Articolo
1 aprile 2009
Mannheimer ha imparato la lezione
Oggi Mannheimer pubblica sul Corriere della Sera un nuovo sondaggio sul tema del testamento biologico, ma stavolta ha inserito una parolina-chiave...
7 febbraio 2009: Repubblica.it presenta in prima pagina del suo sito i risultati di un’indagine sul doloroso caso di Eluana Englaro, svolta il giorno precedente. Il titolo suona così: “Il sondaggio di Ipr Marketing mostra che la gente ha idee molto chiare sulla vicenda e condivide la scelta della famiglia”. Le tabelle a corredo dell’articolo ci informano che il 61% è favorevole a interrompere alimentazione e idratazione della ragazza in coma da 17 anni; solo il 26% esprime contrarietà, mentre il 13% non ha una decisa opinione in merito.
8 febbraio 2009: Renato Mannheimer, in diretta sul Tg1, illustra i risultati di un’indagine, realizzata sempre il 6 febbraio da Ispo per il Corriere della Sera, in cui emerge come il paese sia invece spaccato esattamente in due parti. Il titolo sul quotidiano recita infatti: “Il sì e il no al 47%. Italia divisa in due”. Gli indecisi sono, secondo questo sondaggio, il 6%.
Le evidenti perplessità dei lettori vengono sinteticamente ed acutamente espresse da una lettera al sito del Corriere: “Repubblica dice che il 61% degli italiani è con il signor Englaro, il Corriere dice il 47%... ma avete fatto la stessa domanda?” La questione merita una risposta, ma vediamo prima un altro caso.
Come è possibile che due sondaggi, realizzati nei medesimi giorni, forniscano risultati così diversi sulle opinioni degli italiani e che, fatto ancor più strano, i risultati siano soprattutto in questa seconda occasione così conformi alle linee editoriali dei giornali che li hanno pubblicati?
E’ noto che le modalità con cui viene posta una domanda hanno diretta influenza sul tipo di risposte che otterremo. Ecco dunque “l’arcano” dei risultati differenti nei due sondaggi, che sono in parte diversi semplicemente perché le domande formulate erano di fatto completamente diverse. La domanda posta da IPR, dopo un breve riassunto di quanto stava accadendo, era la seguente:
Lei personalmente è favorevole o contrario alla sospensione dell’alimentazione forzata per Eluana? (il 61%, lo ricordiamo, si dichiarava favorevole alla sospensione dell’alimentazione).
La domanda posta da Mannheimer era invece la seguente:
Cosa sarebbe più giusto fare nel caso di Eluana? Interrompere la nutrizione o mantenere la nutrizione? (i risultati parlavano qui di un’Italia divisa esattamente a metà, al 47%).
Due quesiti in apparenza identici. Ma se ci soffermiamo un attimo a rileggerli, scopriamo che una leggera differenza esiste (l’ho appositamente sottolineata) e fa implicito riferimento ad uno degli elementi del dibattito che si è aperto proprio in quei giorni, se cioè quel tipo di alimentazione dovesse venir considerata o meno come una sorta di accanimento terapeutico.
Inserire nella domanda il termine “forzata” allude espressamente a qualcosa di innaturale, un chiaro e deciso intervento medico per mantenere in vita la persona in stato vegetativo. Parlare genericamente di interruzione della nutrizione riconduce al contrario a considerazioni più “naturali”, meno invasive delle precedenti.
E nelle risposte, a domande poste velocemente al telefono, gli intervistati reagiscono di fatto a stimoli lievemente differenti. Dico lievemente perché, in realtà, le difformità tra i risultati dei due sondaggi non sono poi così accentuate come sembra. Se consideriamo che le alternative erano solamente due (favorevole o contrario), la distanza di 14 punti deve essere dimezzata: si tratta quindi solamente di un 7% circa degli intervistati che, tra un sondaggio e l’altro, risulta avere idee differenti.
Oggi Mannheimer pubblica sul Corriere un nuovo sondaggio sul tema del testamento biologico, e pare aver “imparato” la lezione: i suoi risultati, dopo aver inserito nelle domande la parolina-chiave, si sono infatti allineati con quelli di allora. I contrari all’alimentazione forzata ridiventano la grande maggioranza della popolazione. Potenza delle parole!

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