gwcached,11 Il riformatore che delude i riformisti - europaquotidiano.it
gwcached,11
teledipendente

Articolo
28 maggio 2009

Il riformatore che delude i riformisti

Con la scelta di Sonia Sotomayor come nuovo giudice della Corte suprema a sostituire David Souter, Barack Obama sembra aver messo a segno un altro dei suoi colpi a effetto. Una “trappola perfetta” per i repubblicani, l’ha definita qualche analista: opporsi duramente alla conferma in senato della prima justice ispanica della storia degli Stati Uniti non aiuterebbe certo il Grand Old Party a recuperare l’enorme bacino di voti latinos, già sempre più orientati a votare democratico (a novembre hanno premiato Obama con il 60 per cento dei consensi contro il 32 di McCain).
Soprattutto, ammette anche il Wall Street Journal, è difficile riuscire a dipingere, e quindi ad attaccare, Sotomayor come un’estremista liberal. Cosa che probabilmente sgombrerà ogni ostacolo al suo ingresso nell’Alta corte, ma che ha lasciato un po’ d’amaro in bocca nella parte più a sinistra della base democratica, la quale sperava in una nomina che fosse per sé quello che è Antonin Scalia per la destra: un campione dei valori liberal contro il campione dei valori conservatori. Obama, però, come scrive Jeffrey Rosen sul New York Times Magazine, non appartiene a quella scuola di pensiero che ritiene che il compito dei giudici sia di «definire i diritti costituzionali nel tentativo di cambiare la società».
In The Audacity of Hope, il futuro presidente si chiede a un certo punto, parlando degli scontri al senato sulla conferma delle nomine di George W. Bush, «se nel fare affidamento sui nostri tribunali per difendere non solo i nostri diritti ma anche i nostri valori, i progressisti abbiano perso troppa fede nella democrazia». Ma Obama non è convinto neanche dalla dottrina legale conservatrice, che predica l’interpretazione letterale della costituzione perché, scrive, essa è comunque «un documento vivo, e va letto nel contesto di un mondo in perenne cambiamento».
Ancora una volta, ecco l’atteggiamento obamiano pragmatico e intento al superamento delle divisioni ideologiche e delle guerre culturali (come nel discorso all’università cattolica Notre Dame, in cui auspicava la ricerca di un terreno comune sull’aborto). Un modo di fare che gli consente di tenere molto alti i suoi consensi, ma che inevitabilmente scontenta i duri e puri della sinistra. Quelli che in campagna elettorale l’hanno scambiato per un ultra-liberal e oggi sono sconcertati da decisioni come quella di non pubblicare le foto degli abusi ai detenuti, di tenere in piedi i tribunali militari, di non perseguire i mandanti delle torture, di aumentare la presenza americana in Afghanistan, di rimandare la questione del libero arruolamento degli omosessuali nell’esercito. E che non esitano a tirar fuori incongrui paragoni con l’odiato Bush.
Il loro atteggiamento lo preoccupa e lo irrita, ma Obama sa che non può fare a meno di loro se il suo obiettivo è quello di costruire un’ampia maggioranza dem che vada dalla sinistra fino ai conservatori moderati. Una Terza via, la definisce sulla Washington Post E.J. Dionne, al quale evidentemente l’espressione Terza via non evoca brutti fantasmi come a certi esponenti della sinistra nostrana. E così da una parte il presidente spinge con forza su riforme cui i progressisti hanno anelato per anni e anni, riforma sanitaria in primis; dall’altro, sul versante economico per esempio, lavora per aumentare le regole dei mercati finanziari, ma a stravolgere l’assetto del sistema capitalistico non ci pensa nemmeno. E sulla sicurezza nazionale le stesse decisioni che hanno fatto infuriare i liberal hanno consentito di colmare nei sondaggi il gap che su questo terreno i democratici da tempo immemorabile registrano nei confronti dei repubblicani.
Ma se l’operazione della presidenza Obama è ambiziosa ed elettrizzante, certo necessita anche di una buona dose di calcolo e spregiudicatezza. Perché, come racconta Dionne, significa inviare messaggi diversi alle diverse componenti di una maggioranza variegata. Come quando, giovedì scorso, la Casa Bianca ha riunito un nutrito gruppo di editorialisti per “vendere” loro il succo del discorso di Obama sulla sicurezza nazionale. Bene, i giornalisti erano divisi in due gruppi: quelli più centristi e conservatori moderati, coi quali si è insistito sulla “durezza” dell’approccio obamiano, e quelli liberal, ai quali è stato sottolineato quanto la nuova presidenza sia uno strappo netto rispetto a quella di Bush.
Marilisa Palumbo
commenti (0)
Per lasciare un commento registrati o effettua il login in alto.
gwcached,11

aggiungi Per aggiungere questo documento al tuo promemoria, effettua il login in alto oppure iscriviti a Weuropa.
condividi condividi
vota su
gwcached,11

gwcached,11