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15 luglio 2009

Non solo Grillo fatica a tesserarsi

Circoli chiusi, iscrizioni difficili: i problemi del Partito democratico verso la scadenza del 21 luglio.
L’obiettivo è quota seicentomila.
Meno, molto meno di quanto annunciato all’avvio del tesseramento, ormai quasi un anno fa, quando i dirigenti di allora (gestione Veltroni) si ponevano come asticella da scavalcare quel milione circa che costituiva la somma di iscritti di Ds e Margherita. Il 21 luglio, in realtà, il balzo rimarrebbe perfino al di sotto dell’ultima conta interna alla Quercia, anche se di poco. In avvicinamento al congresso, il ritmo è cresciuto fino a raggiungere i 50mila iscritti al mese.
I problemi certo non mancano, ma non tutti riguardano la moltiplicazione indiscriminata delle adesioni.
L’allarme, semmai, riguarda il caso esattamente opposto, quello cioè di simpatizzanti democratici che non riescono a prendere la tessera, perché trovano i circoli chiusi. La pratica è arrivata al Nazareno, sul tavolo della commissione di garanzia per il congresso presieduta da Maurizio Migliavacca. Il responsabile organizzazione del Pd ha inviato a tutti i circoli una lettera in cui chiede di mantenere aperte le sedi del partito tutti i giorni fino alla scadenza del 21 luglio. In contemporanea, è scattata in tutta Italia una campagna comunicativa con manifesti e altri strumenti. Ma la situazione non è cambiata di molto, soprattutto in alcune regioni.
Al Nord, Milano punta a raggiungere i 12mila iscritti (ma è solo un obiettivo) e in Veneto il processo è definito «faticoso». Tra le regioni rosse, l’Emilia Romagna viaggia intorno a quota 120mila tessere (con Bologna a trentamila e Modena a ventimila), mentre la Toscana fatica a raggiungerne la metà.
Va benino la Calabria (sopra le 40mila), mentre sta rallentando il tanto discusso slancio della Campania, dove presumibilmente è stato raggiunto il grado di saturazione.
Le difficoltà sono dovute anche a motivi organizzativi: non sempre i volontari sono disposti a sacrificare il loro tempo libero per tenere alzate le serrande tutti i giorni. Un presupposto non incoraggiante nella costruzione di un partito radicato nel territorio, obiettivo condiviso sia da Bersani che da Franceschini. Ma c’è anche chi azzarda qualche dietrologia, ipotizzando la possibilità che singoli dirigenti locali possano approfittare della situazione per “farsi carico” personalmente del problema e impossessarsi di pacchetti di tessere da distribuire.
Per questo, la commissione di garanzia ha ribadito che non ci saranno deroghe alle modalità di iscrizione stabilite dal regolamento. Per chi non riesce a trovare aperta la sede del proprio circolo, le alternative sono l’iscrizione on line (che risulta ben funzionante, ma richiede tempo e al termine della procedura riporta sempre alla sede locale del partito) o, meglio, recarsi direttamente all’unione provinciale.
Intanto, dalla Campania, regione maggiormente sotto accusa per i numeri “gonfiati” del tesseramento, i vertici regionali del partito respingono i sospetti. Gli iscritti superano di poco i centomila e sono ben lontani dal limite del 25 per cento dei voti ottenuti dal Pd alle politiche del 2008. «Ci sono casi su cui bisogna vigilare – ammettono – ma si tratta di piccole realtà poco significative. Solo a Torre Annunziata i sospetti erano tali da indurci a commissariare il circolo locale». Il tutto viene derubricato a «una tradizione politica difficile da sradicare » e le denunce di questi giorni ricomprese in un confronto aspro tra i dirigenti vicini al governatore Bassolino e quelli del segretario Iannuzzi. Il risultato, però, è quello di un’incidenza spropositata sugli equilibri nazionali del partito.

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