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Nel 2015 la Bce affila le armi contro la deflazione

C'è chi scommette che l'istituzione guidata da Draghi decida sul quantitative easing già nella prossima riunione del 22 gennaio e chi pensa che la decisione alla fine slitterà a marzo. La questione non è se la Bce agirà ma quando
Nel 2015 la Bce affila le armi contro la deflazione

Dopo un 2014 eccezionale sul mercato del debito con una serie di record, gli investitori sperano che la Bce prolungherà il miracolo nel 2015.

Eppure la Banca centrale europea così come l’Unione europea ha vissuto un anno particolarmente complicato, aggravato ora da una crisi politica in Grecia; per questo sono in molti a credere che l’Eurotower nel 2015 utilizzerà l’artiglieria pesante per cercare di scartare la minaccia della deflazione.

Non a caso nel corso di quest’anno nessuno avrebbe potuto immaginare che il rendimento del Bund tedesco a dieci anni, bussola dell’intero mercato obbligazionario, scendesse sotto l’1%. Tra la caduta del prezzo del petrolio, il conflitto in Ucraina e il crollo del rublo in Russia, le elezioni in Grecia gli investitori hanno operato la scelta più sicura, comprando titoli di stato e accettando, in cambio di questa loro sicurezza, una remunerazione minore.

Alla fine dell’anno, i record sui rendimenti dei titoli di stato sono stati quasi quotidiani con i paesi più solidi in Europa che sono ormai tallonati da quelli del sud del continente. A cominciare dalla Spagna e dall’Italia. In particolare oggi il Tesoro italiano ha collocato Btp decennali per circa 3 miliardi di euro abbattendo il rendimento sotto la soglia del 2%, al minimo storico all’1,89%.

Se la crescente liquidità mondiale ha fino ad oggi spinto i mercati obbligazionari mondiali, il ritorno alla normalità e soprattutto la crescita nominale dell’eurozona più debole del previsto fanno scommettere su un prossimo intervento della Bce.

Per il prossimo anno l’istituto guidato da Draghi punterà in primo luogo ad evitare la dannosa spirale di una riduzione dei prezzi e di una contrazione dell’attività economica. Se secondo alcuni membri del direttorio c’è un largo consenso per l’utilizzo del quantitative easing, sono in molti a scommettere che la Bce seguirà l’esempio della Fed. Anche per questo al momento il tema non è “se” ma “quando”.

C’è chi ritiene che il ricorso all’acquisto diretto di titoli di stato sarà deciso nella prossima riunione del 22 gennaio e chi invece, anche alla luce delle elezioni greche del 25, è pronto a scommettere che prima di marzo la banca guidata da Draghi non si muoverà. In ogni caso i dubbi sull’efficacia del ricorso al quantitative easing si stanno moltiplicando perché c’è chi sostiene che si tratta dell’ultima freccia nell’arco della Bce.

D’altra parte che la Bce abbia fatto molto negli ultimi anni contro la crisi non ci sono dubbi e ancora farà visto che intende iniettare altri mille miliardi di euro di liquidità nel circuito finanziario gonfiando il proprio bilancio; la questione semmai è ora quella di proseguire nel cammino delle riforme all’interno dei diversi stati dell’Ue e nel contempo di procedere lungo una strada di maggiore integrazione. A cominciare da quella fiscale.

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