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Giustizia, Napolitano al Csm: «Nessun cedimento alle esposizioni mediatiche»

No a comportamenti «impropriamente protagonistici e iniziative di dubbia sostenibilità assunte nel corso degli anni da alcuni magistrati della pubblica accusa»
Giustizia, Napolitano al Csm: «Nessun cedimento alle esposizioni mediatiche»

«La riforma della giustizia è prerogativa del parlamento nella dialettica fra maggioranza e opposizione», ma vanno valutati anche «qualificati apporti esterni» per giungere «a un ampia condivisione». Il presidente della repubblica interviene alla seduta straordinaria del plenum del Csm come consuetudine senza entrare nel vivo della polemica, ma senza eludere i punti dolenti di una questione delicata su cui appena qualche giorno fa governo e Csm hanno avuto modo di discutere anche aspramente.

Il suo è un invito al dialogo che si rivolge anche – per l’ennesima volta – al rapporto fra politica e giustizia: «Non possono e non devono percepirsi come mondi ostili guidati da reciproco sospetto». Napolitano ha ricordato  «le contrapposizioni polemiche che per anni hanno  caratterizzato i rapporti fra politica e magistratura determinando un paralizzante conflitto fra maggioranza e opposizione in parlamento sui temi della giustizia e sulla sua riforma».

Tensioni «che non hanno giovato né alla qualità della politica né all’immagine della magistratura», mentre vale ancora il ripetuto richiamo a far «prevalere il senso della misura e della comune responsabilità istituzionale perché la credibilità delle istituzioni si fonda sulla divisione dei poteri e sul pieno e reciproco rispetto».«Adesso – sottolinea – si colgono i segni di una maggiore attenzione agli equilibri costituzionali sanciti dalla Carta come presidio di stabilità e coesione per la vita democratica. E a ciò spero di aver dato, nell’ambito delle mie prerogative, un non effimero contributo».

Ribadisce Napolitano che servono «profonde riforme organiche» e che la durata del processo «continua a essere insoddisfacente, specie nella giustizia civile». Anche se valuta positivamente gli effetti che potrà avere l’informatizzazione del processo. Le «innovazioni normative», dice, vanno decise «con ponderazione, evitando interventi disorganici o ispirati a situazioni contingenti». Le «frequenti modifiche dei codici processuali, spesso improvvisate e tecnicamente insoddisfacenti, accentuano la crisi della giustizia poiché il processo ha bisogno di regole certe e stabili».

E il capo dello stato vuole menzionare il lavoro svolto dal governo in sede parlamentare «sul fronte della giustizia, con un percorso che intende proseguire mediante una pluralità di interventi». Contando su «un clima diverso, di superamento di logiche di conflitto frontale»,

Ma se il presidente della repubblica ha parole di elogio per l’azione di contrasto alla corruzione dei pm («vitale azione repressiva dei pubblici ministeri e delle forze dell’ordine») ne ha anche, critiche, per «comportamenti impropriamente protagonistici e iniziative di dubbia sostenibilità sostenute nel corso degli anni da alcuni magistrati della pubblica accusa». «Per la tutela del prestigio e della dignità dei magistrati sono fondamentali comportamenti appropriati, ossia ispirati alla discrezione, misura, equilibrio, senza cedimenti a esposizioni mediatiche o a tentazioni di missioni improprie».

Napolitano non elude neppure la questione delle correnti: «Sono state e devono essere ambiente qualificato di crescita, formazione e dibattito, in direzione di un miglioramento complessivo della funzione giudiziaria, non nel senso della mera difesa di istanze corporative».

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