29 maggio 2009
Mediaset è calcio, il digitale Rai un rebus
Rivoluzione tecnologica
Di digitale terrestre se ne parla. E se ne sparla. Il modo in cui la rivoluzione è stata gestita politicamente e tecnologicamente ci ha trovato spesso in disaccordo, e le magagne non sono finite. Ma la digitalizzazione della tv apre nuovi scenari, che non vanno tralasciati. È possibile fin da ora definire alcuni trend? Il segnale digitale può arrivare nelle case attraverso più strutture (decoder terrestre, iptv, internet, satellite). È mobile, e pure sintetico. Ovvero vengono trasmessi solo i dati necessari, e questo significa che la trasmissione si fa più leggera, e più canali possono occupare lo spettro prima segnato a uno solo. La prima vera novità è la moltiplicazione dei canali, da tutti auspicata. Per ora a dominare sul dtt sono però ancora i vecchi editori, anche se cominciano a emergere nuove realtà un po’ free un po’ pay, come Dahila, Universal, Bbc, Sat2000, Disney, Cartoon Netwoork. Più canali, più offerta. Le pay tv hanno trovato una loro via (Mediaset è calcio e prime tv di telefilm e film), ma le altre?
Generazione e gusti
La tv generalista non va esaurendosi.
Diventa però solo uno dei possibili modi per dare forma ai contenuti. La moltiplicazione dei canali porta infatti a una differenziazione. Non ci si rivolge più a tutti, ma a delle nicchie di pubblico. Ma in che modo? Ecco fin da subito le tv per bambini: Rai Gulp e Boing. Un contenuto fra i tanti della tv generalista diventa ora il contenuto per un un canale tematico. Ma la distinzione è anche generazionale: Rai 4. Non più quindi una tv per tutte le età e i gusti, ma una tv basata sui gusti di consumo di una generazione abituata a film e telefilm e anime (quella nata con la tv degli anni Ottanta). Quindi la tv generalista viene affiancata da tv di nicchia, o tematiche o generazionali. La differenza la fa il contenuto, che però da solo non basta. È la confezione del contenuto a fare il brand.
Canali tematici
La tv digitale spinge quindi per una moltiplicazione differenziata, basata su un nuovo uso del contenuto. È soprattutto il modo in cui viene miscelato a costruire il canale. Perché Rai Gulp o Rai 4 non utilizzano certo, a parte rari casi, contenuti mai trasmessi. Si basano su un uso accurato dell’archivio generalista che però viene assemblato in un modo nuovo. Questo fa la differenza: un nuovo filo conduttore fra contenuti. È l’operazione uguale e contraria di Sky Uno, che ripesca contenuti sparsi per reti tematiche le infiocchetta in un palinsesto di forma generalista (il grande varietà, il talent show, il telefilm, etc). La moltiplicazione dell’offerta si basa quindi spesso su un contenuto con un nuovo valore perché rimaneggiato. Ma il contenuto non è infinito. Per prevenire l’esaurimento dello stesso, la tv ora dovrà produrre ancora di più di prima: ha più canali da sfamare. Non si può vivere di sola library e di sola importazione, come dimostra anche Sky.