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Il “piano Barca” per il Pd Roma: «Separiamo il partito buono da quello cattivo»

Sul sito di "Luoghi ideali" la road map per la riorganizzazione del partito nella Capitale: le interviste nei circoli cominceranno a gennaio, relazione conclusiva entro maggio
Il "piano Barca" per il Pd Roma: «Separiamo il partito buono da quello cattivo»

Il commissario Matteo Orfini e il suo delegato Fabrizio Barca hanno scelto il giorno di Santo Stefano per lanciare #mappailPd, l’iniziativa con la quale intendono abbattere «con la ruspa», come aveva detto Orfini, tutte le distorsioni del Pd di Roma, da quelle sfociate in ambito criminale a quelle più strettamente politiche. Perché su una cosa i due sono d’accordo: «Rimuovere dal Partito democratico le “mele marce” senza costruire un metodo di lavoro del partito e una sua visione sul futuro e sul governo della città e dei municipi si rivelerebbe atto di corto respiro, destinato a essere presto seguito – nella consueta sorpresa generale – da una recrudescenza dei fenomeni degenerativi».

Lo scrive Barca in un documento pubblicato oggi sul suo sito, nel quale descrive intenti, modalità e tempi di esecuzione del suo lavoro.

Si parte con una mappatura (da qui il nome dell’iniziativa) “intelligente” dei circoli del partito, che saranno cioè inseriti nel contesto circostante, con particolare attenzione per i quartieri più disagiati della città. Il documento disegna il profilo dei circoli “buoni” e di quelli “cattivi”, indicando cinque parametri da tenere d’occhio: 1. la maggiore o minore vicinanza e apertura ai cittadini; 2. «Il partito lotta o “traffica” per gli interessi dei cittadini?»; 3. il rapporto con gli eletti, che vanno stimolati e non «coperti”; 4. la capacità di creare un legame tra eletti ed elettori; 5. la capacità di ogni circolo di diventare luogo di sperimentazione, e non semplice recettore delle dinamiche della politica nazionale.

Come procederà la mappatura? In primo luogo «il Commissario (Matteo Orfini) metterà a disposizione dell’indagine i dati relativi al tesseramento degli ultimi anni e quelli sui risultati delle primarie, dei congressi e delle diverse elezioni dell’ultimo triennio. Saranno anche messe a disposizione le informazioni sui tesserati fornite all’atto di iscrizione». Si procederà poi a una serie di interviste con gli iscritti, per capire qual è la percezione dello stato di salute di ciascun circolo. Le interviste partiranno alla fine di gennaio, a febbraio sarà stilata una «relazione preliminare», il lavoro sarà concluso entro maggio.

«Il progetto – si legge al termine del documento – è coordinato da Mattia Diletti, Liliana Grasso e Silvia Zingaropoli con l’assistenza di Michela Di Vito e con la supervisione di Fabrizio Barca. Anche Fulvio Lorefice, Federica Marcelli e Patrizia Piergentili del team Luoghi Idea(li) guideranno alcuni gruppi di intervista, mentre Lucio Colavero lavorerà alla rappresentazione geo-referenziata della mappatura».

Dovrebbe emergere la mappa di due partiti, uno «buono» e uno «cattivo». «Guardare in faccia i problemi» per capire come affrontarli, scrive Barca. L’obiettivo ultimo è già messo nero su bianco: «Costruire un’organizzazione aperta, che elabori idee in collaborazione e dialogo con la società, che le porti in maniera trasparente ai livelli decisionali (…). Far emergere una classe dirigente rinnovata. Un partito moderno, insomma».

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  • Kimor Rossi

    Sig. Barca è tardi…. si sta facendo notte. Il vizio dei circoli legati ai potentati e ai singoli boss sono un retaggio democristiano il PD è già DC. Renzi altrimenti come sarebbe potuto diventare segretario?La sfida di renzi è proprio questa se vuole essere credibile dimostrare che esiste un partito sano senza che diventi DC.

  • antones favantes

    Sempre ottimo proposito cercare, “persa la faccia”, tentare di recuperarla… Buon lavoro e auguri, ai validi commissari romani!
    D’altra parte, però lascia allibiti e costernati chi spera in un miglioramento l’avere assistito all’intervista televisiva di ieri di tal Taddei Filippo che recitava, giulivo ed ispirato con gli occhi rivolti nel vuoto, lontano da quelli dell’intervistatrice e di riflesso dei telespettaori, con frasette a memoria ad emulazione dei nostri bimbi (ora i nostri figli sono cresciuti, però) alla recita natalizia in asilo della poesiola augurale a mamma e papà in augurio di e devozione verso “chi sa e conta” veramente a questo mondo.
    Dovendo collocare il suddetto in “mappa” certamente la sua è quella dei buoni, e dei bravi bambini, che ligi seguono le raccomandazione del titolare del Pd e della nota casa di penettoni!

