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La locomotiva di Obama va più veloce. Più jobs, più crescita, più consumi

Nel terzo trimestre il Pil ha segnato un aumento del cinque per cento, meglio del 3,9 per cento della prima stima. Secondo l'Università del Michigan, il dato sulla fiducia dei consumatori è salito a 93,6 punti, dagli 89,7 di fine novembre.
La locomotiva di Obama va più veloce. Più jobs, più crescita, più consumi

La locomotiva americana è ripartita, la crescita dell’economia statunitense non è più una sensazione macroeconomica, ma trova conferma nei dati della quotidianità reale. «Qualsiasi sia l’unità di misura, la ripresa americana è realtà», aveva detto Barack Obama venerdì scorso, nella conferenza stampa di fine anno. Gli ultimi dati del 2014 confermano le parole del presidente.

C’è una revisione al rialzo del prodotto interno lordo americano, il che «mostra – ha detto Jason Furman, presidente del Council of Economic Advisers della Casa Bianca – che nel terzo trimestre l’economia è migliorata al ritmo più rapido in oltre un decennio» e la crescita«è in linea con una serie più ampia di indicatori, che segnalano passi avanti del mercato del lavoro, una maggiore sicurezza energetica e il continuo rallentamento della crescita dei costi della sanità». Secondo Furman, i passi fatti per sostenere l’economia e per «costruire su nuove fondamenta hanno contribuito a rendere già il 2014 il migliore anno in termini di creazione di posti di lavoro dagli anni Novanta».

Nel terzo trimestre, dunque, il Pil ha segnato un aumento del cinque per cento, meglio del 3,9 per cento della prima stima e del 4,3 atteso dagli analisti. Secondo stime dell’Università del Michigan, il dato sulla fiducia dei consumatori è salito a 93,6 punti, dagli 89,7 di fine novembre. Grazie al calo dei prezzi dell’energia (meno quattro per cento), a novembre i consumatori americani hanno speso di più con un aumento dei consumi superiore alle stime.

Il 2014 sarà ricordato come un anno di svolta. L’anno era iniziato con una contrazione dell’economia e finisce con una crescita, cone si è detto, del 3,9 per cento. I prezzi del petrolio sono scesi da cento dollari al barile a 56, il che ha dirottato 108 miliardi di dollari nelle tasche dei consumatori. Nel frattempo il tassi di disoccupazione è sceso dal 6,6 per cento al 5,8, il che significa che un milione di americani hanno trovato lavoro o hanno smesso di cercarlo.

E il 2015? Ci si aspetta un’ulteriore diminuzione del prezzo del petrolio, consentendo di spostare più spesa verso i consumi, tenendo conto che essi costituiscono il settanta per cento del prodotto interno lordo degli Usa. Nel frattempo, però le altre economie non andranno altrettanto bene, soprattuto quella dell’eurozona destinata a tornare in zona recessione nei prossimi sei mesi. Anche in Asia non ci sono previsioni rosee con il Giappone in affanno e con l’economia cinese in rallentamento. Stesso clima nei paesi emergenti. Il risultato è che l’export americano non troverà sbocchi adeguati.

Nonostante le ombre nel contesto globale, la Federal Reserve prevede un aumento del pil americano nel 2015 tra il 2.6 e il tre per cento. Obama, venerdì scorso, aveva anche detto: «Lo scorso anno avevo promesso che il 2014 sarebbe stato un anno di azione e lo è stato ed entriamo nel 2015 con fiducia». Dovrà ricredersi chi l’aveva già consegnato alla galleria delle anatre zoppe, i presidenti, privi di potere e di popolarità, destinati a un mesto e lungo addio nella parte finale del loro secondo mandato.

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  • mogol_gr

    Come direbbe Grillo il capitalismo è una crisalide un sarcofago.