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Il coach ci crede. Renzi sprona l’Italia a trovare il ritmo

Un botta e risposta con i giornalisti segnato dal'incalzare dalle notizie sulla Norman Atlantic: «È stata evitata un'ecatombe»
Il coach ci crede. Renzi sprona l'Italia a trovare il ritmo

Un Bignami del Renzi-pensiero, questo è stata la conferenza stampa di fine anno del premier, il tradizionale appuntamento organizzato dall’Ordine dei giornalisti («non fatemi dire cosa penso degli Ordini professionali…», ha detto carinamente  il presidente del consiglio al presidente dell’Ordine Enzo Iacopino lì a fianco che gli ricordava i problemi dell’editoria – ivi comprese le ultime brutte notizie su noi di Europa).

Due ore e mezza, 24 domande, tanti sassolini e altrettante svicolate. Come sulla imminente elezione del presidente della repubblica: tre, quattro, cinque domande dei  giornalisti, ma lui niente, forlanianamente, tranne le solite cose, Napolitano è tuttora in carico ed è un grande presidente, si troverà un nome autorevole, nessun veto da parte di nessuno, certo che Berlusconi è legittimato a stare nella partita… Nulla di notiziabile, d’altronde «io non gioco a Indovina chi, non gioco a ping pong sul Colle».

In una conferenza stampa inevitabilmente segnata dagli interrogativi e dal susseguirsi di notizie sulla tragedia della Norman Atlantic – lui stesso aggiornava sui fatti – Renzi, impegnato per tutta la giornata e la nottata di domenica a seguire gli sviluppi della situazione, ha più e più volte elogiato le operazioni di soccorso. «Un lavoro strepitoso, è stata evitata un’ecatombe», ha detto il premier quando i morti accertati ancora erano cinque e non otto e non si conosceva ancora niente della sorte dei dispersi. A palazzo Chigi si è lavorato minuto per minuto, con Alfano, Lupi, Pinotti, gli staff, gli esperti. Una notte pazzesca per una vicenda pazzesca. Poteva finire peggio, molto peggio. «L’intervento è stato eccezionale – hanno poi rincarato Pinotti e Lupi nel pomeriggio – certo resta il dolore per le vittime».

Ma tornando alla conferenza stampa di fine anno in generale Renzi ha ribadito tante cose che si sapevano già. Le ha chiarite, semmai, anzi le ha rivendicate, si è assunto la responsabilità di un eventuale fallimento «ma certo non si potrà dire che non ci abbiamo provato», e neppure ha scansato le critiche, perché – ha spiegato – «i gufi non sono quelli che ce l’hanno col governo Renzi, sono quelli che ce l’hanno con l’Italia».

Renzi ha affrontato i nodi legali alla politica economica, escludendo peraltro il rischio-contagio in seguito alla crisi greca e rivendicando il merito dei salvatagi di questi giorni, Termini Imerese, Meridiana, Terni, Taranto e Piombino. Ma inevitabili sono arrivate le domande sul Jobs act, o meglio, sull’interrogativo se la normativa riguardi anche i dipendenti pubblici. «No, sono io che ho chiesto di stralciare la questione perché il pubblico è affrontato nella legge Madia, non nel Jobs act». Intendiamoci: per il premier «se un dipendente pubblico non lavora va punito, se lavora va premiato». Renzismo puro. Ma lo strumento non è il Jobs act, che riguarda, appunto, il lavoro privato, fine della polemica, il resto è «scontro ideologico».

Ancora, fretta sulla legge elettorale (sugli emendamenti di Calderoli scatterà il “canguro”), fretta sulla riforma del senato, fretta sulla riforma della giustizia. È sempre renzismo: «La parola del 2015 è la stessa del 2014: ritmo. Dare un senso di urgenza perché l’Italia si riprenda il suo ruolo nel mondo». Un concetto così spiegato: «Nel 2014 è cambiato il ritmo della politica. Il percorso di cambiamento è sotto gli occhi di tutti, ma a me non basta, a me interessa cambiare profondamente l’umore degli italiani». E ancora: «L’Italia ce la farà, è un grande paese vivo vera sfida del 2015 è far tornare l’Italia a correre». Per poi concludere con una battuta: «Mi sento come Al Pacino in Ogni maledetta domenica che cerca di dire ai suoi che ce la possiamo fare». Matteo in versione coach che sprona.

Siamo dunque sempre lì, ottimismo e velocità, i due ingredienti fondamentali del cocktail che Matteo Renzi ha proposto agli italiani ottenendone un ampio credito. Sono proprio gli stessi ingredienti che dovrebbero fungere da antidoto ai mali veri dell’Italia: pessimismo e lentezza. Non è facile questo 2015 che si va ad aprire, ma è l’anno giusto per capire se avrà avuto ragione lui, o il disincanto degli italiani.

