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30 luglio 2009

Federica e Alessia, la rivincita delle donne nell’Italia delle escort

Cara Europa, non seguo lo sport – troppo pallone, e nel pallone troppo mercato, troppi soldi, poco attaccamento ai “colori” (si dice così?) –, ma ho indugiato ieri sulle pagine dedicate dal mio quotidiano di riferimento a Federica Pellegrini, la veneziana che sta macinando ori e primati mondiali, e Alessia Filippi, la romana che ha vinto l’oro nei 1500 stile libero: due ventenni serie, due grandi atlete, che nel loro antagonismo forse ricordano ai più anziani Bartali e Coppi, perché l’Italia si divide sempre in due. Ma quando la divisione è produttiva di risultati, a cominciare da quelli morali, è un modo dinamico di realizzare l’unione. Fosse così anche in politica.
MIRELLA MAURI, ROMA


Cara signora, “Donne da sogno” titolava ieri la Repubblica per le gesta di Fede e Ale, come i giovani chiamano Federico/a e Alessio/a, se hanno simpatia per loro (capita anche a me che non sono giovane, e la cosa mi fa doppiamente piacere). “Donne da sogno” protagoniste di una competizione che, come lei osserva, può produrre la più positiva delle unità, quella conquistata. Nella mia memoria ci sono Coppi e Bartali che, soli sulle Alpi o sui Pirenei, si passano la bottiglia dell’acqua, che uno dei due ha esaurito, e poi a combattere per la vittoria finale. Quel gesto di fraterna solidarietà, che nella vita e non solo nello sport si realizza purtroppo soltanto fra “campioni”, è stato l’immagine a cui ho cercato di ispirare i miei decenni successivi. E, delusioni a parte, non me ne pento. Spero che anche la competizione tra Fede e Ale possa passare alla memoria dei giovani per un gesto come quello dei due grandi ciclisti: che è ancora ricordato da tutti, anche da quelli che, come me, non ricordano chi dei due abbia poi vinto la tappa.
Oggi, come italiano e come amico delle donne, sono lieto per l’entusiasmo “di massa” che accompagna le gare delle due nuotatrici (il mio sport più praticato e preferito) e per le aggettivazioni dei giornali: “donne magnifiche” che “sanno solo stupire”. Abbiamo vissuto e viviamo la condizione femminile soprattutto attraverso la preponderante vicenda delle escort, che, come il cavallo di Caligola, sono state trascinate nella politica. Quando posso, rileggo Platone e Aristotele, credo con loro che la politica sia il luogo più alto della cittadinanza, dove le persone diventano polis: perciò mi fanno schifo sia quelli che degradano la politica sgovernandola, sia quei connazionali (non chiamiamoli concittadini) che invece di battersi per correggerla la vedono solo come caste e ruberie e scelgono l’antipolitica.
Non ho nulla neanche contro le escort, con le quali ho mantenuto a suo tempo buone relazioni pur non sapendo che si chiamassero così. Ma deploro il mercimonio tra le due attività, e soprattutto che milioni di ragazzi e ragazze (e mamme e papà) pensino che quel mercimonio sia la via maestra della vita. Alessia e Federica ci mostrano che le vie della vita possono essere altre, faticose, magnifiche, sorridenti. E nemmeno mi piace una certa mediocre mitologia femminista: sono stato qualche sera fa alla Casa internazionale delle donne, alla Lungara, per lo spettacolo intitolato “L’Operetta è donna”, perché nell’operetta primeggia la problematica femminile (condizione, aspirazioni, frivolezze, intelligenze, capricci, dolcezza). Ma forse, per difendere le conquiste del femminismo dalla marea oscurantista di ritorno, meglio cercare primati o protagonismi più capaci di ribaltare l’immagine femminile corrente, e d’imporre la piena dignità-parità delle donne: come in queste ore di gloria non solo sportiva per Federica e Alessia e le loro compagne. Dico non solo sportiva perché nessuna gloria è tecnica, ma sempre morale, cui la tecnica presta i suoi soccorsi. (Lo scrivo con un po’ di magone, mentre aspetto che un mio nipote 14 enne esca dalla camera gessi d’un ospedale, dove gli stanno risistemando un polso, come al papa, danneggiato in una competizione juniores di tennis).

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