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10 luglio 2009

Marwa Al Sherbini

Vittima dell’islamofobia

È un episodio che condanniamo nel modo più duro possibile, un atto orribile che ci colpisce tutti. (Thomas Steg, portavoce di Angela Merkel)

Nel colloquio bilaterale al margine del G8 tenutosi tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il collega egiziano Hosni Mubarak si è anche parlato di Marwa Al Sherbini.
I blogger egiziani l’hanno definita la nuova martire del velo e su Twitter se ne parla così tanto che #Marwa è diventato uno dei tag di tendenza.
Vista la sua assurda morte, avvenuta nelle aule del tribunale di Dresda per mano di Alex W., ventottene tedesco che aveva citato in giudizio, Marwa, trentaduenne egiziana, mamma di un bimbo di tre anni e da tre mesi in dolce attesa del secondo, rischia davvero di diventare una nuova martire dell’Islam.
Tutto cominciò in un parco della città sassone, lo scorso novembre, quando Marwa chiese all’uomo di liberare l’altalena per il suo bambino e questo, prendendo spunto dal fatto che la donna indossava l’hijab, il fazzoletto che copre la testa, iniziò a insultarla pesantemente dandole anche della terrorista.
Poi il processo, con Alex W. che a luglio è stato dichiarato colpevole e multato con una sanzione di 750 euro. È in quel frangente che ha pugnalato Marwa al petto, per diciotto volte. La donna è morta davanti agli occhi di suo figlio e del marito che, cercando di difenderla, è stato colpito a una gamba dal proiettile della guardia di turno.
Martire o meno del velo, Marwa è di certo una vittima della preoccupante islamofobia che sta dilagando in Europa, dove, a differenza di quanto avvenuto in Medio Oriente, il caso è passato inosservato. Dopo i funerali celebrati ad Alessandria d’Egitto, numerose manifestazioni si sono tenute davanti all’ambasciata tedesca del Cairo. Quando anche il settimanale berlinese Die Zeit ha descritto Marwa una vittima degli incitamenti xenofobi, la cancelliera tedesca Angela Merkel, si è sentita in dovere a parlare, ribadendo che nel suo paese non c’è spazio per l’islamofobia
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