori nel bel libro illustrato Shepard Fairey in arte Obey, uscito per Castelvecchi, l’artista statunitense aveva creato l’immagine del candidato Democratico, plasmato dai tipici colori della bandiera americana, senza sapere che sarebbe stata ripresa da chi lavorava alla campagna elettorale. Con la parola “Hope” in calce, finirà per diventare un’icona dalla straordinaria efficacia comunicativa in favore del cambiamento dello status quo, alla quale sarà riconoscente lo stesso Obama, che una volta divenuto presidente scriverà all’artista una personale lettera di ringraziamento.

TAG: