9 dicembre 2009
Qualcosa da dire per la rom morta di aborto fai da te?
Cara Europa, leggo nella vostra pagina delle lettere un riferimento al famosissimo onorevole Casini, non il leader dell’Udc ma il magistrato ultraconservatore che propose il referendum per abrogare il divorzio e si oppose alla depenalizzazione dell’aborto. Si tratta della sua idea di scrivere nel codice che la difesa della vita comincia non dalla nascita ma dal concepimento. Sarebbe un bell’escamotage, se non fosse anticostituzionale, per abolire la legge sulla disciplina dell’aborto, non essendo più possibile abortire.
Intanto, mentre il vecchio magistrato delira, vorrei avere notizie sulla giovane rom morta nel tentativo di abortire e sul silenzio di governo, maggioranza e opposizione, che mi è parso assordante.
SILVIA DELL’ARTI, ROMA
Cara signora, la ringrazio d’aver colto, unica e sola, la nostra citazione del proponimento casiniano, di cui in verità abbiamo sentito far cenno solo in qualche trasmissione radio. Se l’ex magistrato Casini, leader del movimento per la vita, abbia proposto davvero una controriforma tridentina del codice, che finirebbe massacrata dalla Consulta, non lo so. So invece anch’io, dell’assordante silenzio per la signora rom morta in seguito al tentativo di procurarsi un aborto, come facevano le nostre donne e ragazze, in campagna e non solo, prima della legge sui consultori (la 194) che sta di traverso a tanti sepolcri imbiancati. Anche quella donna rom va iscritta nell’interminabile libro nero delle persone uccise dal pregiudizio. In questo caso, il pregiudizio è del suo popolo, appunto quello rom, che trova disdicevole avere un figlio dopo essere diventata nonna. La signora, quarantenne, aveva infatti dieci figli, la prima delle quali, 22 anni, sposata e madre a sua volta: ci sono popoli dove ci si sposa ancora in giovanissima età, e in giovane età si diventa nonni. A rompere il silenzio sul tristissimo caso è stata la onorevole Stefania Rizzoli del Pdl, medico, la quale ha spiegato in un particolareggiato articolo che la donna era morta per dissanguamento dopo aver introdotto in prossimità del feto e ingoiato per via orale delle pasticche di Citotec: medicinale che si usa, tra l’altro, per aiutare le contrazioni uterine nel parto assistito.
Purtroppo in Italia se ne fa uso e abuso specie tra immigrate, prostitute, e clandestine che non vogliono “emergere”e che in ospedale arrivano solo se e quando, per lo sbagliato dosaggio del medicinale, il feto non si è staccato interamente e provoca emorragie spesso mortali. È merito dalla onorevole Rizzoli, che ripetiamo è medico e speriamo sia d’esempio ai tanti medici-parlamentari di Forza Italia e Pdl, aver descritto queste cose, nella speranza che qualcuna e qualcuno le legga: ma è sua responsabilità, come medico e come legislatore, non ricordare che l’alternativa all’aborto fai da te, in casi come quello della rom, è uscire dalla clandestinità, grazie a leggi di questa maggioranza; e che la situazione legale, già ostacolata dalla pletora di farmacisti, medici e infermieri obbiettori in buona o malafede, diventerebbe ancora più grave con proposte come quella di Casini. Insomma, tra rifiuto in farmacia di vendere la pillola del giorno dopo o altri contraccettivi, obbligo di praticare l’aborto chimico con la Ru486 solo in ospedale, necessità di restare clandestini per non essere espulsi, l’Italia è stata trasformata in un campo trincerato, dove per la donna non prona ai divieti sessuali della gerarchia e refrattaria all’uso di tradizionali mezzi preventivi, la sola cosa che ha saputo fare la destra è preparare tragedie quasi certe.
Naturalmente la onorevole Rizzoli non può sottrarsi a bruciare un granellino d’incenso all’auspicio che si torni a «risvegliare negli animi quei valori sopiti e dimenticati che una volta erano forti», evitando sesso facile e ricorsi all’aborto. Tuttavia, mi permetto di dirle che, in barba agli «insegnamenti morali, etici, religiosi, sociali che hanno sempre fatto parte della nostra storia», come lei crede o almeno scrive, io non ricordo d’aver incontrato nella mia lontanissima giovinezza questo mondo casto e timorato che troppi sepolcri imbiancati descrivono, e tanto meno nelle religiosissime campagne o fra non poche piissime compagne di scuola. Si può governare una società moderna fingendo di credere alle favole fatte ad uso e consumo del potere?