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8 maggio 2009
Peppino Caldarola
giornalista, ex deputato ds
Quel che mi interessa è che la sinistra se ne stia fuori. Con la scorciatoia giudiziaria siamo stati ridotti al lumicino, con quella sessuale ci spegneremo.
Difficile prescindere, sempre, da Peppino Caldarola. Quando era deputato dei Ds, telefonare a lui era uno dei momenti risolutivi della giornata: preciso, brillante, provocatorio, sintetico, Caldarola ti dava sempre “la frase” che serviva per il pezzo. Nessuno conosceva il suo partito meglio di lui. Non si era mai staccato di dosso quella battuta affettuosamente fredda che una volta alla camera gli indirizzò il suo amico Massimo D’Alema: «I dalemiani non esistono, l’unico è quello lì». Ma Caldarola, ex direttore dell’Unità, pugliese vero e non adottivo come il leader, è stato sempre un dalemiano capace di parlare con enorme libertà, e forse proprio per questo l’unico accreditabile come vero.
Un giorno poi, Peppino si stancò. Al congresso di Firenze cambiò strada, si «arrese». Per amore del socialismo, della bandiera che veniva ammainata, di «una grande storia buttata via in fretta». Caldarola transitò, come diversi in fuga dalla trasformazione dei Ds, dalle parti della sfortunata esperienza della costituente socialista. Più tardi si entusiasmò per Veltroni, tornò sui suoi passi, non fu ricandidato e a prescidere da questo fu di nuovo deluso. È tornato, con entusiasmo, a fare il giornalista. Scrive sul Riformista ma anche su Giornale e sul Tempo. È sempre garantista, divertente da leggere, bastian contrario. Fare le pulci alla sinistra è la sua specialità. È evidente che adora quel mestiere, si diverte, si appassiona. E a volte si fa prendere un po’ la mano, come su questa vicenda di Berlusconi e Veronica: indovinate con chi se la prende, Caldarola? Con la sinistra che «ci mette il dito». Con la signora che «non ha stile». Con «la corte dei guardoni » della stampa che viola la privacy. E su Berlusconi? Su Berlusconi, praticamente niente. «Il problema non è lui», in ogni caso. «Cavalcare il divorzio non porta voti», perché «un dramma coniugale non è un fatto politico». Insomma, c’è sempre un buon motivo per prendersela col Pd. Del resto ognuno ha le sue priorità.

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