6 novembre 2009
Un regalo alla Novartis?
Il vaccino e uno strano contratto
Ma il vaccino anti-influenzale serve oppure no? È sicuro o non se ne sa ancora abbastanza? Ed è già disponibile ovunque? Il governo assicura che entro la fine di novembre alle regioni arriveranno 5 milioni di dosi e garantisce che il vaccino è testato e affidabile. Ma non dice tutto, non può dire tutto. Per esempio che la Corte dei conti ha acceso un faro sul contratto di fornitura del vaccino antinfluenzale A (H1N1) tra il ministero del Welfare e la multinazionale farmaceutica Novartis. La delibera è la numero 16 del 2009, la data il 10 settembre 2009. Il contratto viene considerato anomalo sotto molti aspetti. Per esempio, perché si prevede la possibilità del mancato rispetto delle date di consegna del prodotto senza l’applicazione di alcuna penalità (articolo 3.1)? E perché si stabilisce che nell’individuazione di eventuali difetti di fabbricazione o danni fisici del prodotto dev’essere d’accordo anche la Novartis (articolo 4.4)? Ancora, perché si prevedono risarcimenti del ministero alla Novartis per danni causati a terzi, a meno che non si tratti di difetti di fabbricazione (articolo 4.5)? Perché non è il gruppo farmaceutico a rispondere di eventuali effetti collaterali? Le stranezze non finiscono qui. La Corte scrive che «le garanzie poste a favore del ministero in caso di mancata autorizzazione del prodotto in Italia non appaiono correlate all’esborso finanziario sopportato dal ministero» (nel contratto si parla di una penale di 24 milioni di euro, al netto dell’Iva). Addirittura all’articolo 9.5 si stabilisce che qualora il contratto venga risolto per violazione di disposizioni da parte di Novartis, il pagamento dovrà essere ugualmente effettuato per il prodotto fabbricato e consegnato. All’articolo 10.2, poi, si definiscono “informazioni riservate” l’esistenza del contratto e le disposizioni in essa contenute. Perché? Infine la Corte dei conti scrive che «il contratto appare carente di parere di organo tecnico in grado di attestare la congruità dei prezzi in esso concordati».
Il contratto appare, dunque, troppo favorevole alla casa farmaceutica per non destare sospetti nella Corte, che avanza le sue obiezioni al ministero di Sacconi. La risposta del ministero arriva e chiarisce il contesto nel quale è stato firmato il contratto. E cioè in condizioni di «somma urgenza» (lo stato di pandemia è stato dichiarato dall’Oms solo l’11 giugno 2009) e quindi va considerato «ineludibile e necessitato sia per quanto riguarda le modalità e condizioni, sia per quanto riguarda la scelta del contraente».
Infatti il governo italiano si è rivolto alla Novartis non perché la multinazionale del farmaco avesse già sviluppato l’antivirale, ma per così dire sulla fiducia, in quanto «industria farmaceutica di accertate credenziali» e in virtù del precedente contratto di fornitura di un altro anti-influenzale.
Il viceministro Ferruccio Fazio anche ieri ha difeso la sicurezza e l’efficacia del prodotto. Probabilmente è così, anche se dalle condizioni fissate dal contratto sembra di capire che la Novartis temesse di non avere il tempo di effettuare tutte le sperimentazioni del caso.
Solo pochi giorni fa l’autorità di regolazione sul farmaco della Svizzera non ha dato il via libera al vaccino anti-influenzale dell’elvetica Novartis definendo i dati disponibili ancora insufficienti. L’Agenzia europea dei medicinali ha detto invece sì all’immissione in commercio del farmaco. Certo, sapere che il direttore generale di Farmindustria risponde al nome di Enrica Giorgetti, cioè la moglie del ministro competente Sacconi, non ci tranquillizza. Si spera che il governo dei conflitti di interessi inizi prima o poi a scioglierne qualcuno.