gwcached,12
gwcached,12

Europa.it quotidiano

Articolo
Sei in Commenti
23 settembre 2009

Padre Sorge dalemiano

Era un vero guru dell’ulivismo maggioritario, se ne contendevano la benedizione spirituale e politica i cattolici ulivisti di Prodi, i cattolici democratici del Ppi di Marini, i cristiano sociali eredi di Gorrieri e Carniti: padre Bartolomeo Sorge, il gesuita direttore del mitico Centro Arrupe di Palermo. Il padre spirituale della Primavera, uno dei leader del fronte “progressista” nel mitologico convegno ecclesiale di Palermo del 1995; a lui guardavano i referendari e i maggioritari, avidamente leggendone articoli e saggi, contendendosene la presenza ai convegni. «Ormai è maturo il momento vagheggiato da De Gasperi fin dal 18 aprile 1948 che i cattolici si separino sul terreno politico fra cattolici conservatori e un movimento più ardito di azione sociale», incoraggiava i pavidi all’inizio degli anni ’90. Via, via dalla Balena Bianca, verso le ignote sponde della democrazia bipolare. E inutile specificare da che parte pendeva il suo cuore tra «conservatori» e «arditi »: a sinistra, a sinistra finalmente, come tanti che di sinistra in fondo si erano sempre sentiti anche dentro la pancia della Dc.
Tra un mese padre Sorge compie ottant’anni, ed è uguale ad allora: stessa amabilità, stessa passione politica, stesse battute da parroco e stesse sottigliezze da intellettuale. Il suo ragionamento, però, ha subito un’evoluzione interessante.
Dice dunque padre Sorge, ospite lunedì scorso a Pistoia di un prestigioso convegno su politica e mondo cattolico organizzato dal Centro studi Giuseppe Donati, che le elezioni del 2008 hanno cambiato il quadro politico italiano. Che il 14 aprile di un anno fa è finito, «almeno per un lungo tempo», il sogno bipartitista – vero mantra dei due leader in campo, Berlusconi e Veltroni – e che la tendenza è stata poi confermata dal risultato delle europee di giugno scorso e dal fallimento del referendum elettorale.
Allo stesso tempo, sostiene padre Sorge, il “Grande centro” ha avuto la sua grande occasione e l’ha persa: il bipolarismo ha vinto definitivamente e non può più essere insidiato. Mai come nel 2008, dice il gesuita, lo spazio per tentare c’era: le due coalizioni di centrosinistra e di centrodestra erano state archiviate dalla vocazione maggioritaria da una parte e dalla chiamata alle armi del predellino dall’altra; lo schivo direttore di Avvenire Dino Boffo, di fatto a nome dei vescovi italiani, era andato al telegiornale a perorare la causa dell’unico autentico partito di ispirazione cristiana; e Veltroni, con l’apertura ai radicali, aveva messo in ambasce una bella quota di elettori cattolici del Pd. Nonostante tutte queste premesse favorevoli, tuttavia, il risultato dell’Udc, pur lusinghiero, ha dimostrato di non avere la potenzialità di scardinare il sistema bipolare. E Berlusconi ha vinto, ancora una volta.
Quindi oggi, si chiede concludendo padre Sorge, quali sono le nuove forme possibili di collaborazione tra i cattolici e gli uomini di buona volontà? È evidente, si risponde, che serve un approfondimento identitario, prima di tutto nel Pd, alla luce di quanto è avvenuto. Fermo restando che è legittimo, nello spirito della Gaudium et spes, che i cattolici si dividano tra diverse opzioni politiche, il Pd, rimanendo un partito di laici e cattolici, non potrà che diventare più “di sinistra”: «Perché è lì, a sinistra, che ci sono le masse, lì che c’è il popolo». Al fianco del Pd, strutturalmente al suo fianco, è possibile per padre Sorge una iniziativa nuova di cattolici, fondata su laicità e primato della società civile, che «riattualizzi l’intuizione sturziana». Rutelli, Montezemolo, Casini? Dovrebbe essere piuttosto qualcosa «che nasce dal basso», che parte dai territori nello spirito del protagonismo delle autonomie. Le sue antenne, oggi attive a Milano dove dirige la rivista Aggiornamenti sociali, captano che il terreno è fertile per un’iniziativa così: «Ci sono tanti cattolici che non votano Berlusconi, ma che non votano neanche il Pd: c’è poco da fare». Sono gli elettori dell’Udc, che prima o poi dovrà scegliere, ma non solo loro, sono i tanti che non votano più. Serve a questo quella «nuova generazione di politici cattolici» di cui parlano con sempre maggiore insistenza Benedetto XVI e i vescovi italiani. Nuovi leader laici educati al discernimento, non più “delegati” del clero come troppo spesso è stato in questi anni passati.
All’obiezione che l’aprirsi di un processo del genere metterebbe in enorme sofferenza i cattolici del Pd, padre Sorge si stringe nelle spalle, come a dire che a volte è destino soffrire: «Non ha senso smantellare i partiti che ci sono, mettersi a spostare politici di qua e di là. Chi ha scelto di stare con la sinistra starà con la sinistra, chi ha scelto di stare con la destra starà con la destra. Poi ci sono gli altri. Non si tratta di fare il centro – espressione ambigua e fuorviante – ma di offrire una nuova opportunità».
Così la politica secondo padre Sorge oggi. Un ragionamento che, piaccia o non piaccia, convinca o meno, mentre lo ascolti ti fa venire in mente qualcuno.
Qualcuno coi baffi.

commenti (0)


INSERISCI UN COMMENTO:

nome
email
link

commento




gwcached,12

gwcached,12

gwcached,12