11 novembre 2009
I paletti della Merkel per il sì a D’Alema
Intorno alla carica di Mr Pesc si gioca una complicata partita sulle caselle della Commissione.
Dietro la partita a scacchi che si sta giocando per designare il presidente dell’Ue e il nuovo Mr Pesc, si svolge un vero e proprio mercato per la ripartizione dei posti e dei ruoli nella nuova Commissione europea.
È infatti aperta da giorni – ovvero dalla ratifica completa del trattato di Lisbona che ha aperto le ostilità – la corsa ad occupare i posti migliori del nuovo esecutivo.
A partire dai grandi portafogli economici che, per tradizione, sono i settori su cui la Commissione ha più competenze. In pole position si sono già posizionate la Francia, la Germania, la Spagna e la Polonia ma tutto dipenderà da chi andrà ad occupare i vertici della piramide comunitaria. Il che ci riporta a chi occuperà le caselle di partenza. Se a distribuire le carte per il momento c’è il governo di Gordon Brown, che sul tavolo sta giocando contemporaneamente tre partite diverse nella speranza che almeno una risulti vincente, l’Italia potrebbe portare a casa la seconda carica europea, quella di Mr Pesc per Massimo D’Alema. Per la candidatura di D’Alema (che possiede due qualità importanti per ottenere la carica: è socialista e originario di un grande paese, anche se proviene dal sud dell’Europa come Barroso) il governo Berlusconi sarebbe pronto a sacrificare l’attuale commissario ai trasporti e vicepresidente della commissione Antonio Tajani.
Ma anche quella futura di Mario Draghi alla presidenza della Bce visto che a fine 2010 scade l’incarico dell’attuale presidente Jean- Claude Trichet. Per quel posto i tedeschi avrebbero già designato Alex Weber, presidente della Bundesbank e membro della Bce, le cui chance tuttavia potrebbero essere ridimensionate da Draghi a cui difficilmente si potrebbe dire di no. Se è vero che l’Italia avrebbe incassato lunedì il via libera della Merkel alla candidatura di D’Alema in cambio della Bce, in quest’ottica si capirebbe meglio anche la scelta tedesca di secondo piano, inaspettata quanto criticata, di designare Guenther Oettinger, presidente del Baden Wurttemberg, a succedere all’attuale vicepresidente della Commissione, Guenter Verheugen per occupare la casella del commercio o dell’energia. I conti, però, Berlino e Roma – cui si aggiungerebbe Parigi che chiede per Michel Barnier, già commissario per la politica regionale con Prodi, gli affari interni – non li avrebbero ancora fatti con Londra.
Infatti, se anche ieri Gordon Brown è tornato a sponsorizzare al 100% la candidatura di Tony Blair a presidente dell’Ue, contro cui si sono espressi gli austriaci e gli esponenti del Benelux oltre allo stesso Sarkozy secondo cui è difficile che un inglese ricopra tale carica non essendo la Gran Bretagna né nell’euro né in Shenghen, l’ipotesi di una candidatura di David Miliband a Mr Pesc non sarebbe ancora tramontata.
Nonostante le continue smentite e la presa di posizione dello stesso Schulz, capo degli eurodeputati socialisti sulla rinuncia di Miliband, quest’ultimo sarebbe ancora in corsa così come la Gran Bretagna – che vuole a tutti i costi portare a casa un posto di primo piano – potrebbe, se non riesce con Blair e Miliband, ottenere il portafoglio della concorrenza europea. Nel qual caso si riaprirebbero i giochi sulla presidenza per la quale resistono ancora le candidature del lussemburghese Juncker e del belga van Rompuy, dato fino a pochi giorni fa tra i favoriti in ticket con il britannico Miliband.
Nel risiko comunitario che vede la presidenza svedese particolarmente attiva (entro il 19 novembre intende sciogliere i nodi), una delle carte giocate dai diversi stati è il fatto che molti dei candidati da Miliband a van Rompuy sarebbero indispensabili nei rispettivi paesi. Se la Spagna che vorrebbe mantenere Almunia agli affari monetari chiede un presidente europeo forte, l’incertezza potrebbe finire presto anche perché dal 31 ottobre la commissione Barroso è scaduta e al momento sbriga solo gli affari correnti.