@mariolavia

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  • Franco Olivi

    Neppure la legge 300/1970 con l’art.18 sconvolse il quadro politico. Un governo qualcosa deve pur fare . Alla sera si ricontano le pecore e si vede se riportano le mammelle piene (se il pecoraio le ha fatto mangiare ). Caro Matteo somigli più a Bertinotti che a Berlusconi: Bertinotti era onnisciente fin quasi al delirio di presunzione. Fa quello che hanno fatto tutti i capi di governo ,ma per cortesia non chiamare riforme i rattoppi (tra l’altro con pezze non a colori). Leggi domani la mia sul Fatto …La depenalizzazione fino a 5 anni favorirà la giustizia fai da te:il condomino mi fa i dispetti col campanello e io gli spacco la porta con l’accetta. L’importante è non superare i 5 anni e cercare di produrre un danno di pari risarcimento. Coi tempi che corrono e con la giustizia che ci ritroviamo è sicuramente più conveniente farsi giustizia da se senza rischio di galera.La soddisfazione è meglio del risarcimento aleatorio.L’altro non può a sua volta ritorcere perché andrebbe incontro a 5+5 anni di carcere dopo la prima denuncia . Ma come le fate le leggi? Con i piedi ?. Buon Anno Nuovo.

  • franco

    Ma basta fare annunci farlocchi!
    Guarda i dati economici del paese durante il tuo governo, sono tutti negativi, peggiori di quelli che hai trovato! Ti devi vergognare te e tutti i leccapiedi dei giornalisti che diffondono ancora le tue fandonie! Poi si lamentano se gli italiani non comprano i giornali,non vedono i TG (a voce unica) e i programmi politici! Certo, non vogliamo essere sempre presi per il sedere!

  • http://vincenzoaliasilcontadino.wordpress.com/ Vincenzo Di Tolve

    Sappiate che coach in dialetto terrunciello vuol dire andare cuccia come per i cani: questo è il valore del Politico italiano, salvo eccezioni! Tanto ci vuole per una Legge lampo per eleggere un Capo di Stato o avere uno stato-s- quo che piace a Pci-Pd o questa Ideologia non insegna dopo aver visto milioni di morti e miseria in quei Paesi che l’adottano ancora? Vedi Roma Ladrona a Capitale Roma Mafiosa o la l’unione Coop :Pci-Pd non catena di trasmissione? Pensaci Giacobino!

  • antones favantes

    Dallo spettacolo presidenziale di due ore e mezza è emersa ancora la “performante” parola: “ritmo”. La quale vuol dire, spiega Renzi, “dare il senso dell’urgenza”.
    E diamocelo! – o come Crozza direbbe: “diciamocelo”!
    E, quasi ammettendo l’ insuccesso, precisa: occorre “iniziare a correre”. Che significa: siamo sempre lì, sulla linea di partenza. Ma per andare dove?
    Nessun degli agguerriti/ossequiosi giornalisti ha osato porre la domanda, essendo ovvia la risposta: dal pessimismo all’ottimismo, che diamine!.
    E che sia una questione di “umore” (non di soldi) c’è da crederci.

    Le risposte soliloquio ‒ riassumibili in un banale “finiremo quanto iniziato” ‒ sono fioccate numerose, come messaggi urbi et orbi. Ma una frase è però scappata ed è stata chiarissima.
    Era sul punto fondamentale dell’asse politico del governo Renzi e del suo gruppo, e cioè il puntare sulla “disintermediazione” per giungere a una “democrazia decidente”. Il perno della “rivoluzione copernicana”. Ed è’ stata l’annuncio di una portata etico-politica e anti-istituzionale formidabile .
    Il segretario-presidente ha dichiarato infatti che, dopo le letture parlamentari previste per le modifiche costituzionali, nella votazione finale del Parlamento “faremo in modo di far mancare la maggioranza” dei due terzi per rendere obbligatorio il referendum.
    L’intenzione di manipolare così la volontà del Parlamento, di normalizzare nei fatti e anticipatamente la sua riduzione (monocamerale) ad appendice accessoria del potere governativo, cominciando proprio da un “uso e getta” politico che stravolga l’art. 138 della Costituzione, con questa dichiarazione di voler trasformare la facoltà referendaria sulla legge in un referendum pilotato e utilizzabile come plebiscito sull’azione del Governo e sul suo Capo, non potrebbe essere più nitida nello stravolgere il principio democratico costituzionale della rappresentanza e, per il suo democraticismo di bassa lega (o pentastellato?), più subdola per il suo fare diretto “appello al popolo” ‒ che naturalmente è preannunciato “ritmico”, secondo convenienza cioè.
    In questo senso, si potrebbe pensare che il mantra della ricerca delle più larghe maggioranze in materia di riforme costituzionali e istituzionali sia pure una questione “ritmica”.

  • Giovanni Velato

    Ennesiama performance dell’EGOARCA, continua sciorinare battutte ad effetto ma non si sogna mai di spiegare quale è il suo progetto politico. Sii sente un gande statista ma fa discorsi da amministratore di condominio. Troppa ancora la gente che ha bisogno dell’UMOMO FORTE per nascondere la sua nullità

  • obiettivamente

    Coach Zeman?