17 giugno 2009
Dico no all’Asde e mi batto nel Pd
La direzione del Pd ratificherà la costituzione del gruppo con i socialisti al parlamento europeo. Non sono d’accordo, e democraticamente voterò contro. Nei venti mesi passati, non si è fatto il necessario da parte di chi ne ha avuto la responsabilità per creare un approdo coerente con la grande novità – in Europa e a livello internazionale – del Pd. Un partito concepito per essere molto più simile al Partito democratico Usa che alla famiglia socialista. La priorità in Europa è il rilancio del disegno di integrazione. È interesse primario dell’Italia.
Invece, la sconfitta pesantissima dei partiti socialisti nelle elezioni ci associa non a questo indispensabile rilancio, ma alla manutenzione della crisi dei partiti socialdemocratici e socialisti.
Molto meglio sarebbe stato lavorare per aggregare anche solo un piccolo gruppo pro-europeo imperniato sul Pd e la sua novità; collaborare prioritariamente e lealmente con i socialisti (eredi di una tradizione di grande valore); ampliare la collaborazione con i liberaldemocratici; dialogare con i verdi e le forze europeiste presenti nel parlamento. Un primo passo coraggioso per creare spazi nuovi. Un ponte costruito nel cuore dell’Europa per creare un’alleanza futura per un nuovo ciclo di integrazione europea e di centrosinistra. Un’alternativa simbolica forte alla creazione del gruppo anti-europeo dei conservatori inglesi, polacchi, cechi e al boom dei gruppi xenofobi e di estrema destra.
Non si sono create le condizioni per farlo. La scelta di formare un gruppo di socialisti europei e democratici italiani non è soddisfacente, nonostante gli impegni ad avere altre adesioni, all’autonomia politica e finanziaria per gli eletti Pd, alla creazione di un nuovo simbolo, alla contrapposizione a Barroso e ad un accordo con i conservatori per la presidenza del parlamento.
Perché il Pd è l’unico partito europeo ad avere relazioni solide – grazie al pluralismo delle nostre esperienze – non solo con i socialisti, che oggi rappresentano meno di un quarto dei consensi in Europa. Ma anche con i liberaldemocratici, sempre più orientati in senso riformista, e con quelle forze democristiane e centriste (Bayrou, il Pnv basco) che, assieme ai popolari italiani, sono state le uniche a respingere la deriva a destra del Ppe. L’altra sera, a Bruxelles, ero a cena proprio con Francois Bayrou e Guy Verhofstadt, l’ex-premier belga di centrosinistra che diventerà il nuovo capogruppo dell’Alde. Questi rapporti, che abbiamo cucito anche dando vita al Partito democratico europeo – preziosa esperienza formata da dieci forze europee – non possono essere dispersi. Oggi, uno dei fondatori della Terza Via britannica, Anthony Giddens, ha scritto su Repubblica: «A lungo abituato a pensare a sé stesso come un’avanguardia, il socialismo è diventato improvvisamente arcaico». Mi batterò per allargare e rendere competitiva non solo verso sinistra l’esperienza del Pd, che altrimenti si ridurrebbe ad essere nei fatti un partito della sinistra: occorre un partito che rappresenti la sinistra democratica assieme alle altre culture democratiche vitali, indispensabili per la conquista della maggioranza. In Italia, dove la scelta dell’Asde segna un limite, non un progresso; in Europa, e a livello internazionale.