  • Arturo Mario Ruggiero

    A Questo metodo si dovrebbe ricorrere in tutta italia…..una classe dirigente seria non deve aspettare la magistratura ma anticiparla ………E sopratutto denuciare il malaffare e non girare la testa dall’altra parte speriamo nella nuova classe dirigente perche questo è l’ultimo treno ,,,,,,,fate partecipare di piú la gente Aprite le sedi del partito alla gente perché il partito E della gente e non di chi compra più tessere ‘!!!!!!!!!un
    augurio a Fabrizio Barca ,,,,,ma fate presto ,,,,, caro fabrizio fatti un giro in Andria ti aspettiamo ne abbiamo urgentemente bisogno ?????

  • Giorgio Panizzi

    Circolo per circolo, alla ricerca di una strada giusta
    Contributo di Giorgio Panizzi, iscritto al PD nel Circolo Salario Verbano di Roma
    L’impegno a cercare e trovare la strada giusta per ricostituire il PD, proposto e sviluppato su mandato del Commissario del PD di Roma, si basa opportunamente sull’analisi di una serie di fattori che ne costituiscono la fisiologia prima che della patologia su cui intervenire.
    Forse sarebbe opportuno allargare l’analisi della fisiologia, proprio per evitare che
    ogni proposta di ricostruzione possa apparire autoreferenziale e configuri il
    PD solamente come un insieme di soggetti che, ritenendo esclusivi principi e
    valori che condividono, riducano il partito a una comunità con una rigida ed
    esclusiva predefinita identità e, di conseguenza, impenetrabile e minoritaria.
    Sommariamente, non si possono indicare azioni buone rispetto ad azioni cattive, né si può individuare la missione del Partito in una serie di condivisibili atti volontari, fallaci se non tesi a modificare, proprio come missione, l’assetto istituzionale che li rende possibili.
    Pertanto, proprio in una situazione qual è quella romana, va considerato se l’assetto istituzionale e amministrativo – Municipi, Assemblea Capitolina, Città Metropolitana – sia quello che consente in generale, per tutti, la manifestazione di rappresentanze che per la loro dimensione, per il loro rapporto con il territorio, consentano una trasparenza e una valutazione con i giudizi di valore e con le ipotesi che con il documento ‘circolo per circolo’ vengono indicate.
    Sul piano concreto si deve ricordare che l’Assemblea Capitolina è composta da 48 Consiglieri che non rappresentano i territori e sono lontani dalle dimensioni naturali dell’elettorato. Proprio questa mancanza di rappresentanza porta a quelle dinamiche elettorali patologiche sottolineate nel documento.
    Anche la diminuzione dei Municipi – voluta da un governo di centro destra che ha ridotto Roma caput mundi a Roma Capitale, riducendo il suo valore storico culturale a un assetto amministrativo – ha interrotto quella costruzione di identità della cittadinanza romana che faticosamente si stava costruendo in cinquant’anni di decentramento amministrativo, seppur limitato.
    Si deve ricordare che nel corso dell’elaborazione della legge per Roma Capitale i Consiglieri capitolini, anche del PD, hanno tentato un’azione per difendere non l’identità dei Municipi ma i 60 posti del precedente Consiglio Comunale, rispetto ai 48 costituenti l’Assemblea Capitolina.
    Il bacino elettorale per l’elezione dei Consiglieri capitolini e dell’Assemblea Capitolina è talmente vasto e non ha riferimenti territoriali specifici, talché i candidati debbono ricorrere ad alleanze con elettorati eterogenei quasi sempre legati a motivazioni e interessi diversi da quelli territoriali e da quelli politici e culturali cui i candidati dicono di far riferimento.
    Le risorse richieste per la competizione elettorale e l’eventuale successo sono ingenti e non sostenibili dalle organizzazioni politiche di riferimento. Con la conseguente ricerca, da parte dei candidati, di risorse finanziarie e organizzative che sempre superano la possibile solvibilità di eletti e non eletti e costituiscono la necessità e l’origine di risarcimenti impropri, oltre ad un sostanziale distacco dalle strutture del Partito.
    Il processo elettorale dell’Assemblea Capitolina è quindi una fonte di patologie e la rappresentanza definita non è sufficientemente controllabile dall’elettorato.
    Il problema quindi si pone come un problema sostanziale di democrazia rappresentativa che potrebbe costituire una missione caratteristica, peculiare e immediata del PD.
    Questo problema va affrontato ricercando le forme di rappresentanza più dirette, cioè più vicine e più comprensibili per gli elettori e i cittadini.
    Oggi le forme più dirette di rappresentanza sono costituite dai Municipi che però, nel
