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Camera, scontro innovatori-continuisti sul nuovo segretario generale

Fumata nera per la poltrona più importante dell'aristocrazia burocratica. Boldrini fa asse con il capo dei gran commis uscente, ma Il Pd vuole cambiare verso
Camera, scontro innovatori-continuisti sul nuovo segretario generale

Se dal mattino si vede il buongiorno, la fumata nera per il segretario generale della camera dei deputati, oggi a Montecitorio, non è un buon viatico per l’elezione del nuovo presidente della repubblica.

I fronti sono netti e lo scontro è durissimo, nonostante il tentativo di ovattarlo e di camuffare felpatamente le mosse politiche attorno alla conquista di una delle poltrone più importanti e ambite dell’intera pubblica amministrazione italiana e del suo più elevato rango: quella del capo dei funzionari della camera, una figura è un po’ lo stendardo di tutti i grand commis degli organi costituzionali, la carica storicamente più strategica e in qualche modo la più “politica” tra quelle “tecniche” dell’aristocrazia burocratica italiana nello snodo e nel rapporto con i partiti.

Quel che sta avvenendo dietro le quinte è esattamente quel che era ineluttabile destino che avvenisse, dopo oltre un quindicennio di regno di Ugo Zampetti, segretario generale uscente ma ancora in carica. Ex capo del servizio assemblea, succeduto al precedente segretario generale Mauro Zampini, Zampetti fu nominato segretario generale dal 1999, sotto la presidenza di Luciano Violante ed è rimasto al vertice dell’amministrazione di Montecitorio per  cinque legislature.

“Radio-Montecitorio”, ovvero il tam-tam che raccoglie e fa rimbalzare le voci di corridoio dei funzionari, descrive così lo scontro in atto. L’uscente Zampetti, a poco più di una settimana dalla pensione, starebbe cercando di pilotare la sua successione. Dalla sua parte, oltre ai suoi fedelissimi tra i funzionari, Zampetti ha, politicamente, il presidente della camera Laura Boldrini ma anche settori minoritari del Pd soprattutto della vecchia guardia.

Un robusto pezzo di amministrazione di Montecitorio però resiste, giocando di sponda con la maggioranza del Pd, e punta all’emancipazione dall’incombente figura del potente Ugo Zampetti, che domani compie 65 anni e che ha occupato il vertice apicale dell’amministrazione di Montecitorio ininterrottamente per quasi 16 anni dominandone la macchina con tutti i suoi segreti con i presidenti Luciano Violante, Pier Ferdinando Casini, Fausto Bertinotti, Gianfranco Fini e adesso con Laura Boldrini.

Oggi è stata fumata nera nell’ufficio di presidenza della camera, svoltosi alla presenza di soli esponenti politici e nessun funzionario. I nomi in ballo – al momento e ufficialmente – sono quelli di Fabrizio Castaldi, capo della segreteria del presidente Boldrini e di Giacomo Lasorella, attuale capo del servizio assemblea, sostenuto ufficialmente dal Pd, ma che avrebbe anche il consenso di Forza Italia e la simpatia di M5S, che però chiede di poter scegliere tra una rosa di candidati.

Dietro il nome di Castaldi la presidente Boldrini  – sostenuta da Zampetti che, si dice, manterrebbe un incarico di consulenza anche dopo il pensionamento – sarebbe pronta a giocare la carta di riserva di Costantino Rizzuto Czaky, capo dell’ufficio del regolamento, per cercare di sparigliare e silurare la candidatura di Giacomo Lasorella. «Farò un nome nella prossima riunione di ufficio di presidenza», si è limitata a dire oggi la Boldrini tenendo ancora ben coperti i propri assi.

La discussione in ufficio di presidenza, preso atto delle divergenze si è conclusa con un nulla di fatto e con un rinvio della decisione in un prossimo ufficio di presidenza a inizio gennaio. L’obiettivo è risolvere la delicatissima questione e assegnare un nuovo vertice all’amministrazione della camera prima dell’avvio delle procedure per l’elezione del nuovo presidente della repubblica.

Se permarranno le divergenze e non si troverà una convergenza sul nome del nuovo segretario generale, l’incarico sarà svolto ad interim dall’attuale vicesegretario generale della camera vicario, Guido Letta.

In ogni caso e comunque finisca il braccio di ferro tra “innovatori” e “continuisti”, l’ufficio di presidenza ha stabilito che d’ora in poi il mandato di segretario generale della camera tornerà ad avere una durata massima di sette anni, com’era in passato.

Fino al 2002, il comma 2 dell’articolo 7 del regolamento interno dell’amministrazione della camera recitava: «Il segretario generale dura in carica sette anni. L’incarico non è rinnovabile». Sotto la presidenza della camera di Pier Ferdinando Casini e durante il mandato di Zampetti il comma fu interamente soppresso. Da allora l’attuale segretario generale ha regnato su Montecitorio senza più limite di mandato.

 

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