Commenti STAMPA

Il (possibile) 2015 della politica italiana

Il quadro delle previsioni politico-elettorali, le incognite, le attese, il gradimento dei leader, il futuro del governo

 

L’arte delle previsioni: forse è più facile ipotizzare l’andamento dei consensi per i partiti che il cammino futuro di questa testata, in bilico tra chiusura, snaturamento o continuazione nella formula storica. Ma tant’è. Oggi, forse nell’ultimo numero della vecchia versione, targata Stefano Menichini, occorre capire dove tirerà il vento dei partiti nel prossimo anno, quello probabilmente decisivo per le sorti del governo in carica: o funziona o salta, senza altre possibilità.

Iniziamo da quelli attualmente più deboli, quanto meno dal punto del potenziale elettorale, per arrivare a quelli oggi in pole position. Del possibile nuovo raggruppamento alla sinistra del Partito Democratico (un novello Pds, appunto: Partito della Sinistra, guidato da Landini) ho già parlato diffusamente qualche giorno fa su Europa: potrebbe diventare un interessante pungolo allo stesso Pd, ma difficilmente potrà superare una quota di consensi del 5-6 per cento.

Molto affollato il cosiddetto centro dello schieramento politico: Udc, Ncd, forse il nuovo partito di Passera (Italia Unica), i profughi montiani, divisi oggi in centro rivoli. Nessuno di loro potrà sfondare in maniera significativa, e dovranno accontentarsi delle briciole lasciate dalle forze maggiori. Percentuali dunque non superiori ai 2-3 punti, con la possibile eccezione di un’alleanza tra più partiti: se l’Udc di Casini e il Ncd di Alfano si unissero, come è prevedibile, potrebbero toccare un bacino di elettori di grandezza simile a quella del Pds di Landini, dunque intorno al 5 ed il 6 per cento.

Capitolo centro-destra: anche questo abbastanza affollato, ma con chance di performance elettori, o di consensi, largamente maggiori. Fratelli d’Italia, capitanato da Meloni, con l’affiancamento del vecchio simbolo di An, stava andando benino, prima che la Lega di Salvini, spostatasi decisamente nell’area lepenista, non sottrasse loro una buona fetta dell’elettorato di destra. Potrebbe restare sui suoi risultati europei, vicini al 4 per cento.

La Lega, come dicevo, sta provando a cambiare pelle, cercando di trovare consensi nelle aree politiche e territoriali precedentemente precluse: destra e centro-sud del paese. Una strategia per ora vincente, che la sta facendo diventare un vero antagonista di Forza Italia, candidandosi alla supremazia di quest’area di riferimento. Può arrivare a superarla, con un consenso superiore al 15 per cento degli italiani, se l’affrancamento dagli antichi slogan padani verranno recepiti positivamente anche nel meridione.

Forza Italia avrà anche quest’anno un futuro molto tormentato. L’ennesima ridiscesa in campo del suo leader maximo è difficile possa migliorare di molto le sue attuali posizioni competitive. Berlusconi non viene più recepito dagli italiani come un simbolo di rinnovamento, dotato di un appeal generalizzato: richiamerà a sé qualche orfano della sua leadership, ma non potrà far altro che competere con la stessa Lega per la supremazia di area. Per risorgere davvero, si dovrà attendere un nuovo leader, capace di comunicare almeno in parte come il suo fondatore. In termini di colazione, un centro-destra cioè compatto almeno nelle occasioni elettorali, con l’eventualità di un Salvini astro nascente, potrà viceversa essere abbastanza competitivo, in grado di presentarsi come la seconda forza alle spalle del Pd nel panorama del post-voto.

Il capitolo più importante, ed anche il più difficoltoso da prevedere, riguarda il Movimento 5 stelle. Molte delle sue fortune future dipenderanno dal ruolo che il fondatore Grillo vorrà ritagliarsi all’interno di questa forza politica. Un suo abbandono delle scene troppo rapido non potrà che incidere negativamente sull’appeal del movimento, che ancora non è riuscito a sedimentarsi autonomamente nelle coscienze degli elettori. La strategia migliore per il M5s è quella di restare ancora legato alla sua figura per almeno un altro anno, cercando nel frattempo di darsi una compattezza di intenti e di personale politico che finora è un po’ mancata. Se così non fosse, sarà destinata ad essere un comprimario, certo significativo ed importante, ma mai decisivo nei giochi politici.

Il Partito Democratico, infine, potrà contare per qualche mese, forse per un anno, del favore che ancora circonda il premier. Sebbene in relativo calo, Matteo Renzi è tuttora vissuto da una grande fetta di elettori, a torto o a ragione, come l’unico uomo politico in grado di cambiare le cose nel paese. I destini del suo partito sono oggi legati a doppio filo con le sue performance di governo. Non saranno eventuali scissioni, a mio parere piuttosto improbabili se non per qualche figura di rilievo, a compromette l’appeal del Pd, quanto il possibile fallimento dell’azione politica del segretario.

Buon anno, sperando di ritrovarci presto attorno al camino di Europa.

TAG:
  • Maurizio Fogliato

    La rivoluzione non avverrà con l’applicazione delle sanzioni in base al reddito. Ma prima, gradualmente. Portando la discussione fino ai media nazionali.