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Renzi, sul Quirinale appello alla responsabilità Pd. Berlusconi apre a un presidente con «radici» a sinistra

Il premier-segretario: «Molto dipende da noi. Non replicheremo gli errori del 2013». Mentre il capo di Forza Italia tende la mano ai dem: «Guardiamo alla persona, non importa se di questa parte o quell'altra». Da Ndc spunta il nome di Padoan
Renzi, sul Quirinale appello alla responsabilità Pd. Berlusconi apre a un presidente con «radici» a sinistra

Berlusconi apre ad un candidato del Pd per il Quirinale, Renzi incassa soddisfatto il segnale di disponibilità del Cavaliere ma non si sbottona. Il messaggio del premier-segretario del Pd, nel giorno in cui il leader di Forza Italia non esclude di poter votare anche la figura di un esponente democratico per la successione a Napolitano, purché «sia un garante per tutti quanti», è rivolto soprattutto al suo partito ed è un appello alla responsabilità.

La scelta del successore di Giorgio Napolitano al Quirinale dipende in gran parte dalle scelte del Pd, che può contare su una base di partenza di 460 grandi elettori tra parlamentari e delegati regionali, ma i Dem devono stare attenti a non replicare gli errori del 2013: questo è quel che ha detto Matteo Renzi ha rivolto ai parlamentari riuniti al Nazareno per uno scambio di auguri, secondo quanto riferito da diversi partecipanti all’incontro.

«Dipende molto da noi – avrebbe detto il premier – perchè partiamo
da 460 grandi elettori. Ma dobbiamo evitare di replicare gli errori del 2013», ha aggiunto Renzi senza citare esplicitamente l’azione dei franchi tiratori che impallinarono prima Franco Marini e poi Romano Prodi nelle votazioni per il capo dello stato «e dobbiamo evitare divisioni».

«Quando sarà il momento di scegliere il successore di Napolitano
il Pd farà la sua proposta e poi, ovviamente, si cercherà l’accordo con gli altri partiti», ha spiegato ai giornalisti dopo il brindisi di fine anno al Nazareno il ministro Maria Elena Boschi. «I partiti della maggioranza – ha detto interpellata a proposito del ruolo di Ncd – saranno i primi interlocutori».

Quanto al coinvolgimento di M5S al tavolo delle trattative, il ministro ha aggiunto: «Mi sembra prematuro parlarne, comunque saranno sentiti tutti i gruppi parlamentari. Il nome dovrà essere ampio e condiviso ma nessuno avrà potere di veto: Renzi è stato chiaro».

E’ stata un’intervista quasi “estorta”, conclusa dalla raccomandazione «non mi faccia dire niente», quella di Silvio Berlusconi sul nodo dell’elezione del presidente della repubblica. Una conversazione del leader di Forza Italia con Claudio Tito di Repubblica sulla scelta e sull’elezione del successore di Napolitano, prossimo alle dimissioni.

«Noi guardiamo alla persona. Non ha importanza se è di quella parte o di quell’altra. Non va giudicato se ha radici in un’area o in un’altra. Si deve trattare di una persona seria, accettata da tutti. Deve essere un garante per tutti quanti», è il concettop di base attorno al quale ruota la chiacchierata di Berlusconi.

L’ex presidente del Consiglio spiega che preferirebbe non esporsi. Afferma che gli hanno «attribuito l’indicazione di Giuliano Amato», ma «non è vero. Io ho tracciato un’identikit». «Qualunque cosa io dica, verrebbe interpretata come il tentativo di bruciare questo o quel candidato. E io non voglio bruciare nessuno».

Poi ancora torna sul patto del Nazareno e sui punti di connessione, o meglio di proiezione, di quel patto sulle riforme anche sulla partita del Quirinale. Berlusconi ribadisce che la scelta congiunta del presidente della Repubblica «è una logica conseguenza del fatto che noi stiamo partecipando all’approvazione delle riforme». Ma il nome del prossimo presidente «non fa parte» del patto del Nazareno, chiarisce il leader di Forza Italia. Però «vedo che il presidente del Consiglio continua a dire che il successore di Napolitano va scelto con il concorso di tutti. Con il concorso nostro, della Lega, del Movimento 5 Stelle. È giusto così, siamo d’accordo».

Perciò Berlusconi mette a disposizione i «150 grandi elettori» di Forza Italia, che – risponde a Tito – voteranno compatti perché «non mi pare che ci siano divisioni».

Mentre Angelino Alfano sottolinea che è tempo che al Quirinale torni un cattolico, dalle file di Ncd sale la voce di Roberto Formigoni che, pur concordando con il segretario del partito, estrae dal cappello il nome di Pier Carlo Padoan, ministro dell’economia: «E’ un nome che potrebbe rientrare nel novero degli eleggibili perché non credo che su di lui ci siano veti». E’ il segno che le grandi manovre per il Colle sono iniziate anche dalle parti del neonato gruppo denominato Area popolare che salda Ncd, Udc, pezzi di scelta civica e Per l’Italia-Centro democratico e al quale fanno capo, al momento, 67 parlamentari tra deputati e senatori.

Salvini, dal versante Lega, sembra volersi chiamare fuori dalla partita. «Non me ne frega niente, tanto ha i numeri e sceglierà Renzi», ha detto il segretario del Carroccio. E però, fatta questa premessa, Salvini non esclude la possibilità che la Lega possa schierarsi a favore di un candidato di
centrosinistra, a certe condizioni: «Dipende dai nomi. In Italia purtroppo se non sei di sinistra difficilmente vai a ricoprire alcuni ruoli. Se propongono Prodi o Amato però, altro che scarpe, ci togliamo anche il giubbotto perché sono dei complici di questa situazione disastrosa». Ma in generale «c’è
gente positiva ed equilibrata anche a sinistra: ci sono amministratori locali molto in gamba». Dopo il no sui nomi di Prodi e Amato, Salvini boccia anche un’ipotesi Chiamparino («Sei mesi fa avrei detto sì, ora dico no») ed esprime perplessità su una candidatura della Finocchiaro.

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  • Rodolfo Valentino

    La combriccola dei mafiosi.

    • Luca Priori

      Ci va lei a fare il prossimo Presidente?

  • Paolo Sestu

    Non è che Berlusconi voglia proporre Giuliano Ferrara o Sandro Bondi?