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13 agosto 2009

Un cartoonist a Manhattan

Una mostra a Broadway e un nuovo libro per David Mazzucchelli
Un programma ricco di iniziative ha scandito le tre giornate del Mocca festival di New York dello scorso giugno, l’atteso appuntamento che il Museum of comic and cartoon art annualmente organizza radunando centinaia di artisti ed editori e migliaia di visitatori appassionati del fumetto d’autore. Tra le tante firme presenti con le ultime novità ai loro tavoli, distribuiti in un’enorme sala all’interno di una vecchia struttura militare tra la venticinquesima strada e Lexington Avenue, diversi gli ospiti d’eccezione che hanno preso parte agli incontri con il pubblico, dai leggendari Arnold Roth e Al Jaffee, che hanno allegramente rievocato la loro esperienza negli anni Cinquanta con la rivista Humbug, ristampata di recente, al cartoonist Gary Panter, creatore di Jimbo e storica presenza sulle pagine di Raw, la celebre testata fondata da Art Spiegelman. Il Mocca festival di quest’anno ha poi segnato il grande ritorno di David Mazzucchelli, che oltre a presentare il nuovo libro Asterios Polyp ha inaugurato la sua personale esposizione ospitata fino al prossimo 23 agosto al civico 594 di Broadway.
Pubblicato dalla Pantheon, il bel volume sotto la maniacale cura dell’autore racconta la storia del brillante architetto Asterios Polyp alle prese con una graduale presa di coscienza e il lento rivelarsi ai suoi occhi del valore del mondo che lo circonda, dopo che un fulmine improvvisamente gli distrugge la casa durante un temporale notturno. Gli esperimenti nel disegno della pagina, nell’uso del colore e in una rappresentazione minimale, portati avanti negli scorsi anni da Mazzucchelli, in quest’ultima impresa prendono il comando plasmando con padronanza ed originalità un lungo e vivace viaggio di oltre trecento pagine, piene di trovate e soluzioni dai risultati sorprendenti. «Mazzucchelli ha definito personaggi e situazioni che potevano andare avanti per centinaia di pagine», commenta il curatore della mostra Dan Nadel. «La falsa semplicità del suo disegno, elimina ogni nozione di “realismo”, solo linee e colori, con i personaggi costruiti da una limitata serie di segni precisi. Una semplificazione che rende possibile una struttura tematica e narrativa molto più complessa di quanto avesse mai provato in passato». Nel dare forma alla storia con personalissima eleganza, Mazzucchelli, alla pari di altri suoi colleghi d’oltreoceano, si spinge verso nuovi stimolanti territori del linguaggio del fumetto, sfruttando tutte le opportunità offerte dal formato del cosiddetto graphic novel di oggi.
Come ripercorre la mostra “Sounds and Pauses”, allestita nella parte bassa di Manhattan, il lavoro a fumetti di Mazzucchelli copre più di due decadi e attraversa una varietà di generi e pubblicazioni.
Dopo aver iniziato con Daredevil, quando ancora uno studente, trova un partner ideale in Frank Miller, con il quale reinterpreta le origini di Batman alla metà degli anni Ottanta, portando senso dello spazio, umore e dimensione umana al genere dei supereroi, come raramente si era visto in precedenza. Abbandonando gli eroi in maschera, nel decennio successivo rompe con il passato, spostandosi nell’autoproduzione e dando vita assieme ad altri a Rubber Blanket, rivista che in pochi numeri contribuirà all’idea di una pubblicazione a fumetti quale oggetto di design e sulla quale le brevi storie di Mazzucchelli a due colori finiranno per influenzare più di un cartoonist nel corso degli anni Novanta.
È qui che muove i primi passi l’idea, che poi trova piena espressione con Asterios Polyp, osserva Nadel, per cui l’atto di tenere/maneggiare/ leggere un libro debba creare significato. Tra i progetti più importanti, prima di approdare al singolare personaggio di Polyp, è l’acclamato adattamento, in collaborazione con Paul Karasik, del romanzo City of Glass scritto da Paul Auster, oggi ritenuto uno dei cento fumetti più importanti del secolo. Ogni personaggio rappresenta una tappa cruciale nel percorso della carriera di Mazzucchelli. Nulla è lasciato al caso nelle sue storie, per le quali l’artista valuta attentamente dall’inchiostro alla carta, dai colori alla rilegatura, rendendo l’apparente spontaneità e lo sciolto naturalismo del suo lavoro così dotato di fascino e così convincente.
«Mazzucchelli è un artista – scrive Nadel – innamorato del fumetto in tutte le sue forme, affascinato dalle sue strutture e decorazioni, dai suoi ritmi e dal suo tempo, che chiede al pubblico di dare quanto lui stesso sta dando, di prestare attenzione; di fermarsi, guardare e osservare l’illusione».

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