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2014, l’anno del Pd che si fa nazionalpopolare e del declino dei talk politici

In Tv ancora tanta politica, ma con ascolti in continua discesa. E da Masterchef a Pechino Express fino a Xfactor, gli show che danno la svolta in termini creativi sono i reality talent
2014, l'anno del Pd che si fa nazionalpopolare e del declino dei talk politici

Piccolo bilancio televisivo dell’anno appena trascorso. Che si è aperto con le celebrazioni dei 60 anni della Tv, e forse il dato più rilevante del passare degli anni è questo: il televisore come oggetto è ormai evanescente mentre la televisione come testo ha ormai mille facce, ed è disponibile su tutti i nostri piccoli e grandi schermi mobili o fissi.

È stato l’anno di Grillo che piomba a Sanremo, dei due operai che si volevano buttare di sotto, della formula spettacolare di Fazio che mostrava i suoi cedimenti. È stato l’anno però anche di una gara canora asciutta, divertente, moderna, e cioè dell’Eurovision a Copenaghen: ha vinto la barbuta Conchita Wurst, ha vinto un senso dello spettacolo che noi ancora ci sogniamo.

O forse non del tutto, perché qualcosa siamo ancora capaci di fare se ci impegniamo, tipo la finale di Xfactor (la finale, perché la stagione 8 qualche intoppo l’ha avuto, è stato infatti anche l’anno delle bizze di Morgan e dell’ego paracula di Fedez). E allora forse il varietà non è del tutto morto grazie ai talent di musica e varia umanità, e ci vengono in mente Tale e quale show e Amici, soprattutto la puntata in cui Maria ha ospitato Zalone che imitava Servillo de La Grande Bellezza. Il momento teca dell’anno.

Insieme alla faccia stravolta di Travaglio dopo le elezioni europee. Perchè è stato ancora l’anno della politica in Tv, di Grillo che si rivelava ben poco incisivo da Vespa, di Renzi che era a suo agio dalla D’Urso (certo, anche il premier deve saper scegliere il contenitore pop in cui finisce dentro, perché quello sull’Expo con bimbi, Vespa, Clerici era tremendo).

Il 2014 è stato anche l’anno del Pd che si fa nazionalpopolare, e forse proprio per questo è anche l’anno del declino dei talk politici. Difficile impostare una narrazione bipolare come un tempo (salvo l’emersione di un Salvini o un Ladini). Grande dibattito sulla fuga di Floris a La7, ma poi la sua striscia 19e40 scompare dopo poco. Grande dibattito su Giannini contro Floris, ma poi i due talk fanno fatica insieme a fare in ascolti un vecchio Ballarò. Pure Santoro piange. Mentre sorride l’appassionato di serie grazie a Gomorra, titolo italiano capace di competere con quelli internazionali.

Intanto vengono pubblicate anche le nuove linee guida editoriali della Rai che fanno ben sperare. È stato l’anno delle web serie alla conquista della Tv, seppur talvolta con affanno perché alle prese con un medium dal linguaggio ancora così vintage. Gli show che ancora una volta danno una vera svolta in termini creativi sono i reality-talent, da quelli musicali a Masterchef, Pechino Express, Bake off e tutte le varianti su canali come Real Time. Perchè sì, come per il 2014, anche nel 2015 la sfida della Tv non sarà solo tecnologica ma soprattutto di linguaggio.

Buon 2015. E grazie della vostra lettura in questi anni.

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