    governo di Roma, hanno scarsa autonomia amministrativa e finanziaria, nonostante siano prevista dalla Legge e dallo Statuto di Roma Capitale. Le loro decisioni saranno sempre subordinate alle decisioni di un’Assemblea Capitolina che se non rappresenta i territori tantomeno rappresenta i Municipi. Il loro potere di governo è sempre limitato e nella maggior parte dei casi non possono dare risposte concrete e immediate alle istanze dei cittadini.
    I Municipi essendo i referenti immediati e propri dell’elettorato – e, data la loro configurazione elettiva più vicina all’elettorato, più controllabili, più trasparenti ma anche più valutabili come complesso e come singoli individui, con la conseguenza di una maggiore possibilità di selezionare una classe dirigente – potrebbero essere l’elemento portante della rappresentanza democratica in una città come Roma.
    L’Assemblea Capitolina dovrebbe essere trasformata in un organo federale, eletto in secondo grado dai Consigli municipali. Mantenendo a suffragio universale l’elezione del Sindaco come emblema di un disegno politico complessivo.
    La proposta quindi è di mettere mano allo Statuto di Roma Capitale, se occorreanche con iniziative legislative, per ricostituire l’assetto istituzionale di Roma.
    Questa proposta si collega anche alla costituzione della Città metropolitana: un organismo oggi slegato dagli interessi della cittadinanza – un’ulteriore divaricazione dalla politica – alla formazione dei cui organi i Municipi e i Consiglieri municipali non concorrono né come elettorato attivo né come elettorato passivo.
    In aggiunta a questa considerazione si deve sottolineare che lo Statuto della Città metropolitana di Roma, stabilendo l’elezione diretta dei propri organi, Sindaco e Consiglio metropolitano, ripete e aggrava quella crisi di rappresentanza indicata per l’Assemblea Capitolina, con possibili effetti paradossali – quali ad esempio un Sindaco della Città metropolitana diverso dal Sindaco di Roma – e con un ruolo subalterno di Roma, intesa come Comune, a processi economici e amministrativi che faticosamente tenderanno a conciliare la macro struttura del Comune di Roma con gli altri 120 comuni della Città metropolitana.
    La proposta di una revisione degli Statuti di Roma Capitale e della Città Metropolitana nel senso descritto potrebbe costituire l’immediata e comprensibile missione del PD romano, con un coinvolgimento degli iscritti e dei Circoli su un problema concreto che è la propria rappresentanza, con un coinvolgimento dei Consiglieri e dei Consigli municipali, con la verifica della rappresentatività dei Consiglieri capitolini rispetto ai territori di riferimento.
    La proposta dovrebbe concretizzarsi in un cambiamento dello Statuto di Roma Capitale e dello Statuto della Città metropolitana, ripristinando l’elezione di secondo grado del Consiglio metropolitano, riconferendo al Sindaco di Roma il ruolo e la funzione di Sindaco della Città metropolitana.
    I Consigli municipali anche se indirettamente, saranno rappresentati nella Città metropolitana in quanto parte di loro eleggibili come componenti dell’Assemblea
    Capitolina.
    L’elaborazione e la discussione di questa proposta – nonché l’auspicabile approvazione impegnerebbe tutti i Circoli del PD, tutti i suoi quadri direttivi, nella verifica delle politiche e dei criteri indicati nel documento Circolo per Circolo, superando o contribuendo con maggior chiarezza all’esame individuale degli iscritti che altrimenti rischierebbe di apparire come strumento di omologazione improprio in un partito/movimento moderno che richiede contributi liberi e ampio consenso per individuare politiche eque e innovative.

    In
    ogni Circolo – per cercare la strada giusta – si dovranno affrontare i problemi
    relativi al territorio di riferimento e ai problemi propri di questo nell’ambito dell’intera Città di Roma e anche nell’ambito della Città Metropolitana. Si amplierà quindi la consapevolezza politica degli iscritti e la capacità di proposizione e valutazione delle politiche che come PD si intendono proporre e sostenere.

    Sulla
    base degli argomenti svolti da ciascun iscritto, anche con riferimento ai
    parametri qualificati indicati nel documento Circolo per Circolo, si potranno valutare qualità e comportamenti
    per scegliere una rappresentanza politica adeguata e capace a sostenere e
    sviluppare le indicazioni del Circolo, non solo per l’immediato riferimento ai
    problemi contigui ma alla sua collocazione, per definizione e soluzione,
    nell’ambito proprio, municipale, comunale e metropolitano, con valore
    universale e non particolare.